Westminster system supera tutti. Come sempre

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di ANTONIO PICASSO

Mentre prosegue lo spoglio delle schede, il Regno Unito si conferma essere la società più multietnica e multirazziale di tutta Europa. Per certi aspetti una sorta di immagine speculare degli Stati Uniti. L’elezione alla Camera dei Comuni di due candidate musulmane per il Partito laburista, Shabana Mahmood e Yasmin Qureshi, rappresenta un ulteriore passo in avanti nella evoluzione culturale e sociale del Paese. Nel 1997 Mohammad Sarwar era stato il primo politico britannico di religione islamica a varcare la soglia di Westminster, sempre ai Comuni. Dieci anni dopo, Sayeeda Warsi venne eletta baronessa, quindi Pari d’Inghilterra. Spetta dunque a lei il primato assoluto come donna musulmana membro del Parlamento britannico. Tuttavia il potere limitato all’ambito giuridico riservato alla Camera dei Lord non ha nulla a che vedere con la rappresentatività implicita nei Comuni: quintessenza del potere legislativo nella storia costituzionale di tutte le democrazie. Le neoelette Mahmood e Qureshi potranno interpellare direttamente il Governo – di qualsiasi colore esso sarà – sulle questioni che ritengono prioritarie e sulla base delle esigenze delle loro circoscrizioni elettorali, rispettivamente quella di Birmingham Ladywood e Bolton South East.

Shabana Mahmood, nata e cresciuta nel collegio che l’ha eletta, ha 29 anni, si è laureata in legge a Oxford ed è già barrister, vale a dire dispone dei titoli d’avvocatura per patrocinare le cause presso le Corti superiori. Politicamente è figlia d’arte. Suo padre Mahmood Ahmed, un ingegnere emigrato dal Pakistan, è tuttora una delle voci più ascoltate nella sezione locale del Partito laburista. La neoeletta è cresciuta a “pane e politica” quindi e fin da subito si è dovuta confrontare con gli ostacoli che una ragazza musulmana, con ambizioni di attivismo sociale, può incontrare in seno alla propria comunità. Ancora ieri, appena saputo il risultato del voto, la Mahmood ha ammesso di temere una reazione di indifferenza da parte degli “uomini asiatici o musulmani del suo collegio”. In un servizio del 2008 pubblicato dal Birmingham Mail inoltre, si sottolineava come Shabana Mahmood rischiasse di essere esclusa dalla corsa al voto per “nepotismo”, in quanto la visibilità politica del padre potesse facilitare eccessivamente la campagna elettorale della figlia. In realtà questa si è svolta nel rispetto più assoluto del fair play britannico. La Mahmood ha dovuto rivaleggiare contro un’altra candidata di origini asiatiche, kashmire in particolare: Nusrat Ghani, che correva per il Partito conservatore. Il collegio di Birmingham Ladywood conferma anche in queste elezioni la sua identità multietnica, che ne fa un elemento di forza, quanto di difficoltà quotidiane, le quali devono essere affrontate dal proprio rappresentante a Londra. La circoscrizione infatti è appesantita da un tasso di disoccupazione che nel gennaio 2009 ha superato la preoccupante soglia del 10%. Shabana Mahmood inoltre va a sostituire Clare Short. È uno scettro pesante quello che viene raccolto dalla giovane avvocatessa musulmana. La Short infatti è un’attivista di lungo, eletta ai Comuni fin dal 1983. Cattolica, nordirlandese, si è sempre schierata contro il terrorismo dello Sinn Fein negli anni Settanta. Poi si è impegnata affinché per l’aumento delle risorse spese dal Governo a livello internazionale in favore dei diritti umani. In questo senso l’erede della Short non sembra da meno. L’Onorevole Mahmood vanta nel suo curriculum politico l’opposizione alla guerra in Iraq, voluta dall’esecutivo laburista di Tony Blair.

Di tutt’altro genere è il caso di Yasmin Qureshi. Sebbene con la sua collega di Birmingham condivida le idee laburiste e la preparazione professionale di avvocatura. Oltre alla fede islamica, si intende. La Qureshi è nata nel 1972 in India, nello Stato del Gujarat, da dove proveniva lo stesso Gandhi. Tuttavia Yasmin Qureshi ha sempre sottolineato l’appartenenza alla minoranza islamica nel suo Paese di origine e nella stessa Gran Bretagna, dove ha svolto anche il ruolo di Presidente del Pakistan Club locale. In politica si è concentrata prima nel settore dell’educazione, poi in quello dei diritti umani e come penalista internazionale. Per il primo settore ha fatto da consulente all’ex Sindaco di Londra, Ken Livingstone. Successivamente è approdata all’Onu, nell’ambito della missione in Kosovo, assumendo la guida della Sezione di Giustizia Penale. La circoscrizione elettorale che Yasmin Qureshi va a rappresentare è caratterizzata da minori difficoltà sociali rispetto a quella messa nelle mani di Shabana Mahmood. A Bolton South East infatti, il Labour è una tradizione incontrastata fin dalla fondazione della circoscrizione elettorale, che a onor del vero è comunque recente (1983). Qureshi va a sostituire Brian Iddon, classe 1940. Come Clare Short, 64 anni, anche Iddon si è ritirato a un’età che, secondo gli standard d’oltre Manica, è più che superata per fare politica attiva.

L’elezione di Mahmood e di Qureshi, due giovani attiviste, è di portata storica perché concede alle donne musulmane una loro diretta rappresentanza ai Comuni. Questo è un passo politico fondamentale nel processo di emancipazione femminile nell’ambito dell’Islam britannico. Le cittadine musulmane del Regno Unito – Paese dove le pari opportunità vengono risolte nel modo più pratico e soprattutto rapido – avranno la possibilità di confrontarsi con due loro rappresentanti che da oggi fanno parte dell’establishment nazionale. Queste, sulla base delle condivise affinità culturali, avranno una diretta percezione dei problemi vissuti dalle loro concittadine. Ancora una volta Londra offre un esempio di come fare politica nel Terzo Millennio: all’insegna del dinamismo e superando i muri culturali. Adesso, affinché Westminster sia davvero alla pari del Congresso Usa a Washington, resta solo un ostacolo, vale a dire la trasversalità di questo melting pot all’interno della sua classe dirigente. Step by step all’obiettivo ci arriveranno anche i tory di Cameron e i Lib-Dem di Clegg. Le evoluzioni sociali inglesi hanno sempre tenuto una velocità elevata, senza paragoni nel resto d’Europa.

Pubblicato su liberal dell’8 maggio 2010

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