Ecologia Liberale

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di NICO VALERIO

Il manifesto – L’ecologia è una scienza. Severa e poco accomodante come tutte le scienze. E’ l’ecologismo, dunque, che deve tornare ad essere razionale, secondo le leggi della natura e i diritti di libertà dell’uomo, entrambi fondati sui limiti, cioè sulla ragione.
E deve essere il più obiettivo ed efficace possibile, non un altro mezzo con cui fare lotta politica contro gli avversari di classe, come ha fatto la Sinistra, o una cosa finta e moderata che non difende né natura, né animali, né uomo, come ora vorrebbe la Destra che usa il pretesto del liberismo e del mercato (ecologia “liberale”!) per ornarsi d’un bell’aggettivo e svendere l’ambiente agli speculatori, agli amici industriali, ai cacciatori. L’ecologia sia davvero liberale, allora. Anzi, a ben guardare, o è liberale o non è. E non certo perché deve essere moderata. Ma perché è super partes, né di Destra né di Sinistra, come la scienza. Perché la Natura, come le libertà, richiede dei limiti. Perché si deve basare sulla responsabilità e l’educazione del cittadino prima ancora che sulla giusta coazione da parte dello Stato. Perché, insomma, deve essere innanzitutto un modo comune di pensare, una mentalità diffusa, e poi un obbligo di legge. Perché solo dove sono rispettati diritti e doveri, ovvero nei Paesi liberali, è possibile rispettare l’ambiente. Perché liberali sono stati i primi promotori, ecologi ed ecologisti. Perché, infine, natura e ambiente configurano veri e propri diritti di libertà, il primo dei quali è quello di vivere secondo natura. Cioè, di vivere.

Le parole di Croce – ITALIA NOSTRA – “Se dalla civiltà moderna si sentì il bisogno di difendere, per il bene di tutti, il quadro, la musica, il libro, non si comprende perché siasi tardato tanto a impedire che siano distrutte o manomesse le bellezze della natura, che danno all’uomo entusiasmi spirituali così puri e sono in realtà ispiratrici di opere eccelse”. Dunque, “è nella difesa delle bellezze naturali un altissimo interesse morale e artistico che legittima l’intervento dello Stato, e s’identifica con l’interesse posto a fondamento delle leggi protettrici dei monumenti e della proprietà artistica e letteraria”. Necessita, perciò, “una legge in difesa delle bellezze naturali d’Italia, (…) la quale ponga finalmente un argine alle ingiustificate devastazioni che si van consumando contro le caratteristiche più note e più amate del nostro suolo”, vista “la necessità e per alte ragioni morali e per non meno importanti ragioni di pubblica economia, di difendere o di mettere in valore, nella più larga misura possibile (…) le bellezze naturali, che furono in ogni tempo e sono il vanto e una della maggiore attrattiva dell’Italia nostra”. (Benedetto Croce, grande filosofo, storico e teorico liberale, nella presentazione del disegno di legge sulla Tutela delle bellezze naturali, 25 settembre 1920)

Il patto – Noi amanti di tutte le libertà dovremmo stipulare un accordo tra noi. Sia chi difende la libertà di vivere in una Terra sana e non inquinata, di bere l’acqua pulita, di camminare tra boschi e monti incontaminati, di immergersi nella vita selvaggia, di ammirare alberi, animali e paesaggi naturali; sia coloro che tutelano le libertà di produrre, d’intraprendere, di commerciare, d’importare, di rischiare, di acquistare. Sottoscriviamo un patto virtuoso. I liberisti difensori del mercato non facciano più gli ambientalisti, cessino cioè di criticare l’ecologia, di mettere il naso nella natura, tra piante, animali, montagne, aria, suolo e sottosuolo. Gli ecologisti, dal canto loro, non facciano più politica, e smettano di prendersela col liberismo, il mercato, il liberalismo, l’Occidente. Anche perché l’Occidente liberale, oltre agli sprechi e ai rifiuti che sono costi e imperfezioni d’un capitalismo non ancora ben realizzato, ha inventato l’autocritica, cioè la coscienza ecologista.

