Aggredito Daniele Capezzone: fare politica è tornato un mestiere pericoloso

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di MARTINA CECCO

Due pugni in viso al portavoce del PDL oggi in via dell’Umiltà e serpeggia il terrore dello squadrismo (in questo caso presunto di sinistra – parole del Governo) che sembra essere tornato a diventare uno dei modi per dimostrare le proprie idee politiche della attuale società contemporanea. Viene da chiedersi allora se il fare politica ai giorni nostri sia ancora pericoloso come lo era negli anni ’70 e se la cosiddetta libertà di opinione politica non sia una semplice chimera.

La società vista dal punto di vista di un politico deve essere ancor più chiara che vista con gli occhi di un semplice cittadino: i cittadini tra loro spesso si trovano a litigare, capita; la Piazza torna a restituire violenza e lo fa attraverso le manifestazioni in strada, lo fa con gli scontri per battersi in tema di problemi civici, lo fa con le aggressioni ai politici, ai sindacalisti, ai giornalisti: allora un fatto grave come questo è utile. E’ utile per capire che c’è qualcosa che non va, per dire che il giudizio non è assente e che “volendolo” nessuno è davvero immune.

Non è immune chi vive senza protezioni, non è immune chi vive all’ombra delle bandiere e non è immune chi si fa veicolo di potere a qualsiasi livello e anche dalla parte di qualsiasi schieramento. Anche se in questo paese si vorrebbe che l’immunità da tutti i punti di vista fosse una specie di “dono ultraterreno” fatto su misura per chi esercita la professione più che nobilmente retribuita del politico. Tuttavia va anche detto che è facile di questi tempi dire o fare la cosa sbagliata, tanto più per un politico conosciuto, come Daniele Capezzone, che di amici e di conoscenze in schieramenti politicamente trasversali ne ha davvero tanti.

Ex radicale, giovane promessa di una politica aperta e disinvolta, ora veicolato come portavoce di una piccola fetta della popolazione italiana, il portavoce del PDL è entrato a far parte della schiera degli amati e odiati dal sistema: la gente cambia volto, cambia partito, da questo si fa usare o tutt’al più lo usa se e quanto gli è concesso.

I suoi primi elettori ancora lo seguono, lo hanno seguito fin dai primi passi in politica: una parte politica che rassegnatasi ai suoi cambiamenti di opinione repentini lo osserva contando sulla sua personalità di giovane impegnato e serio, che ha come scopo quello di fare il bene del paese e dei suoi elettori.

Certo un fatto come questo va condannato, rappresenta la voce che viene dalle parte più debole e meno educata della strada, ciò nonostante quella parte che ha qualcosa di importante da dire. Un pazzo? Un violento? Un manifestante? I mille volti della violenza non sempre si svelano con così tanta chiarezza.

Nella più totale solidarietà verso l’uomo politico, parte di un tutto in relativo, serve riflettere che un episodio come questo potrebbe essere il messaggio del grande bisogno di cambiamento, espresso in modo turpe, da un passante, che non ne può più di essere mosso come una pedina in un gioco di società e vuole lasciare un segno diverso, per manifestare il suo più totale dissenso per l’attuale situazione politica in Italia.

Martina Cecco

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