Economia e ICT: tirare le somme sul Festival dell’Economia di Trento

0
1554

di MARTINA CECCO

I mass media, gli economisti, i politici, la informazione 24 ore su 24, le rettifiche, i nuovi media, la nuova editoria, le ipotesi, i sogni dei viaggiatori della parola, le informazioni distorte, la pubblicità, la libertà di stampa, la microeconomia in un mondo globale, i motori di ricerca che governano e incanalano le fonti del sapere, come si muove il singolo di fronte a tutte queste scelte? Che cosa fa la società e come sta reagendo il mercato di fronte al cambiamento del punto di vista di chi compra? Il ruolo della persona diventa più determinante? Come superare il collo di bottiglia del nostro cervello? E ancora, come fare a prestare davvero attenzione a tutto ciò che passa sotto gli occhi? Guardiamo al piccolo e perdiamo il grosso? Oppure riusciamo ancora a cogliere il movimento e il flusso del mercato e della informazione? A queste e a molte altre domande hanno risposto i relatori intervenuti in seno al Festival dell’Economia della città di Trento, giunto alla sua V Edizione dal titolo “Informazioni, scelte e sviluppo”.

[audio:http://www.mypodcast.com/fsaudio/liberalcafe_20100609_1046-654759.mp3]
scarica il podcast (7 min)

Quattro giorni di attività, seminari, incontri, sessioni di studio, lezioni, confronti, 42 seminari divisi per sezioni: Focus, Passato e Presente, Testimoni del tempo, Le parole chiave, Dialoghi, Alla frontiera, Visioni, Vero/Falso, Intersezioni. E ancora Incontri con l’autore, Confronti, Il caffé dell’economia, e Il Festival in Piazza, per capire se in questo periodo storico, in cui la informazione è nel mirino, sia di chi la fa che di chi la fruisce, come ben introduce Tito Boeri, anima e responsabile scientifico del festival dell’Economia, ci sono delle speranze per riuscire a trarre il buono (e anche il profitto) dal susseguirsi di innovazioni e di creazioni che si scalzano da un giorno all’altro, lasciando da parte chi non si adegua alle situazioni o non riesce a mantenere alto il proprio standard (in “Mass Media” e “Il futuro dei media e la libertà di stampa”).

Si parte dal presupposto che il mondo della informazione ha cambiato il suo modo di proporsi e anche il suo modo di vestirsi: la pubblicità continua a ricoprire un ruolo importantissimo, sia nei media tradizionali che nei media di nuova generazione, ma si interfaccia con l’audience in modo diverso: è più semplice dare alla gente quello che chiede, come riesce abilmente a fare Google, oppure il rischio di impresa ha ancora il senso storico della imprenditoria editoriale classica? La risposta sembra arrivare a collimare: entrambi i mondi devono trovare un modo per correre parallelamente nella stessa direzione, dare frutti che si compenetrino, non tanto perché la sopravvivenza dell’uno significhi la morte dell’altro, ma quanto perché il rischio è di alimentare lo scontro, come se fosse benzina sul fuoco, perdendo in qualità e in puntualità (in ”Pubblicità” e ”Il collo di bottiglia del nostro cervello”).

Essere visionari serve, certo, ma fa del bene solo chi è visionario ma tiene conto di quello che succede nella contemporaneità: ecco che le nuove tecnologie qui servono, perché aumentano la precisione delle stime, aiutano la ricerca, aiutano le scienze economiche e statistiche, concorrono a creare una informazione più completa e più responsabile, ecco che la scelta di arrivare a una sintesi del sistema, evitando le corse a vuoto e la dispersione, aumenta la perfettibilità dello sviluppo sociale (in ”Informazioni, valori e decisioni”, ”Trasparenza finanza e sviluppo” e ”Statistiche informazioni e politica”).

Non a caso invitata a parlare del suo paese, una delle democrazie più grandi al mondo, la presidente dell’India Council for research on International Economic Relations Isher Judge Ahluwalia, che narra di come in India si sia scelto di percorrere la strada dello sviluppo tecnologico, permettendo all’economia interna del continente di aumentare notevolmente il PIL, importando ed esportando lentamente della nuova tecnologia, strategica allo sviluppo del paese, che forse, con un buon andamento del mercato, riuscirà a portare il continente a uno standard migliore in fatto di qualità nei servizi indispensabili, come ad esempio la scuola e la sanità (in ”L’India e la scuola dell’obbligo: come sostenere l’insegnamento”).

Stare al passo con i tempi è una necessità, non è una scelta, questo lo sottolineano a più riprese i relatori del Festival, è un dato di fatto che mezzi come la televisione e internet riescano a bucare di più e meglio di mezzi come la carta stampata, anche se si tratta di free press o la radio: per questo serve stare al passo, capire se ha più un senso un tabellone pubblicitario lungo la statale o un sito internet, vedere se una relazione fatta di blog, Twitter e social network, definita “all to all” arriva a sintesi più precise della relazione “one to all” classica, monocorda, quella che ci arriva per esempio da un giornale, dove al limite ci si può appellare alla coscienza del direttore scrivendogli una lettera se qualcosa non ci convince. Spiega Tyler Cowen: parlare di economia e di società su un blog è diverso, non ci sono ampi margini di errore, essere corretti e smentiti è una questione di pochi minuti, essere nel giusto ripaga, trovare chi la pensa come te o diversamente da te è utile (in ”L’influenza dei blog sulle scelte della politica”).

Non saranno le innovazioni ICT a salvare il mondo, questo lo sottolineano in molti: si tratta di capire se e come la scommessa vale la pena di essere giocata, dove è che va meglio un eBook e dove invece serve un manuale di carta, quando è che avere in mano un giornale di finanza consente di fare meglio che non con un giornale on line e viceversa; alla fine si parla di costi e di rendite, Google mantiene alto il tenore della propria produzione, grazie al sistema “win & win” che accomuna nello scopo di guadagnare sia chi possiede che chi usa il mezzo, descrive Carlo D’Asaro Biondo di Google; lo stesso non è al momento per chi invece non riesce a coprire il rischio di impresa, perché sul web, il caso “YouTube” insegna, chi ha la idea vincente non solo vince ma sbaraglia, stravince e non ce ne è più per nessuno, perché l’idea giusta in un mondo di algoritmi e cioè matematico è solo una: appunto quella giusta, tutte le altre non sono cattive idee, ma semplicemente non sono giuste (in ”Orientare le scelte in rete: il caso di Google).

I luoghi: Facoltà di Economia, Facoltà di Giurisprudenza, Palazzo Geremia, Teatro Sociale, Fondazione Caritro, Fondazione Bruno Kessler, Castello del Buonconsiglio, Convento Agostiniani, Biblioteca Comunale di Trento, Palazzo della Provincia, Sala Guetti, Sala Filarmonica, Palazzo Thun e Banca di Trento e Bolzano, che hanno ospitato le conferenze, mediamente partecipate con alcune eccezioni di spicco, tutto esaurito in teatro e in piazza per l’incontro con Roberto Saviano autore di “Gomorra” che ha parlato di mafia, violazione della libertà di pensiero e di parola e di omertà dei nostri giorni.

Informazioni su Festival dell’Economia

Di Martina Cecco

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome