Liberalizzazione dei farmaci: risicato contentino

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di MARTINA CECCO

Si trattava di ri-discutere il ruolo di farmacie e di parafarmacie per arrivare a un obiettivo condiviso, che da una parte mettesse i parafarmacisti nella condizione di soddisfare alle richieste dei clienti e dei malati con una facilitazione nella erogazione di prodotti medicali della Fascia C (quelli con prescrizione) agevolando proprio nella riduzione di code e di tempi per presentarsi dal medico per la ricetta, dall’altra di difendere il diritto professionale del farmacista di proteggere il consumatore/malato da sbagli farmaceutici offrendo professionalità e servizio.

Si è ridotto invece a un risicato contentino che accontenta pochi e scontenta parecchi, specialmente andando a toccare due punti critici del sistema farmaceutico italiano: il primo il prospetto della concorrenza e il secondo la tassazione che le parafarmacie subiscono con lo scotto di una esigua lista di prodotti aggiuntivi vendibili al cliente.

Uno dei risultati più evidenti di questo “passo a metà” è la incertezza sull’esito della operazione, che da un lato pare aprire la strada a una vera e propria riforma del sistema, che mette al centro del dibattito il ruolo del farmacista, investito di un carico di responsabilità non indifferente, considerato che la assenza di una prescrizione obbliga a una completa competenza nel settore, offrendo però un potremmo dire sperimentale ruolo di apripista che non offre particolari margini economici vantaggiosi di per sè, se non rimettendosi nella logica del mercato e della libera concorrenza.

Se da una parte quindi si aprono nuove prospettive, dall’altra sono ancora i costi a frenare lo sviluppo di un sistema parafarmaceutico autonomo per coprire i bisogni della utenza. Una presa in giro? Difficile capire esattamente i termini del problema, almeno finché non saranno finiti i mesi di sperimentazione di questa nuova opportunità. Non dimentichiamo che anche la nascita dei Farma-Corner e delle Parafarmacie di quartiere era stata accompagnata da polemiche e critiche, mentre a distanza di 6 anni dal primo decreto di liberalizzazione del farmaco i plausi non mancano sia da parte dei punti vendita, che da parte dei clienti, che possono trovare anche vantaggi diretti economici scegliendo di acquistare fuori dalle Farmacie.

Il farmacista non deve scomparire: lontano dalle logiche strettamente economiche, che riuscirebbero a gestire il mercato farmaceutico da sé, senza passare attraverso il professionista, laureato e riconosciuto, come sarebbe sogno del settore pubblicitario, icona del falso progresso, il ruolo del farmacista ha ancora eccome la sua grande importanza. Chi prescrive un farmaco ne resta responsabile rispetto al decorso del paziente, la cui tutela non deve mai essere messa in disparte, tuttavia chi si limita a consigliarlo e a venderlo, anche dove non serve ricetta, si assume un rischio aggiuntivo, per il quale peccare di leggerezza non è permesso, che sta nell’avere comunque la competenza e la conoscenza dei farmaci e specialmente della loro interazione, l’unico probabilmente dei motivi per cui è tutto sommato giusto, al momento, accontentarsi di una riforma monca, alla quale il tempo potrà dare una completezza, se ci saranno le potenzialità per metterci un nuovo tassello in futuro.

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Giornalista e blogger. Collaboro con il web in rosa di Donnissima. Dirigo Secolo Trentino e Liberalcafé. Studio Filosofia presso l'Università degli Studi di Trento.

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