Ripartiamo dalla legge elettorale

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Pubblichiamo questo commento di Bruno Poggi Presidente dell’Istituto Pareto per stimolare il dibattito attorno ad un tema tanto importante quanto spesso impoverito.

Se di riforme bisogna parlare, allora questa deve essere il punto di partenza

di BRUNO POGGI (Presidente Istituto Pareto)

Ogni tanto, nell’ambito dell’agenda politica italiana, riemerge un tema irrisolto: quello della modifica della legge elettorale per l’elezione dei parlamentari. Dico subito che reputo l’attuale legge elettorale nazionale una vergogna assoluta: è una legge illiberale, al limite della legittimità democratica e che espropria i cittadini di un diritto fondamentale: quello di scegliere i propri rappresentanti. Per cui è bene che questa “porcata” (la definizione non è mia ma è dell’On.Calderoli, il proponente di questa legge) venga cancellata il prima possibile. Ma quali sono le esigenze che una legge elettorale deve soddisfare per essere definita efficace? A mio parere sono principalmente due: da un lato deve garantire, qualunque sia l’esito di una consultazione, la governabilità e, dall’altro, deve dare ai cittadini la possibilità di scegliere chi deve governarli e di potere revocargli, all’elezione successiva, il mandato se non soddisfatti del lavoro svolto. Vale la pena ribadirlo: entrambe le condizioni devono essere soddisfatte per poter definire efficace una legge elettorale.

Inoltre bisogna comprendere un altro aspetto fondamentale: la legge elettorale non è solo un fatto tecnico; al contrario, su questo tema si giocano interessi vitali, assolutamente centrali della vita politica. Essa rispecchia l’idea di paese e di politica che ognuno vuole. Per chi come me pensa che il bipolarismo sia una conquista da difendere, che al cittadino vadano poste delle opzioni chiare e definite sulla base delle quali scegliere e che la legittimazione del diritto a governare debba arrivare direttamente dagli elettori, è del tutto evidente che è preferibile un sistema maggioritario rispetto a quello proporzionale. I sistemi proporzionali sono, tranne quello spagnolo che è un maggioritario mascherato da proporzionale, sistemi che danno una delega totale e in bianco ai partiti, i quali sono liberi di fare queste scelte democratiche fondamentali in assoluta libertà e senza doverne rendere conto ai cittadini. E non garantiscono la stabilità di governo che è un bene essenziale (teniamo conto il 70% della politica italiana è ormai legata a rapporti con i paesi Ue) e sottraggono ai cittadini uno dei pochi lasciti positivi della Seconda Repubblica, ossia quello di obbligare i partiti a scegliere prima l’alleanza di governo e di dare agli elettori la certezza del vincitore. Se la legge elettorale deve essere di tipo maggioritario, il quesito che sorge spontaneo è: quale tipo di legge maggioritaria utilizzare per eleggere il Parlamento? Quella a turno unico (utilizzata per le elezioni regionali) e quella a doppio turno (utilizzata per le elezioni comunali)? La caratteristica principale del turno unico è quella di obbligare le formazioni politiche maggiori (ad allearsi con quelle minori, o addirittura microscopiche, per poter ottenere un voto in più degli avversari). Partiti con l’1,5% dei voti (come ad esempio l’Udeur di Mastella) diventano decisivi in questo sistema. Il risultato è uno schema simil Ulivo, con tanti partitini che diventa difficile governare. Inoltre, i piccoli partiti non scompariranno mai, per cui continuerà il ricatto di un 2% di italiani che condizionerà la politica di un partito votato dal 40% degli italiani. Questa, a mio parere, non è democrazia.

Con il sistema a doppio turno questo aspetto è fortemente ridotto: i partiti si presentano autonomamente al primo turno, e al secondo, gli elettori dei partiti più piccoli scelgono tra le due opzioni maggioritarie. E’ evidente che un sistema di questo tipo è un sistema che tende al bipartitismo e che riduce fortemente il peso dei piccoli partiti. A mio parere vi sono ulteriori motivi per preferire il sistema maggioritario a doppio turno rispetto a quello a turno unico ma, per motivi di spazio, non possiamo trattarlo in questa sede. Allo stesso modo non possiamo approfondire il tema se bisogna eleggere direttamente il Presidente del Consiglio piuttosto che quello della Repubblica. Questo tema sarà oggetto di un prossimo articolo.

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