Il riformismo socialista cinese fra BRICS e rapporti con il continente africano

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Al 15esimo vertice dei BRICS di Johannesburg, tenutosi dal 22 al 24 agosto scorsi, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping ha affermato due concetti importanti.

Il primo: “Noi (Paesi BRICS) scegliamo i nostri percorsi di sviluppo in modo indipendente, difendiamo congiuntamente il nostro diritto allo sviluppo e marciamo in tandem verso la modernizzazione. Ciò rappresenta la direzione del progresso della società umana e avrà un profondo impatto sul processo di sviluppo del mondo”.

Il secondo: “Le regole internazionali devono essere scritte e rispettate congiuntamente da tutti i Paesi sulla base degli scopi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite, piuttosto che dettate da coloro che hanno i muscoli più forti o la voce più forte. Organizzarsi per formare gruppi esclusivi e confezionare le proprie regole come norme internazionali è ancora più inaccettabile”.

Sottolineando, così, come il compito dei BRICS sia, fra gli altri, quello di “sostenere l’equità e la giustizia e migliorare la governance globale”.

Il Presidente Xi, si è altresì soffermato elogiando il continente africano, con il quale la Cina ha un rapporto di lunghissima data, affermando come esso sia “un serbatoio di saggezza semplice, ma profonda”, ricordando un proverbio africano che afferma: “Se vuoi andare veloce, vai da solo; se vuoi andare lontano, andiamo insieme”.

Le relazioni fra Cina e Africa, infatti, risalgono agli Anni ’60, ai tempi del Grande Timoniere Mao-Tse Tung, il quale, tramite l’allora Primo ministro e Ministro degli Esteri Zhou Enlai, iniziò a intessere relazioni con tutti quei Paesi africani che miravano a liberarsi dal colonialismo occidentale e ad emancipare il Terzo Mondo dagli opposti imperialismi USA-URSS.

Zhou Enlai enunciò, già allora, i principi cardine della politica estera cinese, fondata sul mutuo aiuto: beneficio reciproco attraverso la comune cooperazione, non aggressione e rispetto della sovranità nazionale. Fu così, che, sin da allora, la Repubblica Popolare Cinese iniziò a costruire infrastruttire in Africa, a portare aiuti medici e educativi e a garantire prestiti a tassi agevolati.

Una strategia portata avanti, dopo Mao e Zhou Enlai, da tutti i loro successori e che è alla base della profonda amicizia fra Cina e Africa.

Realtà, entrambe, accomunate dal fatto di essere state preda del colonalismo occidentale, ma che, ciò vale in particolare per la Cina, hanno saputo affrancarsi da tale sudditanza ed emanciparsi, attraverso il socialismo e forme di cooperazione pacifica.

Molto interessanti, in merito ai rapporti Cina-Africa, gli studi della sinologa italiana Alessandra Colarizi e quelli della studiosa statunitense Deborah Brautigam.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

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Nato a Roma nel 1979, è blogger dal 2004 (www.amoreeliberta.blogspot.it). Dal 2000 collabora e ha collaborato con diverse riviste di cultura risorgimentale, esoterica e socialista, oltre che con numerose testate giornalistiche nazionali, fra le quali L'Opinione delle Libertà, La Voce Repubblicana, L'Ideologia Socialista, La Giustizia, Critica Sociale, Olnews, Electomagazine, Liberalcafé. Suoi articoli sono e sono stati tradotti e apprezzati in Francia, Belgio, Serbia e Brasile. Ha pubblicato i saggi "Universo Massonico" (2012); "Ritratti di Donna (2014); "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore" (2019); "L'Altra Russia di Eduard Limonov - I giovani proletari del nazionalbolscevismo" (2022) e "Ritratti del Socialismo" (2023)

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