Il futuro del PD

0
579

di LUCANDREA MASSARO *

7 a 6. E’ finita con un punteggio tennistico la contesa elettorale tra il Centrosinistra e il Centrodestra. Ma dire che la vittoria di PDL e Lega sia stata sul fil di lana è travisare la realtà. Il Centrosinistra prima della tenzone elettorale guidava la conferenza Stato-Regione con una maggioranza schiacciante e di quelle tredici regioni “in palio” undici erano sue. Sarebbe stata una vittoria un 9 a 4 o un 8 a 5 conservando almeno una delle due regioni chiave: Lazio e Piemonte. Ma cosa è successo? E soprattutto cosa succederà?

Chiaramente il fuoco di fila sull’attuale dirigenza è partito appena 24 ore dopo l’esito del voto, candidati come la Bonino si sono immediatamente scagliate contro un partito che – a suo dire – “ha giocato contro” e contemporaneamente ha difeso Bersani. Come se le dirigenze di un partito nazionale andassero difese. Forse, ancora una volta, il problema è tutto qui. Non si capisce, non si vuole capire, che in politica non esistono difese, esistono i dati elettorali e che o li si accetta come un fisico accetta i dati di un esperimento, cioè per ciò che sono, cioè inoppugnabili, oppure si torna al vecchio sport nazionale italiano del “hanno vinto tutti”. Ma oggi il consenso, e la percezione del medesimo passano attraverso i media, e soprattutto attraverso un elettorato molto più smaliziato di venti o trenta anni fa. Oggi si fa politica per vincere, cioè per contendersi il potere. La democrazia da questo punto di vista è una meravigliosa guerra civile fredda a tempo determinato. Solo da noi, in Italia, essa è “permanente”.

Il Pd oggi può decidere di fare un cambio di passo, ha tre anni per farlo, non è impossibile, costruire una alternativa politica, e soprattutto individuare un candidato che sia una bandiera attorno al quale far aggregare le proprie e le altrui forze, se spera nella spallata resterà delusa, se conta sulla delegittimazione di Berlusconi sa già come andrà a finire, con l’ennesima sconfitta perché è vero: “l’amore vince sempre sull’odio”. Gli italiani lo sanno, anche i latini lo sapevano quando sostenevano che Natura abhorret a vacuo. Lo stesso vale per la politica: qualsiasi idea è meglio di nessuna idea. Il problema del PD oggi – come ieri – è che non ha nessuna concreta idea di società e finché non lascerà spazio agli spunti di riflessione di personaggi come Cacciari o Chiamparino di certo questa situazione non cambierà. Il PD deve reinventare se stesso dal basso, dai problemi della gente, dal ricambio al vertice, da una idea di contesa del potere, solo il PD ha il “diritto” di farlo, perché è al maggiore partito di opposizione che si addebita l’onere e l’onore della vittoria (o della sconfitta). Se vedremo questo, ricambio, opposizione reale, proposte, presenza in Parlamento, analisi delle cause della sconfitta, vedremo allora una possibile rimonta, il Paese la vuole, anche se non lo sa. Altrimenti nel 2013 rivedremo il 2008…io sono stanco delle repliche e voi?

* giornalista, blogger dilettante e aspirante pensatore.

NOTA: Commento sull’esito politico con una condivisibile critica al PD, il cui limite è quello di non far politica

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome