Produzione ed Europa

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di STEFANO PIETROSANTI

L’evoluzione del Movimento Europeo in Germania e la richiesta d’Europa nel settore produttivo

Per quanto si faccia molto per dimenticarlo, l’Europa non è mai stata un concetto asettico, l’ombra di un comitato di gestione economica continentale. La Seconda Guerra Mondiale è stata per metà la lotta contro un concetto cupo, imperiale e tirannico dell’Europa e il secondo dopoguerra è stato anche la complicata storia del tentativo di creare un sistema europeo che fosse salvo dalle follie e dalle derive della vecchia Europa, ma capace di dare un governo democratico, un peso internazionale e un territorio integrato e aperto al popolo del Continente.

Questo processo non è stato portato avanti solo da qualche burocrate illuminato, ma da un movimento composito di opinioni e di persone che – per quanto non sia riuscito a dare la spinta decisiva per la creazione di uno stato federale – ha avuto un peso storico non indifferente nelle vicende europee e mondiali. Movimento Europeo è appunto la sigla, in tutta Europa, che raccoglie i principali gruppi d’impegno politico in favore dell’Europa unita.

La sera del 25 Novembre, nella sede del Consiglio Italiano del Movimento Europeo a Roma, il Segretario Generale del Movimento Europeo tedesco, Florian Strasser, ha presentato i cambiamenti che sono stati apportati dall’Europäische Bewegung alla formula del Movimento per renderla nuovamente capace di incidere sulla società e di spingere forze rilevanti a sviluppare una coscienza europea: da un’associazione di associazioni che facilitasse a queste l’impegno per l’Unione, si sta lavorando da sei anni a farne anche un’organizzazione no profit che curi il rapporto tra l’industria tedesca e le strutture dell’UE.

Con l’adesione all’iniziativa di Volkswagen, Allianz, Deutsche Telekom e altre grandi compagnie, il Movimento è divenuto un sistema d’interesse anche per il Governo tedesco, che ha cominciato un percorso di collaborazione e finanziamento, vedendo nell’Europäische Bewegung un sistema di proiezione e un canale di dialogo in grado di essere strategico per la Germania.

E’ evidente, in ogni caso, come questa iniziativa sia strategica per l’Europa.

Proprio gli esempi storici della Germania, della Francia e del nostro paese dimostrano come nel continente le moderne comunità politiche siano sempre state in un rapporto di mutuo sostegno con il sistema produttivo e con la grande industria e che ogni volta che migliore (più sano, trasparente, definito e forte) è stato questo rapporto, migliore è stato lo sviluppo della comunità politica in questione.

Allo stesso tempo, uno dei primi segni della nascita di una comunità politica è sempre stato il riconoscimento, da parte del mondo produttivo, dell’interesse specifico nel poter confrontarsi con un potere politico affidabile, palese e strutturato. Creare coscienza europea nel settore produttivo del più grande paese industriale dell’Unione è un’azione fondamentale per il futuro politico del continente ed è un’azione che ha iniziato ad avere successo appena in tempo. Già un treno, nel periodo delle fusioni nel settore automobilistico, è stato perso dalla Germania e dall’Europa e perché nasca una controparte politica che possa riconoscere i treni da prendere è necessario che si odano chiare chiamate dal mondo produttivo.

E’ ben definito l’interesse di tutti nell’essere parte di un sistema Europa e la prima condizione è che questo sistema capisca il potere che potrebbe gestire in favore del suo popolo, le possibilità che potrebbe dare a questo. Il dato è che in Germania le grandi compagnie si relazionano con uno dei principali gruppi di pressione per l’unificazione continentale, nella speranza di trovare nell’Europa una controparte forte che capisca che il loro profilo non è solo quello di grandi industrie tedesche, ma anche quello di nuclei della grande industria europea che agisce sullo scacchiere globale priva dell’appoggio garantito alle sue controparti dagli USA e ancora di più dalla Cina. E questa presa di coscienza non è in atto solo in Germania.

L’italiana Prysmian sta portando avanti un duro scontro commerciale con il gruppo cinese Xinmao per mantenere in Europa il produttore di cavi olandese, Draka e costruire assieme a questo un’impresa leader nel settore delle infrastrutture per l’energia e le telecomunicazioni. L’amministratore delegato, Valerio Battista, in una recente intervista al Sole 24 Ore sosteneva che “questa è un’operazione di rilevanza strategica per tutta l’Europa” e la stessa Nexans – precedentemente concorrente nell’operazione – ha inviato una lettera alla Commissione Europea, sottolineando l’importanza del mantenere una presenza continentale forte in simili settori.

E’ parlare con un’ottica non di mercato? No, non è una questione di sostegno pubblico bieco cercare di aver un sistema di riferimento abbastanza grande da essere effettivo nel relazionarsi con industrie che hanno come habitat il mondo; “In quest’operazione c’è però in gioco la possibilità per le aziende europee di poter competere ad armi pari e anche l’opportunità di accrescere un patrimonio importante di tecnologia” sempre con le parole dell’ad.

Questo della Prysmian è solo un esempio, ne potremmo citare altri, ma la questione di fondo è che c’è, lungo tutto il continente, una pluralità di attori che hanno necessità di una controparte politica all’unico livello possibile per gestire le grandi questioni: quello continentale; c’è, in tutto il continente, una società civile che si mette in gioco per organizzare questo bisogno d’Europa e l’Europäische Bewegung ne è solo il caso avanzato; manca solo una volontà politica che su questo bisogno abbia il coraggio di giocarsi la faccia e il futuro.

Come un orfano è, per quanto brillante e pieno di risorse, in una posizione di debolezza, così sono l’industria europea e il popolo europeo senza uno stato europeo. E chiedere una famiglia non significa chiedere di essere viziati.

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