Buon Natale

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Sì, Buon Natale a tutti Voi, amici miei. A voi, che anche quest’anno avete avuto la pazienza di leggere i miei post, di seguire il mio blog e soprattutto di confrontarvi e interloquire con me sulle varie vicissitudini della politica italiana ed anche sulle tante incomprensioni che si sono create con il partito che ho avuto l’onore di fondare (IDV) e che hanno portato alla mia dolorosa fuoriuscita da esso (con tutto il rispetto e gli auguri che voglio sinceramente fare anche a chi ci è rimasto).

Ripeto: è tempo di auguri ed io non voglio sottrarmi a questo rito propiziatorio, perché esso è – all’un tempo – sia un momento per ritrovarci con le persone che ci stanno più a cuore, sia un anelito di speranza per un futuro migliore.

A mio avviso, deve essere però, anche l’occasione per tracciare – da soli e nel nostro intimo – un rendiconto di ciò che ciascuno di noi ha fatto per meritarsi la fiducia ed il rispetto degli altri e per potersi guardare orgogliosamente allo specchio senza dover arrossire per la vergogna.

Dico innanzitutto a te, caro Matteo: anche tu la fiducia dei cittadini te la devi meritare e non te la devi, invece, comprare (come stai spudoratamente facendo dal primo giorno che sei entrato a Palazzo Chigi) illudendo e circuendo le persone sempre più ridotte alla fame con fantasmagoriche promesse irrealizzabili e futuribili (i doni di Natale, ricordalo, si mettono sotto l’albero prima e non chissà quanto, come fraudolentemente stai promettendo tu di fare, da navigato imbonitore, insieme alla tua corte mediatica asservita!!!).

Quanto a me, anche io sento il bisogno di farmi un approfondito esame di coscienza e dico subito che non sono affatto soddisfatto di ciò che mi è accaduto intorno quest’anno. Non voglio nascondermi dietro il dito del facile vittimismo: ammetto, subito e senza infingimenti, che molto è dipeso e scaturito anche dalle mie decisioni (ed anche da miei errori di valutazione).

In particolare, so bene che se fossi riuscito ad assicurare la presenza di IDV all’interno del Parlamento, oggi questa forza politica poteva essere il vero punto di riferimento per un elettorato deluso, arrabbiato e schifato da tutte le porcherie che sono avvenute proprio durante l’anno che ci accingiamo a lasciarci alle spalle (dal Mose di Venezia, a Roma Capitale, passando per l’Expo di Milano, solo per citarne alcune).

Ma so anche bene che l’IDV che ho lasciato non era e non è più quel che avevo immaginato di realizzare quando l’ho fondata (e cioè un luogo di formazione di una classe dirigente in grado di battersi senza alcun compromesso per rilanciare la legalità e la democrazia reale nel nostro paese) ma si è rifugiato anch’esso sotto l’ala protettrice del PD pur di poter assicurare a qualche suo rappresentante la rielezione (come purtroppo i falliti tentativi posti in essere in occasione delle recenti elezioni in Calabria ed in Emilia Romagna hanno dimostrato).

So, infine, bene che questa evoluzione negativa è dipesa molto da mei errori nello scegliere alcune persone di cui mi sono attorniato (e non mi riferisco all’attuale classe dirigente di cui non ho più titolo per giudicare l’operato) bensì soprattutto con riferimento all’ultima legislatura nazionale ed europea in cui IDV è riuscita ad eleggere propri rappresentanti e con riferimento alle varie competizioni elettorali regionali in cui pure abbiamo eletto numerosi consiglieri regionali (mi vengono in mente in questo momento i tanti personaggi con atteggiamenti da “prime donne” che si sono fatti eleggere con il simbolo IDV e dal giorno dopo ci hanno sputato addosso).

Ma sono anche convinto che la causa del collasso del partito sia stata causata soprattutto da una premeditata azione di killeraggio esterno portato avanti da “strutture di potere” che temevano che l’affermarsi del binomio “IDV/Di Pietro” potesse impedire o comunque ostacolare il nuovo “compromesso storico” che – a destra come a sinistra – i tradizionali partiti si accingevano a realizzare, come di fatto è avvenuto dapprima con il Governo Monti, poi con il Governo Letta ed infine con quello Renzi (in cui – caso unico della storia repubblicana del nostro paese –  per ben tre volte di fila abbiamo avuto Governi sostenuti da maggioranze non elette dal popolo ma costruite appositamente a tavolino).

Immaginate, infatti, solo per un attimo se – invece del varo del Governo Monti – si fosse andato a votare, com’era giusto e doveroso fare in quel momento, essendo venuta meno una maggioranza parlamentare eletta dai cittadini. L’IDV – allora alleata con il PD e non ancora “sputtanata” dagli scandali veri e dai falsi dossiers che l’hanno poi attraversata – sarebbe stato il partito di riferimento di buona parte dell’elettorato (soprattutto di quell’elettorato successivamente rifugiatosi nel voto di protesta grillino). Avremmo avuto un Governo ed un Parlamento che – grazie al peso messo sulla bilancia parlamentare dai rappresentanti di IDV – avrebbe dovuto necessariamente affrontare e risolvere le questioni relative alla effettiva funzionalità della giustizia ed al rispetto delle regole di un moderno Stato di diritto. Di conseguenza avremmo finalmente potuto sconfiggere le predette “strutture di potere” che da sempre fanno e disfano le regole del gioco democratico a proprio uso e consumo.

