Reunion liberale senza secondi Fini

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Dibattiti e convegni nel segno di Luigi Einaudi. Una due giorni a Torino con l’ex presidente della Camera, Costa, Della Vedova, Boldrin. “Per rimettere insieme i pezzi e tornare a parlare di liberalismo”.  Appuntamento il 20 e 21 settembre.

La stella polare è Alexis de Tocqueville in un firmamento in cui spiccano per luminosità e splendore Milton Friedman, Luigi Einaudi, Friedrich von Hayek, Richard Cobden. Ma per ora devono accontentarsi di Gianfranco Fini. All’orizzonte c’è Atlante in perenne rivolta, ma sotto i loro occhi assistono impassibili alle giravolte di politici dall’incerta statura. Si professano gli eredi del pensiero liberale, ormai sparpagliati in un arcipelago di sigle, e hanno scelto proprioTorino, culla e patria di quella storia, per ritrovarsi a discutere in una due giorni di conferenze e convegni. Quella Torino in cui i liberali hanno a suo tempo rinnegato insegne e valori per passare, armi e bagagli, al campo avverso. Nella città di Bruno Leoni e Sergio Ricossa si danno appuntamento politici e imprenditori, associazioni e liberi pensatori: appuntamento il 20 e 21 settembre al Master Club al civico 494 di corso Moncalieri per la conferenza annuale Liberal Camp.

 

Tra i presenti tanti volti conosciuti della politica nazionale a partire dall’ultimo presidente della Camera Fini, da tempo alla ricerca di uno spazio per tornare sulla breccia. Chi di estrazione liberale, chi, come lo stesso Fini, folgorato sulla via di Atlante, in un passato più o meno recente. Dal sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, che con Fini ha condiviso un pezzo di strada al tempo della rottura con Berlusconi e la nascita di Fli, al vice ministro della Giustizia Enrico Costa, da Michele Boldrin, fondatore e leader di quel che resta della gianniniana Fare per Fermare il declino a Gigi Marengo di ALL, Azione liberale e laica, passando per Enzo Raisi, altro ex finiano, oggi imprenditore e presidente di Mit, acronimo di Modernizzare l’Italia, l’associazione che organizza l’evento.

 

«La data del 20 settembre non è stata scelta a caso – racconta allo Spiffero l’organizzatore della kermesse Andrea Mariscotti – è quella in cui i bersaglieri liberarono l’Italia dallo Stato Pontificio, perché liberalismo e laicità sono i due principi ai quali ci vogliamo ispirare». Nessuna intenzione di fondare un nuovo partito – almeno per ora – quanto piuttosto quella di «aprire un dibattito, dialogare, mettere insieme» una serie di soggetti che parlano la stessa lingua. La parola d’ordine è meno stato più individuo, «che deve essere libero di fare, intraprendere, scegliere e, se capace, emergere». Il merito è un altro aspetto caratterizzante di un’idea che rifugge l’egualitarismo spinto perorato dalla sinistra del secolo scorso.

 

Leggi qui il programma di Liberal Camp

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