Un’Italia sempre più rinnovabile

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MASSIMO ZORTEA

C’è un paese silenzioso e indaffarato che ogni giorno si risveglia all’alba e si ritira a notte inoltrata. Un paese che puoi indifferentemente riconoscere adagiato sulle verdi colline tosco-umbre, ai piedi delle vette dolomitiche o sulle rive di luminose baie mediterranee. Potente come l’oceano e fitto come una foresta, è un microcosmo di realtà grandi e piccole che si intrecciano l’una con l’altra, anche in mezzo ai flutti non proprio rassicuranti di questa stagione di burrasche finanziarie e bonaccia economica da stagflazione.

È l’Italia dei Comuni che hanno scelto di percorrere la lunga e non troppo lineare strada delle energie rinnovabili per alimentare i bisogni di elettricità, calore, servizi dei loro cittadini. Di investire e recuperare risorse ad una causa non sempre elettoralmente appagante ma che mese dopo mese, anno dopo anno sta dimostrando a suon di numeri il suo valore decisivo per costruire le società di domani. Questo paese – finalmente quasi normale, internazionalmente normale – ci viene raccontato ogni primavera da un Rapporto meraviglioso a cura di Legambiente, intitolato ai Comuni Rinnovabili. Dovessimo anche noi ripercorrerlo tutto, un intero numero della newsletter non basterebbe. Cerchiamo quindi di tracciare qualche pennellata di questo affresco davvero composito, per poi concentrarci sull’area più affine a “Biodiversità per lo Sviluppo”: quella delle energie ricavate dalla biodiversità.

Ascoltiamo dalla stessa voce del Rapporto questa narrazione appassionante, che ad ogni pagina ci conquista e arricchisce vieppiù di una speranza nuova, proprio negli anni forse più bisognosi di argomenti per credere ancora nel futuro.

La spinta delle fonti rinnovabili sta cambiando lo scenario energetico italiano con una velocità e dei caratteri difficili da comprendere se non si guarda al territorio. La prima grande novità è quella di una generazione sempre più distribuita: oltre 400mila impianti di grande e piccola taglia, diffusi ormai nel 95% dei Comuni italiani, da nord a sud, dalle aree interne ai grandi centri e con un interessante e articolato mix di produzione da fonti differenti. E’ il contributo delle fonti rinnovabili ai fabbisogni di energia che evidenzia i dati, forse, più interessanti in un periodo di crisi economica. Nel 2011 in Italia la produzione da energie pulite ha superato il 26% di contributo per i consumi elettrici e il 14% di quelli complessivi. Dal 2000 ad oggi 32 TWh da fonti rinnovabili si sono aggiunti al contributo dei “vecchi” impianti idroelettrici e geotermici.

La progressione nella crescita di questi dati è costante da anni e sta a dimostrare come gli impianti oggi siano sempre più affidabili e competitivi. Il rapporto di Legambiente Comuni Rinnovabili fornisce, dal 2006, una fotografia dello sviluppo delle fonti rinnovabili, elaborando informazioni e dati ottenuti attraverso un questionario inviato ai Comuni e incrociando le risposte con numeri e rapporti che provengono dal GSE, dall’Enea, da Itabia e Fiper, dall’ANEV e con le informazioni provenienti da Regioni, Province e aziende. Quest’anno, la crescita degli impianti installati sul territorio italiano è impressionante. Sono 7.986 i Comuni dove si trova almeno un impianto, con una progressione costante nel tempo: erano 6.993 nel 2010, 3.190 nel 2008. In pratica, le fonti pulite che fino a 10 anni fa interessavano con il grande idroelettrico e la geotermia le aree più interne, e comunque una porzione limitata del territorio, oggi sono presenti nel 95% dei Comuni.

È comunque un’Italia chiamata ad intraprendere coraggiosi ma perentori cambiamenti quella descritta nelle pagine affollate e mai assopite del Rapporto. In questi anni il sistema energetico italiano è cambiato ma, per ridurre l’impatto climatico e ambientale, dovrà essere ridefinito ancora più profondamente. Per capire la direzione da prendere bisogna guardare con attenzione ad alcuni cambiamenti già avvenuti nel modo di produrre energia nel nostro Paese che, se non compresi, rischiano di generare (com’è già successo) ricette sbagliate.

Il primo cambiamento riguarda la produzione da fonti energetiche rinnovabili, cresciuta non solo sul piano della diffusione nei territori, come racconta il Rapporto, ma soprattutto in termini di potenza installata e di contributo alla produzione. Nel 2011 sono aumentate le installazioni per tutte le fonti rinnovabili: oltre 9.532 MW di fotovoltaico, 950 MW di eolico, 135 MW di mini idro, 65 MW di impianti a biomassa, 962 MW di geotermia. Ma ancora più importante è sottolineare come stia crescendo il contributo in termini di produzione, che nel 2011 ha raggiunto il 26,6% dei consumi elettrici complessivi italiani (eravamo al 23% nel 2010), e il 14% dei consumi energetici finali (eravamo all’8% nel 2000). (…)

Secondo uno studio del Consiglio Nazionale degli Ingegneri in Italia si potrebbe arrivare nel 2020 a 250mila occupati nelle energie pulite e a 600mila nel comparto dell’efficienza e riqualificazione in edilizia. È proprio nei Comuni rinnovabili che, grazie a questi impianti, si sono creati nuovi posti di lavoro, portati servizi, riqualificati edifici e create nuove prospettive di ricerca applicata oltre, naturalmente, a maggiore benessere e qualità della vita.

