Nella 364esima serata di Lodi Liberale è stato presentato il libro “I danni della scuola di Stato” di Murray Newton Rothbard insieme a Riccardo Canaletti (Caporedattore di MOW), Andrea Favaro (Professore di Filosofia del diritto all’Università degli Studi di Verona), Sandro Scoppa (Avvocato) e Nicoletta Di Giovanni (Referente “Scuola” di Rete Liberale). La serata è stata introdotta e coordinata da Lorenzo Maggi, Presidente di Lodi Liberale.
Le libertà nella vita sono una delle conquiste più importanti della civiltà occidentale, e quindi bisogna ricordare che esse dipendono sempre da una spinta liberale, non certamente da una spinta socialista. Dunque questa sera si tocca un argomento molte volte al centro della questione, ovvero l’educazione, pubblica o privata? Home schooling o scuole private? Una delel risposte è l’impresa, la scuola dell’impresa. Per evitare l’uguaglianza verso il basso e creare la diversità verso l’alto.
La scuola di stato, secondo Murray Rothbard, comporta numerosi danni alla società. Innanzitutto, essa limita la libertà individuale imponendo un sistema educativo centralizzato e uniforme, che non rispetta le diversità culturali e intellettuali degli studenti. Inoltre, il monopolio statale sull’istruzione riduce la qualità dell’insegnamento, poiché elimina la concorrenza che favorirebbe innovazione e miglioramento. Rothbard critica anche l’aspetto coercitivo della scuola pubblica, finanziata tramite tasse obbligatorie, che costringe famiglie a sostenere un servizio che spesso non condividono. Infine, questo sistema contribuisce a diffondere una visione ideologica omogenea, limitando il pluralismo e la vera libertà educativa.
Leggere, scrivere, fare di conto? Per una persona libertaria è certamente un fatto fondamentale, nella società moderna, ma di sicuro non va bene che sia lo Stato a stabilire che cosa devono fare i bambini, nemmeno in ambito scolastico. Secondo l’autore le scuole dovrebbero essere pagate dai privati e non dovrebbe esserci alcun obbligo alla frequentazione della scuola. Il volume è arricchito dalla prefazione di Riccardo Canaletti.
Il primo intervento della serata è stato quello di Canaletti che ha affrontato la traduzione e la cura di questo volume: questo libro, ha detto, è originale per l’aspetto di critica non solo economica, come sarebbe prevedibile, ma più che altro per un aspetto diverso. Mai come ora si è parlato della scuola, i social hanno colpito diversi punti deboli della scuola, sempre di più i giovani ne parlano, specialmente per proporre metodi di insegnamento diversi, più innovativi, creativi, partecipati, con un’idea di scuola democratica che mette in secondo piano il voto.
Canaletti pensa che il punto di vista libertario non è quello di dare dei giudizi o dei pareri, ma un punto di vista con un’analisi del punto di partenza, il punto non è essere a favore o contro qualcosa, ma perché deve esserci un modello standardizzato che deve andare bene per tutti? L’autonomia di scelta dovrebbe essere sempre mantenuta come punto fermo in una società democratica. L’individuo è deposto in sacrificio alla collettività e il genitore estromesso per il vantaggio dello Stato.
L’approccio disumano dell’uguaglianza assoluta tra le persone nel percorso formativo non ha molto a che fare con l’insegnamento pratico di leggere, scrivere e fare di conto, ma si tratta di creare dei paradigmi che automaticamente creeranno un problema, specialmente laddove si tratti della fascia del gregge, non certo dei migliori performer ed i peggiori.
Il secondo relatore, Andrea Favaro, è intervenuto per parlare della casa editrice LiberiLibri che lo ha sostenuto. In merito a questo saggio, breve ma intenso, ha parlato dalla visione generica plurale, cercando di chiarire la differenza che c’è tra scuola ed educazione, la quale viene fatta a prescindere dall’Istituzione, ovvero Rothbard ha un punto di vista che mette la società al centro potenzialmente di un ruolo che, per comodità, attualmente viene relegato alla scuola, anche se la dimensione scolastica non valorizza gli studenti come singoli, ma come classe, con il rischio del livellamento verso il basso per facilitare la gestione del gruppo.
Rothbard ha una sua dimensione di libertà di pensiero che è altamente provocatoria e forse un unicum nel secolo scorso. La scuola ha una sua palese difficoltà, in sé raramente si parla di scuola con un tono positivo, ma nel contesto sociale tutti ne parlano male, ma poi se la tengono, cioè non è più un’agenzia di educazione ma un’istituzione. Il servizio della scuola di oggi è sostanzialmente delegata al babysitteraggio, non alla performance, probabilmente se i genitori non avessero difficoltà nel mantenere i loro figli in modo separato, probabilmente la scuola sarebbe radicalmente cambiata.
La scuola, in sé, potrebbe essere meno presente o più presente a seconda di quanta importanza si dia alla libertà. Se si rende la vita un sinonimo di libertà, la scuola ha una dimensione sociale assolutamente vessatoria. La scuola impedisce l’autonomia, come se alla fine il ruolo della persona è di non essere autonoma perché deve essere gestibile in società, non deve muoversi in modo indipendente. Il tripudio dell’automa scolastico, del cittadino suddito e dei nuovi soldati che sono abituati all’armiamoci e partite.
Il terzo intervento è stato quello di Sandro Scoppa che ha spiegato come mai la scuola pubblica abbia bisogno della presenza delle scuole private e paritarie, perché essa non sarebbe comunque in grado di coprire l’intero scibile necessario per formare una società, serve che ci siano istituzioni libere che insegnano ciò che la scuola basica pubblica non può affrontare.
Rothbard è evidentemente convinto che l’educazione non appartiene allo Stato, ma purtroppo spesso quando parliamo di scuola facciamo molta confusione, perché anche le scuole private e paritarie sono pubbliche, nel senso che sono aperte al pubblico, potenzialmente a tutti, anche se la gestione, invece, è privata o paritaria. Quindi si parla del sistema nazionale di istruzione, in Italia, che è una conquista della sinistra. Le attività espletate, nelle scuole, è sempre e comunque pubbliche. Bisogna cercare di capire se parliamo di scuola come servizio e attività dello stato oppure se si parli di scuola come controllo sulla scuola, il che è iscritto in costituzione. Dove c’è il principio di conformazione per cui tutte le scuole non statali devono conformarsi comunque, cioè non c’è libertà educativa, in nessun ordine e grado. Dopo la riforma del 2000 per di più, anche il personale deve essere allineato. Avere concessione amministrativa.
Il quarto intervento di Nicoletta di Giovanni, insegnante, a tempo indeterminato, ha parlato della professione di insegnante, che attualmente punta ad una prima partecipazione, che può essere di successo contrattuale, oppure no, con anni di prova che si susseguono per colpa delle continue interruzioni contrattuali e degli spostamenti, per cui qualche persona rischia di non essere più in grado di arrivare a un insegnamento in ruolo.
La scuola ha delle imposizioni piuttosto forti, che sono sensibilmente intuibili anche fuori dal sistema. Per quanto concerne la pratica didattica invece, da insegnante, ha notato come non vi sian segni di libertà di insegnamento, motivo per cui è difficile poter inserire argomenti, come ad esempio la capacità di gestire la conoscenza con competenza e spirito critico. Lo stesso debate non è libero, perché non si risponde alle domande, ma vi è solamente laddove si tratti dei classici temi sensibili.
Il dibattito scolastico è da ring, da recinto, dove lo studente deve essere portato a dare delle risposte già previste. Pochi gli insegnanti che creano da soli i lavoratori. La metodologia che va per la maggiore è quella per competenze e skills, quasi assunta come un dogma, perché è stata scelta dal Ministero dell’Istruzione. Le UDA sono incentrate sulla trasversalità degli insegnamenti in modo che tutto possa essere riconvertito trasferendo le conoscenze tra le diverse discipline, come all’esame di Stato che parte da immagini, da educazione civica, fa improbabili collegamenti, etc.. la stessa educazione civica è stata introdotta da un governo che però non l’ha prima pensata e la stessa materia ha ridotto altre ore di altre materie, ad esempio prendendo il posto del diritto, per realizzare entro il 2030 i famosi 17 goal dell’ONU. Rothbard parlava di umn sistema completamente diverso e avulso da queste cose unificanti e stratificanti.
Oggi è molto difficile ragionare sull’abolizione dell’obbligo scolastico o del buono scuola, ma si può far leva sugli insegnanti perché sviluppino senso critico, di libertà e creativo anche se in una posizione ristretta, violenta e triste come la scuola, oggi.
MC












