Senza un lockdown e il superamento del capitalismo, non ne usciremo

Il virus e l'economia

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I contagi, in Italia, sarebbero sottostimati del 50%. A rilevarlo, un dossier dell’intelligence, secondo quanto riportato il 29 gennaio dalle agenzie di stampa italiana (https://www.agi.it/cronaca/news/2021-01-29/covid-intelligence-contagi-sottostimati-11197182/).

Nonostante questo dato, da tenere bene in considerazione, i politici italiani, nazionali e locali, rimangono rilassati e pensano che l’Italia “a fasce”, senza un lockdown generale (che permetta di ricominciare a tracciare i contagi e di svuotare in modo massiccio gli ospedali), possa servire a qualche cosa.

La pandemia da Covid 19, che non va sottovalutata e che è ben lungi dall’essere terminata, ci pone difronte la necessità – e allo stesso tempo l’occasione – di rivedere completamente il nostro modello economico e di sviluppo.

Persino un ultra-liberale come Macron ha affermato, durante i lavori del World Economic Forum di Davos, che il capitalismo non può più funzionare e che la pandemia ha messo a nudo tale criticità.

Macron ha persino affermato che “In questo modo abbiamo creato due re del sistema, i produttori e i consumatori, a spese dei lavoratori e ciò ha creato esternalità negativa per l’ambiente e ha alimentato la crisi della democrazia”.

Abbiamo infatti visto come la crisi maggiore, sia in termini sanitari che economici, la stiano pagando proprio i Paesi capitalisti e ultra-liberali, USA in testa.

Occorre dunque abbandonare, totalmente, proposte di macelleria sociale fatte di flessibilità nei contratti di lavoro e ogni misura che favorisca una illusoria quanto dannosa “crescita economica”.

La crescita economica non è e non può essere illimitata. Gli interessi sui debiti, peraltro, non sono nemmeno matematicamente pagabili e generano continui spirali di sfruttamento. Aspetti che i liberal capitalisti si ostinano a non voler comprendere o che, se comprendono, si ostinano a non volerle ritenere delle patologie del sistema.

La sfida che abbiamo davanti, con ondate di contagi che non cesseranno e con un futuro sempre più incerto, sia in ambito sociale che economico, ci imporrà, diversamente, un cambio radicale di mentalità, sistema sociale e economico. Diametralmente opposto rispetto a quello sino ad oggi adottato dall’Unione Europea e dai Paesi liberal capitalisti.

Occorrerà, dunque, imparare a vivere del necessario; sostenere massicciamente la sanità e la ricerca pubbliche; nazionalizzare i servizi pubblici (energia elettrica, gas, acqua e telecomunicazioni) e renderli di diretta pertinenza della comunità; lavorare il necessario e per meno tempo (con conseguente risparmio di risorse, di emissioni inquinanti, consentendo alle persone di avere maggiore tempo libero); garantire a tutti un reddito universale e pensare, via via, ad un progressivo superamento del sistema monetario (che genera spirali inflazionistiche, interessi sui debiti, schiavitù del lavoro stesso); introdurre possibili forme di baratto; puntare all’autoproduzione e all’autogestione del lavoro; superare l’industrializzazione (aspetto che la pandemia stessa potrebbe accelerare, specie con fisiologici e necessari lockdown); utilizzo intelligente delle tecnologie, per permettere e coordinare tutti questi aspetti.

E’ chiaro che non esisteranno più ricchi, a questo punto. E nemmeno classe medio-alta. Ma non esisteranno nemmeno più poveri. Nessuno potrà né dovrà essere più ricco di qualcun altro, in quanto le risorse sono limitate e devono essere non già redistribuite, ma condivise e utilizzate dalla comunità nel suo insieme.

Si fonderebbe, così, una economia basata su un forte senso di responsabilità, di comunità e di reciprocità, articolata in tre momenti: dare, ricevere e ricambiare.

Un’economia fondata sul profitto, diversamente, è e sarà invece destinata a implodere, in particolare in situazioni di emergenza economica o sanitaria e stiamo già iniziando a vederlo, specie con l’aumento di una disoccupazione, che da tempo era già endemica.

Ad oggi, un fenomeno molto pericoloso e totalmente sottovalutato, rimane peraltro l’accumulo di grandi capitali nelle mani di pochi e soprattutto di pochi che controllano settori sensibili, quali quello delle telecomunicazioni. Molto pericoloso, anche per la democrazia, infatti, il fatto che esistano monopoli o oligopoli come Google, Microsoft, Facebook, Twitter, Apple, Amazon, per non parlare di grandi società di telecomunicazione. Oligopoli che in questo periodo di emergenza sanitaria hanno accumulato ulteriori profitti.

I settori chiave dell’economia, fra cui questi, in primis, dovrebbero dunque essere nazionalizzati e controllati direttamente dai cittadini/fruitori, anche in quanto raccolgono dati altamente sensibili legati alla privacy e come tali non dovrebbero rimanere nelle mani di privati o di società quotate in borsa, che si arricchiscono sulle spalle di moltitudini di utenti e cittadini.

Altri settori chiave che andrebbero nazionalizzati, oltre a quello del credito e dell’energia, anche quello delle case farmaceutiche, che diventerà sempre più un settore sensibile e delicato e che non potrà essere più oggetto di profitto da parte delle multinazionali e di imprese private, come oggi sta invece avvenendo con la questione dei vaccini.

Ad oggi nessun governo ragiona in tali termini (per quanto esistano realtà socialiste che li hanno in parte già attuati) e non vi sono discussioni in tal senso, ma ciò è davvero molto serio e grave.

Occorrerà, in sostanza, sovvertire tutto e molto probabilmente le stesse sfide che ci stanno vedendo protagonisti, ci obbligheranno a farlo.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

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