Giustizia dell’altro mondo #1

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di Enrico Gagliardi

Le inchieste giudiziarie che da Nord a Sud investono l’Italia dimostrano, per chi non l’avesse capito ancora, che il nodo della giustizia rappresenta ad oggi forse la macro questione di questo paese dalla risoluzione della quale discendono a cascata innumerevoli ulteriori questioni.

Il clima politico non aiuta certo la risoluzione di questi problemi e una riforma condivisa dell’intero sistema giustizia non appare ad oggi, purtroppo, possibile sebbene auspicabile. Il clima politico non aiuta nemmeno ad ammansire gli animi della popolazione che ormai, totalmente sfiduciata da indubbi comportamenti illeciti di certa classe dirigente, è sempre più pericolosamente spinta verso derive giacobine della giustizia penale.

In molti parlano ma nessuno sembra davvero intenzionato a mettere mano in chiave liberale, come una sana democrazia meriterebbe, ad un bubbone del genere. Le proposte sono tante, alcune decisamente interessanti come quella del Ministro della Giustizia ombra del PD il quale propone un collegio di tre giudici per decidere sulle ordinanze di custodia cautelare. Dichiarazioni che però sono destinate a restare parole vuote se non si decide veramente di mettersi al tavolo per attuare riforme condivise che ovviamente non delegittimino né indeboliscano la magistratura.

Serve insomma dimostrare che una giustizia liberale è possibile, serve dimostrare che in una vera democrazia il processo penale non ha una valenza etica ma rappresenta “solo” l’accertamento di una verità processuale tramite l’acquisizione delle prove al termine del quale un magistrato terzo ed imparziale davanti a due parti in contraddittorio decide circa la colpevolezza o l’innocenza di un soggetto.

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