Per tutte queste ragioni – se davvero vogliamo augurarci qualcosa di buono er l’anno prossimo – la prima cosa che mi viene in mente è quello di sperare che succeda qualcosa o intervenga qualcuno (la magistratura?) che riesca a dare un nome ed un cognome a queste occulte (ma non troppo) “strutture di potere” che stanno pesantemente condizionando la democrazia e lo Stato di diritto nel nostro paese.

Siccome, però, non vorrei che si pensasse che io stia descrivendo un mondo immaginifico che non esiste, mi assumo la responsabilità di indicare da subito ed ora – proprio alla luce di quel che è successo nel corso del 2014 – il nome di una persona che ritengo faccia parte (non secondaria, peraltro) della “struttura di potere” a cui faccio riferimento.

Si chiama Giorgio Napolitano, che fa di mestiere il Presidente della Repubblica e che – in tale sua funzione e ruolo aveva il dovere di sciogliere le Camere allorché prese atto che non esisteva più una maggioranza parlamentare eletta dal popolo ed allorché la Corte Costituzionale aveva dichiarato incostituzionale la legge elettorale con cui erano stati eletti gli attuali parlamentari. Soprattutto aveva il dovere di non opporsi alle richieste dei magistrati di volerlo sentire come testimone nel processo “Stato-Mafia” in corso a Palermo, come inizialmente ha fatto, contribuendo così a scoraggiare i cittadini ad avere fiducia verso la giustizia (i quali si sono detti: “se non va a testimoniare su quel che sa nemmeno il Presidente della Repubblica perché mai dovremmo farlo noi!!).

Giorgio Napolitano – in quanto Presidente della Repubblica – avrebbe dovuto essere e comportarsi da “arbitro terzo” rispetto alle vicende politiche ed alle azioni portate avanti dal Parlamento e dal Governo. Invece egli è intervenuto spesso a gamba tesa per dare indicazioni su cosa fare e cosa non fare: insomma comportandosi da giocatore fazioso, a favore di una parte ed ai danni dell’altra, anzi, quasi sempre ai danni degli oppositori all’attuale regime renziano (quest’ultimo, a sua volta, assecondato da una maggioranza complice e compiacente pur di non fare le valigie e andarsene a casa). E che dire, infine, dei tanti interventi a gamba tesa del Capo dello Stato Napolitano –  nel suo ruolo di Capo del CSM – nei confronti dei magistrati non allineati e non arrendevoli ai diktat del sistema politico?

Qualcuno potrà ribattere: va beh! Ma è inutile ora rimuginarci sopra tanto adesso se ne va a casa.

Già, ma proprio qui sta il punto, perché non vorrei che dalla padella si finisse nella brace.

Dobbiamo capire da subito e con quale logica verrà scelto il prossimo Capo dello Stato, perché c’è il concreto rischio che esso sarà il solito frutto del compromesso a cui perverrà la “struttura di potere” di cui ho dianzi parlato, non per garantire all’Italia un Presidente terzo ed indipendente che rappresenta tutti i cittadini ma solo un “portavoce” di specifici interessi, a cominciare da qualche amnistia mascherata o “riabilitazione ad personam”!

Ecco perché lo dico in modo forte e chiaro: per ora passiamo un Santo Natale con i nostri cari ma subito dopo predisponiamoci ed organizziamoci per affrontare un nuovo anno di impegno civile affinché l’anno prossimo non sia più deludente e non ci lasci l’amaro in bocca come quello che sta per finire.

Si badi bene: ho detto “impegno civile”, non quindi rincorrendo questo o quel partito né facendone di nuovi, non fosse altro perché la gente è stanca delle promesse dei politici e delle tante versioni rivedute e scorrete dei partiti esistenti.

Impegno civile che dovrà coinvolgere direttamente i cittadini su cose concrete di cui essi possano avere la percezione di poter incidere personalmente sull’esito finale dell’obiettivo per cui si stanno impegnando.

Questo vuol dire che l’impegno civile a cui faccio riferimento potrà e dovrà svolgersi soprattutto a livello territoriale, laddove ogni persona di buona volontà – che sa e conosce l’esigenza del territorio (e di chi ci abita e ci vive) – potrà dare il proprio contribuito nell’individuazione degli specifici obiettivi ed impegnarsi per la loro realizzazione nel modo localmente più appropriato.

Certo, dovranno e potranno esserci anche obiettivi specifici comuni di rilevanza nazionale su cui possiamo impegnarci tutti insieme ma sempre a livello di società civile. Mi riferisco, ad esempio, al referendum costituzionale riguardante le modifiche alla Carta costituzionale (soprattutto la parte che modifica i compiti, le funzioni e la composizione del Senato) che si stano approvando in Parlamento e che richiedono appunto il voto confermativo da parte degli elettori. Ebbene, la mia proposta è che, in tale occasione, costituiamo una bella cordata di cittadini che si oppongono a tale riforma costituzionale in quanto dannosa per lo stato di diritto e pericolosa per la democrazia.

Con questo augurio, rinnovo a tutti gli amici (e anche a quelli che non si sono dimostrati buon amici) gli auguri sinceri di Buon Natale.

Antonio Di Pietro

 

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