In morte di Marco Pannella

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Ciao Marco.

Con te se ne va un pezzo di Storia e anche della mia storia.
Un pezzo di Storia radicale, laica, libertaria, democratica e socialista che tu portasti avanti dalla fine degli Anni ’60 in poi, riprendendo in mano la bandiera che fu di Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi, modernizzando l’allora Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici nel Partito Radicale dei diritti civili e sociali; nel partito dei frikkettoni, degli omosessuali, delle prostitute, dei demoproletari, delle pornodive impegnate, dei sottoproletari anfetaminizzati (come li chiamasti tu), delle donne e degli uomini di fede in altro che nel Potere. Nel partito dei marxisti eretici Elio Vittorini e Pier Paolo Pasolini, nel partito di Leonardo Sciascia ed Enzo Tortora e delle pornodive Ilona Staller e Moana Pozzi.
Ero bambino, avrò avuto otto anni, e, come dico da sempre, mi innamorai di Cicciolina (con la quale collaborai peraltro anni dopo) e conobbi i Radicali per la prima volta sulla stampa.
Di voi si parlava poco e, nel corso della mia adolescenza e della mia giovinezza, vi cercai, prima da giovane comunista e poi da giovane verde ed infine vi ritrovai da socialista, da repubblicano, da libertario senza tessera di partito.
Ti conobbi quando avevo appena compiuto vent’anni, caro Marco, a Monastier di Treviso, nel 1999, alla fondazione della Lista Emma Bonino che, a Pordenone, prese il 15% dei voti, diventando il secondo partito in città anche grazie al contributo del sottoscritto e della radicale Paola Scaramuzza.
E poi ci siamo rivisti l’anno scorso, al congresso del Partito Repubblicano Italiano – entrambi con i capelli lunghissimi e raccolti a coda – e, fumando il sigaro, parlammo persino di Massoneria.
Ascoltasti il mio contestatissimo intervento sul palco ed alla fine ti complimentasti con me per aver citato non solo passi della storia radicale, ma anche per aver ricordato la figura di Randolfo Pacciardi, un combattente, un partigiano contro il Potere partitocratico come lo sei sempre stato anche tu.
Mi facevi spesso incazzare, lo ammetto, quando ti ascoltavo a Radio Radicale. Non condividevo tutto quel che dicevi, come ad esempio il voler a tutti i costi dialogare ed allearti con tutti: con i destri e con i sinistri, anziché ricercare uno spazio autenticamente autonomo, magari extraparlamentare e di popolo, come negli anni del divorzio, dell’aborto, dell’obiezione di coscienza al servizio militare, dei diritti dei gay e delle lesbiche – finalmente, anche se solo in parte, riconosciuti – del diritto ad una sessualità libera e consapevole.
E poi c’è l’eutanasia e il diritto al suicidio assistito. Battaglie ancora in sospeso e che sai essere battaglie che mi stanno particolarmente a cuore: perché non puoi vivere dignitosamente se sei preda della sofferenza.
Tu ora sei libero e al di sopra di tutti noi: sei volato via, come Pier Paolo Pasolini, Roberta Tatafiore, Peter Boom, Adelaide Aglietta, Adele Faccio, Moana Pozzi, Riccardo Schicchi, Luca Coscioni e molti altri dei nostri compagni di strada liberi e libertari.
Non riesco a non commuovermi mentre scrivo questo mio ricordo, che è poi una lettera aperta con l’Aldilà.
Appena un mese fa scrissi l’ennesimo articolo “eretico” (eretico per gli altri, per me solo coerente) nel quale ti ho accomunato a Fidel Castro e dall’emblematico titolo: “Fidel Castro e Marco Pannella: due eroi del XX e del XXI secolo” (http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/04/fidel-castro-e-marco-pannella-due-eroi.html ) che così esordiva: “Fidel Castro e Marco Pannella: due rivoluzionari quasi cotanei, due vite diverse ma accomunate entrambe da battaglie di emancipazione sociale e individuale”. E così terminava: “Rimangono così due eroi che, a 90 anni dalla loro nascita, ci hanno lasciato una profonda eredità e dei profondi insegnamenti: non occorre essere maggioranza – peggio ancora se silenziosa e conformista – per vincere le battaglie e le guerre. Si può essere anche minoranza, a patto di essere una minoranza anticonformista e battagliera, senza mai perdere la tenerezza, procedendo con onestà intellettuale e rinunciando ad ogni forma di egoismo.Cari Marco e Fidel, da voi ho imparato moltissimo. E, credo, di non essere stato l’unico”.
Eh sì, caro Marco, da te ho imparato moltissimo ed in te ho visto quasi un mio specchio ed una sorta di alter ego: un brontolone cocciuto e caparbio che pur cerca e sa dialogare con tutti. Un amante spasmodico della libertà (e non mi rompessero se fumo o mangio troppo !) in tutte le sue forme. Un ricercatore dell’emancipazione sociale e individuale i cui riferimenti sono sia di destra che di sinistra (Mazzini, Garibaldi, Proudhon, Leroux, Bakunin, Mishima, De Benoist, Pannunzio, Ernesto Rossi, Edgardo Sogno, Randolfo Pacciardi, Limonov, Hugo Chavez…), ma proprio per questo tu ed io ci siamo sempre schierati al centro: perché al centro c’è l’essere umano.
Ciao Marco, continua a volare alto, come l’Albatro di Baudelaire.
Luca Bagatin

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