Banche e affidabilità: normalizzazione o decrescita?

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MARTINA CECCO

E’ ricominciato a salire il temuto indice del credito, che dal mese di gennaio scorso aveva subito una consistente battuta di arresto, di poco inferiore allo 0.9% dovuto principalmente alla necessità di attendere la stabilizzazione intesa come normalizzazione della attuale decrescita.

Non parliamo di recessione, per la quale gli allarmi hanno riempito le pagine di internet fino ad oggi: ci sono delle priorità che anche il sistema bancario, rappresentato per gli italiani di Bankitalia e dalle banche nazionali, deve considerare. Da una parte il ritorno alla stabilità e alla affidabilità del sistema economico nazionale, presupposto primo per poter parlare di investimenti e di credito; dall’altra la concessione a famiglie e imprese di credito non solo per quanto riguarda i mutui, comunque con domande in diminuzione, ma anche in forma di garanzia e di prevvidenza.

Dunque la decrescita attuale, o meglio la prossima normalizzazione, da cui emerge attualmente il sistema bancario, come dichiarato anche dal Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco è una risposta alla domanda di indici positivi e di fiducia da parte dell’Eurobanca, che prevede per la unione ulteriori sacrifici nell’immediato per agevolare la ripresa dalla crisi.

Alcuni dati del mese di maggio corrente sono stati resi pubblici da Bankitalia e interpretati dalla Associazione delle piccole e medie imprese, per agevolarne la lettura:

*A. +1,2% di crescita annua a marzo, similmente al mese precedente per i prestiti nel settore privato;
*B. ripresa dal mese di febbraio (0.5%) dei depositi con un tasso di crescita annua di 2,4%;
*C. tasso di sofferenza, con tasso di crescita in calo a marzo 2012 rispetto al mese precedente (da 16,6% a 14,6%).
*D. tassi di interesse medi su mutui e prestiti alle imprese in flessione, rispettivamente a 4,54% (da 4,61%) e 3,59% (da 3,79%).
(* Associazione Piccole e Medie Imprese)

Se la maggior parte dei paesi europei comincia a soffrire, chi sta meglio, al contrario, scalpita. Tra le principali accuse che sono mosse all’Italia (oltre che alla Grecia e alla Spagna) proprio quella di avere ecceduto nel periodo di innesco della crisi economica, in fiducia e in azzardate mosse spericolate a carico degli istituti bancari privati, che avrebbero contribuito considerevolmente a innescare il meccanismo del debito, a causa del quale Eurobanca si trova a dover fare pressione sulle nazioni indebitate.

Dall’altra parte del tavolo invece le nazioni come Gran Bretagna e Germania, che risentono di riflesso di un indebolimento generale della moneta unica, le quali non intendono perdere i privilegi acquisiti fino ad oggi, l’una lamentando una politica europea che minaccia l’asse internazionale dei mercati finanziari UK – USA e l’altra denunciando una perdita rispetto al valore internazionale del vecchio marco tedesco.

La situazione attuale è tuttavia lontana da un vero e proprio accordo sul mercato finanziario unico al punto che, constatata la difficoltà di molte nazioni nel mantenere il regime di Eurobanca attualmente, come riportato da Wall Street Italia per voce dell’economista Hans Joachim Voth: “L’uscita della Germania dall’euro sarebbe una buona soluzione” perche’ eviterebbe l’implosione delle banche nel sud d’Europa. Mentre Angela Merkel con la sua politica, sta perdendo i consensi anche da parte dei suoi stessi connazionali, a ritmo incessante.

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Giornalista e blogger. Collaboro con il web in rosa di Donnissima. Dirigo Secolo Trentino e Liberalcafé. Studio Filosofia presso l'Università degli Studi di Trento.

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