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Attribuire seggi vuoti alle schede bianche e detrarre l’astensionismo dal rimborso elettorale

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ADRIANO GIANTURCO GULISANO

La Scuola Elitista Italiana sapeva bene che alle elezioni piú che essere noi a scegliere loro, “sono loro a farsi scegliere”. Oggi invece vige “il mito della rappresentanza” (B. Leoni), cosí come il mito del fato nel medio evo. L´idea che scegliere chi ti obbliga coincida con libertá, l´impressione radicata di star di fatto determinando il risultato elettorale.

E perché dunque le schede bianche, i voti nulli e l´astensionismo non vengono considerati dall´ordinamento giuridico? Perché non hanno alcuna conseguenza, pur contando in media un 20-30% (astensionismo) e un 4-6% (voti bianchi e nulli)?

Nella letteratura scientfica l´insieme dell´astensionismo, schede bianche e voto nullo viene chiamato area del “non voto”. L’astensionismo è quasi sempre percepito e mostrato come eccezione. Non tanto e non solo a livello statistico; ma, più che altro, a livello logico. Sembra sottostare l’idea della naturalità del voto, di una sorta di propensione antropologica all’interesse e alla partecipazione elettorale. Si teorizza l’“homo electoralis”. Una “mistica della partecipazione” (Ferrarotti) che vede l’astensionismo elettorale come “alienazione”, “disaffezione” o “apatia”, che parla di “astensionista puro”, “astensionismo per distacco”, “comportamenti anomali” (Tuorto),  “patologia elettorale”, “andare” verso il privato ecc.

Chi intraprende una di queste scelte elettorali  é disegnato negativamente. Per esempio quando si tratteggia un individuo che non secglie “razionalmente”, ma che sarebbe determinato da fenomeni esterni e astratti quali socializzazione-politicizazzione, parlando di “dependent voter”. O quando si afferma che questi comportamenti elettorali appartengono spesso ad individui con bassi livelli di istruzione e agli ultimi livelli della scala socio-economica (il che puó essere un fatto statistico, ma che nulla ci dice su una sua interpretazione).

Invece l´approccio prasseologico di Mises ci insegna che viviamo in una sorta di  sillogismo tra azione-scelta-preferenza. Ogni azione comporta sempre una scelta, quanto meno tra il fare e il non fare, e si sceglie solo e soltanto perché si preferisce una alternativa all’altra. Quindi ogni qual volta si compie un azione è perché si preferisce compiere quell’azione piuttosto che una qualsiasi altra. Questo vale, ovviamente, anche per l´azione di votare, non votare, votare scheda bianca, nulla ecc.

Schede bianche e schede nulle: “non voto” o “voto no”?  Le schede nulle possono essere rese nulle dal votante in due modi: inintenzionalmente e non. Le schede annullate intenzionalmente dal votante non possono in alcun modo essere considerate come parte della famosa categoria del “non voto” o “voto inespresso”, poiché si tratta di un’intenzione ben espressa e attiva, di un messaggio che si vuole inviare. Si tratta piuttosto di voto no.

Si tratta di intenzioni e  voti espressi ma non assegnati, non considerati dall’ordinamento legislativo.

Le schede bianche, non sono poi “astensionismo attivo”, in quanto l’avente diritto non si astiene affatto ed è presente solo la componente attiva del binomio. Queste, quindi, ancor più evidentemente, rientrano totalmente nella categoriadel voto no.

In base a questa visione che rende impossibile non legittimare l´astensionismo, la scheda bianca e il voto nullo, propongo di attribuire seggi vuoti alle schede bianche e sottrarle dal rimborso ai partiti.

Oggi il “rimborseggio” (come chiamato dai Radicali) é dato in base al numero di aventi diritto, inclusi quindi astensionismo, voti bianchi e nulli, io prpongo di sottrarre queste tre componenti.

Ma come attribuire seggi vuoti (sia a livello nazionale che locale) alle schede bianche? Collocando nella scheda elettorale una casella apposita “voto bianco” (questa casella esiste in Nevada e in Brasile, ma senza alcuna conseguenza). In questo modo i voti nulli restanti sarebbero solo quelli per errore e non chi annulla intenzionalmente, perchè ora incentivato a scegliere la nuova casella. Anche alcuni astenuti “per protesta” sarebbero incentivati a votare.

La si finirebbe con la scusa di non poter distinguere tra astenuti per protesta e per apatia e tra nulle intenzionali e nulle per errore.

Conseguenze? Diminuirebbero i brogli, visto che le schede non rimarrebbero più in bianco ma con una X sulla casella “voto bianco”; Nelle varie assemblee legislative, risparmieremmo stipendi e nell’ ora di votazioni que richiedono un quorum… i seggi vuoti peserebbero, forzando i parlamentari a trovare ampi accordi; Si risparmierebbero vari milioni di rimborsi elettorale; La si finirebbe col silenzio assenso e i politici vedrebbero più chiaramente l´insoddisfazione-domanda e potrebbero tentare di soddisfarla meglio, proponendo nuove alternative.

 

 

 

*Professore di Scienza Politica all´IBMEC di Belo Horizonte, Brasile
**Parte di queste considerazioni sono giá state pubblicate in “La fenomenologia del “non voto” e del voto nonelle elezioni politiche ed europee”, in Election day. Votare tutti e tutto assieme fa bene alla democrazia?, R. De Mucci (a cura di), Luiss University Press, Roma, 2010.

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Martina Cecco
Giornalista pubblicista e facebook blogger. Scrivo per Donnissima il blog in rosa dal 2005. Dirigo Secolo Trentino e Liberalcafé. Laureata in Filosofia Politica presso l'Università degli Studi di Trento. Lavoro dal 2024 come PR e Merchandiser presso Eventi, GDO, Retail e Ristorazione. Collaboro con YouGov per il monitoraggio degli andamenti di mercato come Data Insert. Ho concluso un mastering post laurea, la Scuola di Formazione Politica presso la Fondazione Luigi Einaudi. Sto frequentando il Master in Giornalismo presso la RCS Business Academy, presso il Corriere della Sera. Nel tempo libero scrivo poesie, brevi saggi, innesti filosofici, pratico molto sport. Socio sostenitore di Secolo Trentino e Lodi Liberale, sostengo UNHCR per i rifugiati politici e alcune associazioni che pagano cure mediche per malattie rare e supporti tecnici per i disabili. :-)

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