“CONTRO IL SOVRANISMO ECONOMICO. Storia e guasti di statalismo, nazionalismo, dirigismo, protezionismo, unilateralismo, antiglobalismo (e qualche rimedio)”

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Nel 112esimo evento di Lodi Liberale è stato presentato: “CONTRO IL SOVRANISMO ECONOMICO. Storia e guasti di statalismo, nazionalismo, dirigismo, protezionismo, unilateralismo, antiglobalismo (e qualche rimedio)” pubblicato dalla Rizzoli, insieme a Ferruccio de Bortoli (Giornalista) e ai due autori Alberto Saravalle (Professore di Diritto dell’Unione Europea presso l’Università di Padova) e Carlo Stagnaro (Direttore dell’Osservatorio Economia Digitale dell’Istituto Bruno Leoni).

Un libro fondamentale nel dibattito pubblico, perché fa un’analisi tassonomica di come si articola attualmente l’intervento pubblico nell’economia, oltre l’interventismo, nelle diverse declinazioni. Questo permette di fare un’operazione di pulizia teorica per capire come mai tutti questi ^-ismi^ procurino conseguenze negative.”

“Nel lungo periodo sono le idee che muovono il mondo” Cit. Keynes

“Conoscere serve per contrastare quando -in periodi come questi – utilizzando la metafora del pendolo, si pensava che si fossero accantonate determinate questioni, che sono invece tornate.” Ha detto Lorenzo Maggi, il Presidente dell’Associazione Lodi Liberale.

“Purtroppo già prima dell’emergenza Coronavirus la tendenza si è ripresentata e ora si è diffusa: il pendolo è tornato dalla parte di chi pensa che la mano pubblica e lo Stato siano necessari, migliori, fisiologici per occuparsi anche della felicità delle persone. E’ assolutamente salutare che si legga dunque questo libro.”

“Un argine editoriale al sovranismo economico”

“Non preoccupa l’esistenza dei sovranisti economici reali, ma dei sovranisti inconsapevoli. Probabilmente molte persone, se avessero gli anticorpi politici, non si lascerebbero affascinare da soluzioni semplici e semplicistiche”. Ha detto Maggi.

Questo libro punta alla testa e non alla pancia delle persone, non è un libro teorico, ma si cala nella realtà italiana, europea e statunitense, parlando dei danni del sovranismo economico.”

Conta più chi si conosce di cosa emerge dai Bilanci!” Cit. dal libro.

“Spesso quando si introducono discussioni di carattere teorico, si dimentica che la corruzione è fisiologicamente connaturata alle entità dell’intervento pubblico nell’economia!”

“Quando si riduce la mano pubblica nell’economia si sprigionano: innovazione, efficienza, benessere del consumatore, delle aziende che fanno profitti; si fornisce un bisogno del consumatore nel modo migliore o col prezzo più basso.”

Un avanzare strano dei sovranismi

“La motivazione iniziale che ci ha portati a scrivere questo libro, oltre la curiosità intellettuale, era capire in che cosa consistesse questo fenomeno di un crescente nazionalismo, che però non veniva meglio identificato, se pensiamo al periodo in cui Trump vinse le elezioni nel 2016  – con lo slogan di MAGA – parlando di protezionismo e di nazionalismo economico. Poi nel 2018 in Italia ci siamo trovati con una grande contrapposizione contro l’Europa con il governo Giallo-Verde. Abbiamo cercato di fare una mappatura e una tassonomia di tutte le manifestazioni che potevano comprendersi nel sovranismo economico, declinando i diversi ^-ismi^.” Ha spiegato Alberto Saravalle.

La somma di quanto accaduto in questi ultimi anni nelle politiche occidentali? Vediamo un effetto moltiplicatore: la differenza tra il farmaco e il veleno è la dose!

”Non si può negare che in alcune situazioni serva, ma non si può negare che abbiamo di gran lunga superato ogni livello accettabile, di un fenomeno che eccede, trasborda, tracima, dai normali suoi confini!”

E l’Europa nel mezzo

“L’Europa in qualche modo non si fonda più su quelli che sono stati i bastioni su cui era nata. Piuttosto si trova nella fase di una nuova ricerca del ruolo geopolitico, che però non va di pari passo con le cessioni di sovranità degli Stati, almeno per quanto riguarda gli altri aspetti della politica.” Ha detto Alberto Saravalle.

(Si cita in argomento il libro “Scegliere i vincitori, salvare i perdenti. L’insana idea della politica industriale” di Franco Debenedetti 2016, edito da Marsilio. Un libro che parla di protezionismo, autarchia, keynesismo, programmazione, strategie, italianità: tutte variazioni su uno stesso tema, l’idea che lo Stato, per governare l’economia, debba intervenire e sappia farlo imboccando le strade giuste.)

“Sostanzialmente il combinato effetto di tutti questi ^-ismi^ è una presenza dello Stato che autorizza, controlla, decide e soprattutto opera direttamente. E per di più nella pandemia c’è stato l’elemento ^libera tutti^ anche laddove prima non era consentito: con il profumo del danaro dell’Europa con il temporary framework si sono erogati i Titoli di Stato, ma provvisoriamente. Si teme che quanto nazionalizzato momentaneamente lo resterà a lungo!” Ha detto Saravalle. “Quello che noi vediamo è che la risposta alla pandemia Covid19 è stata una pandemia Statalista e questo ci preoccupa molto.”

TEMPI CHE CAMBIANO

Oggi chiunque di noi può scegliere il proprio gestore telefonico o il proprio fornitore di energia, ma se ce lo avessero detto 40 anni fa ci saremmo messi a ridere!

