Facebook entra in borsa, gli utenti sono dei soci virtuali

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di MARTINA CECCO

Ci hanno invitati per fare parte di un social network, ci siamo iscritti e abbiamo cominciato a interlacciare amicizie, condividere status e link, fotografie e squarci di vita, lo abbiamo fatto per mille motivi, coscienti che tutto questo sarebbe un giorno diventato meno virtuale e più reale.

Siamo una serie di logaritmi che servono, ce lo hanno detto in tutti i modi possibili, e le nostre vite sono dei micro sistemi che fanno parte di un sistema superiore, coordinato dai flussi di condivisione.

Poi la trasformazione del concetto di social network, da user a attore, una bella differenza, che ci vede “in pasto” a una realtà economico/sociale, che attribuisce a ogni tipo di relazione, reale o virtuale, un controvalore economico, potenziale o espresso, che si può trasformare in rendimento. Un fatto che altro non è se non il corrispondente del marketing reale: anche nella vita di tutti i giorni siamo attori di un percorso economico/sociale che determina sui grandi numeri le scelte dell’una o dell’altra azienda, della politica e della società che proprio noi costruiamo con le nostre azioni.

Il sistema “universo social” che ha preso corpo ormai in tutti i continenti, con grande successo, è un fatto che non solo non può passare inosservato, ma anche tende a condizionare e deviare le prospettive dell’economia sociale e dell’economia monetaria.

Parliamo con dati alla mano della reale portata del social più diffuso al mondo, facebook, che vede oltre 845 milioni di profili (parte dei quali fasulli, certi altri non personali) che interagiscono tra loro dando vita a un sistema di rete a fitte maglie, che ha dalla sua parte la velocità del comunicare, la credibilità della fonte e la facilità nel reperire banche dati di varia portata e dimensione, per usi dei più vari, pur rimanendo sempre nel limite del legittimo e del possibile.

Non vorremmo fare “i conti della serva”, tuttavia sapere che ogni profilo che uniamo al nostro network potrebbe avere il controvalore di circa 1 dollaro non è poco, specie se quel dollaro riesce a fruttare.

Non tutte le anime sono uguali, la monetizzazione della relazione, non confondiamola con la monetizzazione della amicizia, per cortesia, non piace a tutti. Di facebook piace la spontaneità e la gratuità per chi lo usa, che non potevano però restare un fatto a se stante. L’entrata in Borsa della holding ha generato per questo non poche polemiche e critiche, relativamente proprio al problema della monetizzazione della persona, tutto sommato avvenuta senza che ci fosse stato chiesto il permesso, almeno un parere.

Siamo oramai abituati ad essere una piccola pedina del sistema, non ci sono scappatoie per fare quadrare il desco, specie per chi si trova a investire in un sistema come quello dei social network, difendersi non solo è impossibile, ma anche inutile, cancellare il profilo solo per principio ha un senso per chi ci crede, ma il fatto non è questo.

Trattandosi di una forma di investimento, specie per le aziende, questo è lampante, viene da chiedersi, personalmente stimolata da una possibile “declinazione del business” nel sistema: ci saranno dei risvolti economici anche per chi il social lo fa funzionare, postando di ora in ora le proprie idee e i propri pensieri? Sì, perché, tutto sommato, se siamo parte di una immensa rete di traffico monetario, non sarebbe poi tanto sbagliato chiedere che ce ne venga dato conto, giusto così, per sapere e per conoscere, come, cosa e quanto si fa con il danaro che indirettamente valiamo ..

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Giornalista e blogger. Collaboro con il web in rosa di Donnissima. Dirigo Secolo Trentino e Liberalcafé. Studio Filosofia indirizzo Storico presso l'Università degli Studi di Trento.

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