Un altro cambiamento da valutare con attenzione riguarda i consumi energetici e, in particolare, quello che sta avvenendo all’interno dei diversi settori e nella produzione per fonte. Non basta produrre meglio: occorre consumare meno e comunque meglio.

Un terzo cambiamento significativo riguarda la crescita del parco termoelettrico, ed evidenzia una delle grandi contraddizioni del sistema energetico italiano. Dal 2002 ad oggi, l’entrata in funzione di nuove centrali a gas e la riconversione di centrali da olio combustibile a carbone ha portato, secondo i dati di Terna, il totale di centrali termoelettriche installate a 78mila MW, a cui vanno aggiunti 41mila MW da fonti rinnovabili. Se consideriamo che il record assoluto di consumi di elettricità in Italia (avvenuto il 18 dicembre 2007) è di 56.822 MW richiesti complessivamente alla rete, si comprende come il tema della sicurezza, e quindi la necessità di realizzare nuove centrali, non esista. A questi numeri occorre, inoltre, aggiungere le centrali in fase di realizzazione – 6 per 3.543 MW secondo i dati del Ministero dello Sviluppo Economico – e quelle in corso di autorizzazione – ben 38 tra gas, metano, carbone, per 23.990 MW. E per fortuna il referendum ha spazzato via la possibilità di realizzare anche centrali nucleari.

Il quarto cambiamento a cui prestare attenzione si riscontra nell’aumento della spesa energetica per i cittadini e le aziende. Elettricità e riscaldamento, benzina o gasolio, incidono sempre di più sul bilancio delle famiglie. In Italia, ragionare su come dare risposta al problema del costo dell’energia per le famiglie e le imprese è particolarmente importante e urgente. Se è del tutto evidente che l’unica strada percorribile oggi sia quella dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili, è necessario capire come promuoverla. In questi anni gli incentivi hanno permesso di mettere in moto interventi significativi, ma è evidente che questo percorso ha un costo che deve essere tenuto sotto controllo. In Italia gli incentivi alle fonti rinnovabili pesano oggi per circa il 10% nelle bollette delle famiglie, e la dinamica di crescita è sicuramente da tenere d’occhio. Per dare risposta a questi problemi vanno considerati i vantaggi prodotti al sistema Paese dagli investimenti in efficienza energetica e sviluppo delle fonti rinnovabili. E quindi l’interesse a dare certezze per gli investimenti, come quelli resi possibili attraverso le detrazioni del 55% per gli interventi di efficienza energetica e il conto energia per le fonti rinnovabili.

Nessun rinvio è consentito. Neanche la crisi economica può essere portata come argomento per rinviare interventi che contribuiscano ad accelerare la transizione verso un nuovo scenario energetico. Proprio la nostra dipendenza dall’estero per le fonti fossili, e la situazione di crisi economica e occupazionale che stiamo attraversando, devono spingere l’Italia a guardare in questa direzione.

Ad aprire le classifiche del Rapporto Comuni Rinnovabili è la categoria più importante e originale, perché guarda al futuro delle rinnovabili e ad una prospettiva di progressiva autonomia energetica che sta accomunando diversi territori europei. I Comuni che rientrano in questa categoria sono quelli nei quali le fonti rinnovabili installate riescono a superare i fabbisogni sia elettrici che termici dei cittadini (riscaldamento delle case, acqua calda per usi sanitari, elettricità). (…)

Secondo i dati di Airu (Associazione Italiana Riscaldamento Urbano) pubblicati nell’Annuario 2010, la fonte maggiormente a servizio di reti di teleriscaldamento è il gas naturale con una percentuale del 74%, seguita dall’incenerimento RSU e dalle biomasse, rispettivamente con il 7,9 e il 5,2%. Assolutamente interessante è l’incremento delle reti alimentate dalle fonti rinnovabili, passate dal 3% del 1993 al 14 del 2009 con un incremento dell’11% in 16 anni. Secondo i dati rilevati da Legambiente e considerando le sole 170 reti di cui si conoscono i dati specifici, nel nostro Paese si estendono almeno 3.785 km. Quelle maggiormente “radicate” nel territorio in termini di lunghezza sono del Comune di Brescia con 630 km, Torino con 450 km e Reggio Emilia con 412 km. A questi dati vanno aggiunte le centinaia di reti e mini reti di teleriscaldamento di cui è difficile avere dati specifici e quelle realizzate dopo il 2009. Secondo quanto censito da Legambiente, considerando solo le 111 reti di cui si conoscono i da i, sono oltre 23 i milioni di mc riscaldati da fonti rinnovabili e 1,7 quelli raffrescati pari a circa 29.300 utenze tra residenziali, domestiche e produttive. Complessivamente sono 157 i milioni di mc censiti, di questi 152,1 milioni sono quelli serviti dal servizio di riscaldamento mentre 4,9 milioni di mc sono quelli serviti dal teleraffrescamento. È interessante notare come nel settore termico siano maggiori le utenze domestiche rispetto al raffrescamento dove il terziario copre il 95,5% delle utenze servite.

Questo e molto altro raccontano le 104 pagine riccamente illustrate del Rapporto, corredate anche da numerosi grafici e tabelle.

Rapporto Comuni Rinnovabili 2012. Sole, vento, acqua, terra, biomasse. La mappatura delle fonti rinnovabili nel territorio italiano, a cura dell’Ufficio Energia e Clima di Legambiente, Roma marzo 2012

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