Una delle conseguenze del predominio della politica è che gli investitori sono più interessati ai governi che all’economia!”

Lo Stato viene visto come l’angelo che salva dal demonio privato

“Tutti pensano che arriverà lo Stato, che le Risorse non sono un problema, ma la Pandemia ha sospeso il mercato del credito e del lavoro; siccome non siamo un paese che ha la cultura del Bilancio, ci siamo sentiti di poter respirare a pieni polmoni – ha spiegato il giornalista de Bortoli – ma come lo sosteniamo il sistema sanitario? Quello che è accaduto negli ultimi tempi è che mercato, concorrenza, produttività, sono diventati valori negativi.” (Citando l’esempio della Società autostrade e la propaganda politica di di Maio).

“Con il fatto che è venuto meno il vincolo di Bilancio e si ha la sensazione di potersi indebitare senza limiti: stiamo sovvertendo quelle che sono le dinamiche del funzionamento del mercato, e in questo dibattito aperto c’è la convinzione che i soldi si stampino. La cultura economica e civica italiana è bassa. Se si stampano i soldi e si fanno i debiti si devono pagare le tasse. Ma se i sussidi e i ristori sono necessari, gli sprechi sono intollerabili.” Ha detto de Bortoli.

“Mi domando che cosa succederà il 31 marzo, quando ci sarà la fine del blocco dei licenziamenti! Per proteggere alcune categorie che sono state colpite dalla pandemia è stata fatta la proposta di bloccare l’apertura delle nuove attività. Mentre la parte che ha risposto meglio è stata proprio quella più esposta al mercato” ha detto.

“Lo Stato è visto come un grande mantello che copre tutti, garantisce tutti, ma copre anche i nostri difetti e ci fa illudere che esitano i pasti gratis, mentre i pasti gratis non esistono” ha concluso de Bortoli.

“Il culto e la cultura del Bilancio fanno parte o dovrebbero far parte della cultura civica”

“Pagheremo le conseguenze di questo per qualche anno, forse pagheranno anche i nostri figli, i nostri nipoti, nonostante ci sia la convinzione di poter fare tutto!” E’ il parere di Maggi.

Chi sono i populisti e chi non

“L’assenza di confini nella capacità di spesa è l’infinitudine nella possibilità degli Stati di intervenire e di cambiare il mondo a proprio piacimento: questa è l’idea di fondo; tutte le proposte dei sovranisti danno per scontato che non esista in vincolo di Bilancio, sia se si è a casa propria, sia se si è in presenza di una banca terza – dice Stagnaro – ma se questo fosse vero non avrebbe alcun senso far pagare le tasse ai cittadini e andare ogni giorno a lavorare.”

“Il danaro non è la ricchezza: la ricchezza è la capacità di quel danaro di acquistare beni e servizi. Questo è un meccanismo che si regge interamente sulla fiducia e sulla credibilità di coloro che hanno la capacità di erogare questo danaro. Una delle idee cruciali di populisti e di sovranisti, è la convinzione che la ricchezza non stia nel bene, ma nella carta, cioè nei soldi.”

“Mentre i sovranisti ed i populisti vedono l’infinito dove non c’è, vedono scarsità dove invece non c’è ovvero nella dimensione del mercato.” E per questo limitano con i dazi le merci, fermano i traffici e i capitali dall’estero e non accettano che le persone e i servizi possano arrivare dall’estero. Questa narrazione si scontra con la realtà in tanti modi. Ha spiegato Stagnaro. “Le conseguenze si vedono in gran parte del dibattito pubblico: debito, austerità … sono parole che sono sparite letteralmente dalla piazza, in questa bolla ci sembra di aver a disposizione una quantità infinita di soldi con cui fare quello che ci pare.”

Gran parte di questi soldi andranno restituiti, e poiché il debito di oggi, che abbiamo psicologicamente rimosso, corrisponde alle tasse di domani, il rischio è che le decisioni che stiamo prendendo producano poco stimolo all’economia nell’immediato e dei seri problemi nel futuro.” Ha detto Stagnaro.

Alcune proposte di politica economica sono delle ricette già proposte in modalità e in dosi già viste, vissute e che non hanno dato dei buoni risultati: “Vale la pena chiederci ad esempio se quei benefici valgono, parliamo dei 5 miliardi di euro (Cashback), con tutto quello che si potrebbe fare per migliorare le performance della PA, vale davvero la pena di spendere una metà dello stesso valore?” Secondo Stagnaro diventa un problema se, essendo circondati culturalmente e politicamente, non si riesce a combattere questo assedio. Il Direttore dell’Osservatorio Economia Digitale dell’Istituto Bruno Leoni si interroga se gli italiani abbiano maturato gli anticorpi per capire che cosa è giusto e che cosa invece non lo è dal punto di vista economico nella concreta dinamica della produzione e della crescita, in modo che di fronte alle cose sbagliate che si possono trovare in circolazione ci sia la capacità di riconoscerle e di isolarle.

(Viene citato in questa sede il libro “Le cose che non ci diciamo (fino in fondo)” di Ferruccio de Bortoli ex direttore giornalistico de Il Corriere della Sera e de Il Sole 24 ORE, presidente della casa editrice Flammarion S.A., vicepresidente dell’ Associazione italiana editori, editorialista e scrittore, pubblicato dalla casa editrice Garzanti).

“Se il tuo partner commerciale getta scogli nel proprio porto, non è una buona ragione per gettarli nel tuo!”

Ma allora che cosa serve fare, si chiede il Presidente di Lodi Liberale, diffondere le idee, scrivere libri, contrastare chi usa i social network è possibile, si può essere efficaci?

 

A cura di Martina Cecco

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