LUNEDÌ 20 APRILE nella 358esima serata di Lodi Liberale è stato presentato il libro di “L’uomo che sfidò Mussolini. Giovanni Amendola, antifascista liberale”, pubblicato da Editori Laterza, insieme a Antonio Carioti (Giornalista), Elio D’Auria (Già Professore di Storia contemporanea all’Università degli Studi della Tuscia) e Federico Mazzei (Professore di Storia contemporanea alla LUMSA di Roma).
Questa sera presentiamo il libro di un protagonista della prima metà del Novecento che ha a che fare con la Resistenza di cui poche volte si parla, come ad esempio in questo caso. Molti erano gli antifascisti che non erano comunisti e molti sono quelli che hanno concorso alla liberazione dell’Italia, come gli angloamericani, insieme agli internati di militari, una enorme massa che è andata contro la dittatura, senza l’intenzione di instaurarne un’altra, quella comunista.
Giovanni Amendola è morto 100 anni fa, in seguito a una brutale aggressione, era antifascista, eletto tre volte in parlamento e dopo il 10 giugno del 1924 con l’omicidio di Matteotti, ha preso parte alla ritirata dei democratici parlamentari, che non appoggiavano la deriva autoritarissima del fascismo.
“Giovanni Amendola è stato l’uomo che ha cercato di dare uno sviluppo democratico alla situazione politica del primo novecento, filosofo e poi giornalista e politico.” Il professor Antonio Carioti ha fatto un ex cursus storico sulla situazione politica del primo dopoguerra. Ha quindi cercato di capire come erano posizionati i cittadini italiani nei confronti del socialismo e come è stato possibile che il movimento paramilitare fascista abbia preso il sopravvento politico.
“C’è uno scontro tra Amendola e Mussolini nel luglio del 1921 dopo le elezioni, di fronte a lui si trova a dichiarare che il fascismo è una forza militare anti-statale e quindi si presenta come un fermo avversario del fascismo. Mette in guardia prima della Marcia su Roma di un metodo che non è democratico.” Tra Mussolini e Amendola seguono continuamente una serie di scontri, fintanto che Amendola viene aggredito nel 1923, poi seguono le elezioni del 1924 dove porta 8 deputati liberaldemocratici, dopo di che con l’omicidio di Matteotti emerge il problema della gestione della Camera dei Deputati. La situazione è estremamente difficile perché Mussolini alla Camera ha una maggioranza assoluta schiacciante, ma anche al Senato è in maggioranza.
“Amendola scrive sul Corriere della Sera e poi su Il Mondo. Scrive articoli che sono di stampo liberale, che sono di opposizione al governo in carica, pubblica il Memoriale Rossi dove si parla di come il governo sia colpevole di atti di violenza, dunque con il discorso del 3 gennaio 1925 inizia la Dittatura fascista.”
Elio D’Auria ha presentato la figura dell’Amendola filosofo, che ha frequentato tutta una serie di autori mitteleuropei che hanno studiato alcuni concetti importanti, come ad esempio quello della libertà.
“Il mondo teosofico del tempo aveva molte caratteristiche peculiari, il pensiero moderno era importante per chi facesse politica, ma questa conoscenza non era abitudine di tutti i politici italiani. Amendola in questo si distinse, non solo per la conoscenza di Nietzsche, ma anche per gli autori del pensiero classico.”
“Ho cercato di parlare del libro dando un taglio moderno, perché tecnicamente mi è parso – ha detto D’Auria – che si sia formato in modo spontaneo intorno a lui e a partire anche da lui un movimento di eredità liberale nuovo, moderno.”
Il presidente di Lodi Liberale, Lorenzo Maggi, ha voluto mettere in evidenza che questo libro è un contributo intellettuale importante per ricostruire la storia dell’antifascismo.
In ultima battuta è intervenuto lo studioso Federico Mazzei, che ha descritto quest’opera come un tentativo riuscito di percorrere la biografia di Amendola sia come intellettuale, studioso, filosofo, sia la seconda parte della biografia, quella di giornalista e politico. Evitando di cadere in distorsioni in cui sono incappati anche i suoi conoscenti, per esempio Prezzolini e Gobetti.
“La concezione della politica in Amendola è particolare, perché egli cerca di coniugare la questione morale con la questione sociale: non a caso cerca di partire con le sue riflessioni politiche, dal substrato religioso italiano, da lì cercando di innestare un senso sociale diverso, antigiolittiano liberale, una novità rispetto alla generazione di cui è esponente.”
A ridosso della Grande Guerra si allinea con Salvemini sulla questione libica in chiave di politica estera, emerge in questo libro il rapporto tra Amendola e il cattolicesimo politicizzante, prima del Patto Gentiloni.
“Amendola insieme a Turati e De Gasperi è stato un indiscusso protagonista dell’antifascismo italiano, come si descrive in questo libro.”
MC












