INVESTIRE SUL MERITO AUMENTA ULTERIORMENTE LA SPESA PUBBLICA, OPPURE NO!

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Martedì 11 maggio è stato presentato “All’inferno e ritorno. Per la nostra rinascita sociale ed economica!” il saggio di Carlo Cottarelli del 129º evento di Lodi Liberale. Con l’autore (direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani), ne parlano Nicola Porro (Vicedirettore del Giornale), Ettore Gotti Tedeschi (Economista) e Lorenzo Maggi (Lodi Liberale). I diritti d’autore del libro sono destinati a “Save the children”.

“In questo paese c’è bisogno di una sana informazione economica – ha detto il Presidente di Lodi Liberale Lorenzo Maggi – l’autore ha presentato anche in passato i suoi libri presso la nostra associazione, per questo non poteva mancare questa volta”.

“Nel libro viene descritta la crisi sanitaria e quella economica, mentre nella parte seguente spiega una lunga serie di questioni attuali europee, che ci riguardano, ad esempio per sapere come funziona la BCE, come funziona il meccanismo del MES, il Next generation. Nella seconda parte invece si trova una proposta valoriale dove si parla di ideologie applicate a esempi concreti in tema di uguaglianza. Infine si parla anche di tasse. Ed è questa la parte, probabilmente, meno liberale, di tutto il saggio.”

Una guida nel labirinto della nostra ricostruzione economica ma anche un’idea per il futuro dell’Italia, a partire da tre parole d’ordine: uguaglianza di possibilità, merito e solidarietà.

MERITOCRAZIA E POTERE DEL MERITO, A PARITA’ DI CONDIZIONI

“Mi sono sorpreso: questo è un libro di morale. Spiega nella prima parte cosa non sarebbe successo se ci fosse stato il merito. Come nei Promessi Sposi la protagonista è la Provvidenza, nel libro, è il Merito.” Dice Ettore Gotti Tedeschi che il merito è stato discusso, dileggiato, discusso, rinunciato, persino da Papa Francesco, che ha detto che la meritocrazia crea delle disuguaglianze. La società contemporanea ha preso le distanze dal merito, fondamentalmente non vuole essere messa in giudizio, e giudicata, mentre in questo libro di meritocrazia se ne parla, come qualcosa di meritorio e di valoriale.

“In tempi complessi qualcuno dice che la meritocrazia, ovvero il potere che viene dato alla capacità di essere meritevoli, crea disuguaglianze. E’ esattamente il contrario. La meritocrazia crea valore, ricchezza dispersa e maggior uguaglianza – ha detto – e in un momento di crisi come questo mi ha stupito trovare un libro che ne parli.”

La meritocrazia secondo Gotti Tedeschi e secondo il libro è uno stimolo: la disuguaglianza nasce da altri fattori, da un processo di selezione professionale di merito, di talenti, di sforzo, di impegno. Ma in questo libro si arriva allo stretto senso dell’isolamento del merito, che diviene esercizio delle virtù.

VIRTU’ COME SFORZO

“La virtù richiede uno sforzo ed è un principio di valore: prima di ripartire con l’economia serve agire sul morale e sul sociale. Tutte le crisi, sociali ed economiche, partono da un problema morale. Luigi Einaudi studiò la Dottrina sociale della Chiesa pensando di farne la Terza via, tra il socialismo e il liberismo sfrenato. Utilizzando un criterio di mediana e giusta solidarietà. Poi rinunciò, dato che per applicarla serve avere fede in Dio.”

 

UN LIBRO BELLISSIMO, QUASI DI MORALE

“Il libro ha un’alfa e un’omega e in entrambe l’autore vi pone il merito. Nell’introduzione del libro l’uguaglianza è presentata come uguaglianza di possibilità per tutti. Il merito è uguaglianza di possibilità sul modello e secondo la visione americana, giuridica, socialista marxista sindacalista, infine delle opportunità.” Secondo Gotti Tedeschi non esiste la possibilità di un’uguaglianza nelle capacità.

“CONFESSO: HO FATTO ANCH’IO IL 68, MA ERO DALL’ALTRA PARTE DELLA BARRICATA, TRA I DUE O TRE CHE ENTRAVANO IN CLASSE QUANDO GLI ALTRI RESTAVANO FUORI, E VI ASSICURO CHE CE NE VOLEVA, DI CORAGGIO”

“Concentriamoci su quello che ci unisce e non si quello che ci divide!”

Carlo Cottarelli non è alla prima presentazione in Lodi Liberale: “Ho scritto un libro perché sentivo il bisogno di cercare di fondare delle motivazioni politiche ed economiche su delle basi di ideali, in modo che la politica la smetta di essere IL PALCO per un personalismo tipico del leader carismatico, o proroghi una dimensione ondivaga. Per questo in qualche modo ho cercato di rivalutare l’ideologia, per cercare dei punti saldi, delle ancore, su cui costruire il resto. Per questo ho cercato di dare un principio di uguaglianza di possibilità che è liberale, ma anche condivisibile da chi non abbia idee estremiste.”

NON SI PREMIA ABBASTANZA IL MERITO, MI SEMBRA CHE CI SIA L’AVVERSIONE AL PREMIO E AL GIUDIZIO

“Il concetto credo sia, al tempo stesso, giusto e coerente con le scelte economiche, sia nella uguaglianza di possibilità come punto fi partenza e il merito come efficienza economica, che nello specifico laddove per realizzarlo ha bisogno dell’insieme. Questi due concetti vanno visti contestualmente.”

Michael Sandel: “Meritocrazia non fa rima con democrazia”.

Parlo di Sandel nel mio libro perché ritengo che il concetto da sviluppare sia in realtà relativo alla solidarietà, per questo parlo di una tassazione progressiva, per dare uno spunto di redistribuzione. Il reddito ha una sua componente non meritocratica, legata alla fortuna, anche solo per la fortuna di essere nati capaci.” Su queste questioni di solidarietà e redistribuzione si assume il modello medio europeo, come parametro di convalidazione.” Carlo Cottarelli spiega come, secondo Luigi Einaudi, in ogni caso, anche le eredità, siano da tassare, in quanto la ricchezza dispersa è peggiormente investita che non in tasse.

IL RUOLO DELLO STATO E’ DARE A TUTTI UNA POSSIBILITA’

Secondo Carlo Cottarelli ambiente, lavoro, pubblico e privato, rapporto tra generazioni, rapporti tra i sessi, servizi e strumenti di parità sociale, sono parte di un grande spettro di evidenze a cui mettere mano. Oltre a questo anche le classifiche, che premiano o non premiano chi ha buoni o pessimi risultati, è un argomento che diviene delicato quando si mette in discussione la Pubblica Amministrazione. Eppure solo pochi hanno interesse su quanto emerge, raramente si mettono a lavorare per risolvere i deficit.

Secondo il Presidente di Lodi Liberale la progressività delle tasse è un errore, anche dal punto di vista etico.

Einaudi nel 1923 aveva una posizione sulla tassa di successione in un ambiente in cui, pragmaticamente, era un problema proporre un parametro idoneo. Corruzione, mancanza di documenti, incapacità, mancanza di uffici del catasto. Secondo il giornalista Nicola Porro però la posizione ondivaga sulla progressività delle imposte, era anch’essa in realtà in chiave esclusivamente pragmatica.

“La progressività e la patrimoniale, per che cosa? Quando Einaudi nel 1949 parlava di patrimoniale, in un articolo dettagliato, spiegava esplicitamente che questi soldi non devono essere usati per la spesa pubblica, ma come capitale di spesa per l’infrastruttura pubblica, in modo che tutti ne godano. Questo concetto è fondamentale perché il punto pragmatico è che se la progressività dell’imposta è utilizzata e utilizzabile per arrivare all’uguaglianza delle possibilità diventa un esperimento velleitario, perché oggi la Bestia va fatta affamare.” Nicola Porro è convinto che, aumentando le tasse, non si faccia altro che dare dei soldi allo Stato e questo cresce, chiedendone sempre di più.

Quindi, per uscirne, bisogna fermarla. Infatti questo è quanto accade in Italia da 50 anni.

Non c’è libertà senza libertà economica, senza libero mercato, diceva Einaudi. Diversamente pensava invece Croce, che era ideologicamente convinto che ci si potesse adeguare al sistema anche senza libertà.

Il ruolo dello Stato sta sempre diventando invasivo. Nel libro l’ottima intuizione sul merito si scontra con il fatto che, in realtà, il risultato finale sarebbe forse ancora un aumento della spesa pubblica.”

Secondo il giornalista Nicola Porro, dopo il Coronavirus, per la prima volta, in Italia, ci sarà la possibilità di fare qualcosa di diverso dal solito. In un contesto politico in cui la regola è il deficit diventa attuale il pensiero di Luigi Einaudi che – come Angela Merkel – invita a non spendere soldi se non ci sono nuove entrate. In Italia invece si promuovono le casse dello Stato, di anno in anno, inserendo voci di spesa e poi motivando con le emergenze, che sono utili, in quanto consentono infine di andare in deficit. Il Pareggio di Bilancio viene eluso, in qualche modo, in un circolo vizioso.

L’Italia attualmente è una nazione in cui alcune tasse, come ad esempio la Tassa di successione, sono molto basse rispetto all’estero, in questo caso perché il risparmio dell’italiano medio sono proprio le case. Tuttavia il sistema delle tasse italiane non lavora in favore delle persone più povere, per cui non si tassano redditi e beni per aiutare chi ne ha bisogno, ma per alimentare lo Stato e seguirlo nelle sue spese, sempre troppe. Pensare di aumentare le tasse per aiutare chi sta peggio, nella nazione, è semplicemente infondato.

 

A cura di Martina Cecco

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