In nessun testo dei grandi autori liberali c’è scritto che bisogna costruire dappertutto, anche nei parchi naturali, versare sui prati cemento e asfalto, inquinare con sostanze tossiche le piante e i ruscelli, allevare in modo disumano gli animali, avvelenare se stessi e gli altri col cibo insano, avere per principio un occhio di riguardo per i produttori, anziché per i cittadini consumatori, calcolare la felicità delle persone in base al numero di automobili o lavatrici prodotte, tantomeno distruggere l’ambiente naturale, le testimonianze del passato e le opere d’arte antiche, come se fossero il frutto di un qualche “pensiero arretrato”, in cambio di orribili oggetti di plastica o manufatti effimeri destinati a durare pochi mesi o anni, ritenuti figli, sì, d’un “pensiero moderno”. Ma, al contrario, molte righe, molte pagine, molti capitoli, sono dedicati alla prevalenza della Ragione, dell’intelligenza critica e del buonsenso anche nella tutela dell’immenso patrimonio costituito dal Paesaggio, dalla Natura, dalle testimonianze della Storia, della Scienza, del sapere in genere e dell’Arte. E con quale durezza, con quale caparbietà, i liberali hanno difeso l’ambiente.

Solo per limitarci all’Italia, gli alti esempi di Croce (che presentò la prima legge di tutela delle bellezze naturali, e patrocinò con passione il primo Parco italiano), Einaudi (aspramente critico verso le industrie inquinanti, e grande cultore del paesaggio agricolo), i crociani del “Mondo” di Pannunzio (con le implacabili denunce sull’urbanistica speculativa di Cederna e Cancogni), “Italia Nostra” (fondata da liberali come Elena Croce e Umberto Zanotti Bianco), per finire banalmente con i primi ministri dell’Ambiente, tutti liberali. Insomma, si direbbe che l’ecologia è nata liberale, anzi, non può non essere liberale.

E’ ridicolo, perciò, che affaristi speculatori che vogliono distruggere il territorio, e anche gli economisti conservatori che non meno stupidamente li appoggiano, prendano come scusa il “mercato libero”, e si dicano abusivamente “liberisti”. Come se il liberismo non fosse solo un sistema di regole di libertà e uguaglianza nella concorrenza da rispettare, ma una sorta di ottuso obbligo di vendere o comperare sempre e qualsiasi cosa come se, ad esempio, l’ingegnere o medico liberista dovesse per forza vendere il diploma di laurea, e l’insegnante liberista le foto del padre o le lettere dalla madre, insomma, come se non esistessero Beni incommerciabili o che non conviene vendere o lasciar degradare, perché fanno parte della nostra Cultura inalienabile, del nostro ambiente psicologico, dei nostri ricordi, o addirittura sono essenziali alla nostra stessa vita, e che appunto per questo conviene, al contrario, mantenere, restaurare e tutelare al massimo grado. Come, appunto, la Natura selvaggia, l’ambiente naturale in genere, le montagne, le foreste, il clima, l’aria, le piante, gli animali selvatici, l’acqua, il mare, i laghi, i fiumi, il Paesaggio, le bellezze artistiche, i borghi e i quartieri storici, ecc. Ed è comprensibile, anche se ingiusto, che, in conseguenza dell’arroganza e del cinismo di certi pseudo-liberisti che fanno vergognare ogni buon liberale (smentiti, ricordiamolo sempre, dal teorico del liberismo, il grande Einaudi), molti ecologisti di oggi vedano nel “liberismo”, e talvolta perfino nel “liberalismo”, una sorta di nemico della Natura e dell’ambiente. Ebbene, contro questa duplice mistificazione, l’imbroglio dei falsi “liberisti” distruttori del territorio e lo speculare pregiudizio anti-liberista degli ecologisti, “Ecologia Liberale” intende battersi. Perché nella distratta e superficiale società di massa i più gravi imbrogli oggi si fanno con le parole (si pensi all’invenzione clericale di “laico” come diverso, anzi contrapposto a “laicista”), e quindi le parole, e i concetti che queste sottendono, vanno ben spiegate e diffuse.

tratto dalla presentazione del blog Ecologia Liberale – autore Nico Valerio

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