Covid 19: cambiare noi stessi e il mondo o perire

Il virus che non consente compromesso.

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Nonostante i morti aumentino, nonostante il numero dei contagi – nel mondo – continui ad essere alto, sembra quasi che non abbiamo compreso nulla.

Sembra che continuiamo a vivere nel nostro egoismo, nel nostro individualismo, nella nostra psicosi.

Critichiamo se la gente esce di casa, ma non pensiamo di dare una mano al nostro prossimo.

Critichiamo le misure restrittive delle autorità sanitarie e le accusiamo ingiustamente di “attentare alla nostra libertà”, ma non comprendiamo che libertà è responsabilità nei confronti del nostro prossimo, ovvero di tutti quanti.

Temiamo di perdere il nostro danaro, ma non pensiamo che possa esistere un modo diverso di far andare avanti le cose. Superando il capitalismo, il globalismo, la dittatura del danaro e dell’economia.

Un modo diverso di far andare avanti le cose tornando ad esempio a forme di cooperazione lavorativa ed al baratto. Ad una economia fondata sul dono, come nelle società arcaiche e matriarcali, che hanno rifiutato l’insana modernità e l’ideologia del progresso.

Una modernità, una ideologia del progresso e della crescita economica illimitata che ha generato: inquinamento atmosferico, egoismo, individialismo, arricchimento di pochi a danno di molti, sviluppo materiale insostenibile a danno dell’ecosistema, dispersione di risorse, guerre, violenze di ogni genere…

Una società malata, che corre e che oggi, finalmente, è comunque costretta a farmarsi.

Ma, anziché fermarsi a riflettere, a curare la propria interiorità, le proprie passioni, i propri interessi artistici e spirituali, nelle proprie case, preferisce lanciare accuse. Alimentare inutili violenze. Domestiche, pubbliche…

Non abbiamo davvero capito niente, allora !

Il Papa dei cattolici, Francesco, qualche giorno fa ha fatto presente che: “Pensavamo di rimanere sani in un mondo malato”. E ha anche detto: “Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato”.

Ora, si può anche non essere cattolici, come chi vi scrive in questo momento. Ma il Papa dei cattolici ha detto cose vere. Semplici e vere. Che basterebbe interiorizzare e mettere in pratica.

E’ per questo che occorre – in tutto il mondo, in particolare nel Primo Mondo industrializzato – cambiare o perire. Sovvertire le regole dell’economia. Abolire il sistema del mercato, degli interessi sui prestiti, della moneta quale mezzo di scambio. Abolire le teconologie pericolose per la salute e mettere al bando armi e armamenti.

Tornare a forme antiche di cooperazione, di autogestione del lavoro, di baratto. Di scambio fra persone eguali. Nessuno più dovrebbe essere ricco né povero. Tutti dovrebbero avere di che vivere.

E sarebbe opportuno che questa “quarantena” – come la chiamano molti – che stiamo vivendo, ci aiuti a comprendere che dobbiamo consumare meno (non ingozzarci, come fanno in troppi in questi giorni). Imparare a vivere con lo stretto necessario. E gioire dello stretto necessario che abbiamo.

Chiedere, pretendere e costruire, invece, più servizi sociali, sanitari, assistenziali per le persone più bisognose.

Superare l’insana ideologia dell’arricchimento personale, del produttivismo ad ogni costo, della competizione.

Le persone non sono nate per mettersi in competizione, ma per collaborare e aiutarsi a vicenda. Perché la vita è dura per tutti. Ed è una sfida che tutti assieme dobbiamo vincere. Altrimenti siamo già morti.

Morti.

Meno industrie inquinanti aperte significa più salute e meno inquinamento. Questo nemmeno Greta Thunberg lo aveva detto. Ma lo stiamo sperimentando. E così meno automobili e mezzi inquinanti in giro.

E laddove c’è troppo inquinamento ci sarà sempre maggiore rischio di contrarre virus mortali come il Covid 19.

Occorre puntare ad una economia di autoproduzione, a chilometro zero. Lavorare meno e il più possibile vicino a casa. Lavorare non per uno stipendio, ma per migliorare la comunità nella quale viviamo. Cooperando, barattando beni e servizi, senza mai più sfruttare il prossimo, il suo lavoro, la sua mente, il suo corpo. Solo condividendo intelligenza, forza lavoro, capacità di collaborazione.

Tutto ciò potrà apparire come utopia, in questo Primo Mondo industrializzato malato (moralmente, spiritualmente, ideologicamente, economicamente). In questo mondo liberal capitalista che confonde la libertà con il benessere materiale e con la possibilità di girare il mondo.

Che non comprende che laddove la cooperazione e il socialismo autentico hanno attecchito – particolarmente nel Terzo Mondo latinoamericano, asiatico o africano – là attecchisce la vera democrazia, la vera libertà, il vero senso di comunità e di solidarietà fra le genti.

In questo periodo abbiamo avuto grande senso di comunità e di solidarietà da parte di Paesi come Cuba, il Vietnam, l’Albania, la Cina. Paesi storicamente poveri già di ispirazione socialista.

Non l’abbiamo avuta da parte dei Paesi cosiddetti avanzati, nordici, bianchi. Paesi che ancora non hanno compreso la loro malattia interiore e la malattia che sta colpendo il mondo in questo momento storico.

Occorrerà, dunque, iniziare a mettere al bando il benessere materiale. Occorrerà ricostruire e ripensare il mondo. Iniziando da noi stessi.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

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