Siamo all’anno di disgrazia 1993. Ovvero quando, come e perché tutto cominciò…

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Fin da bambini ci hanno spiegato che, prima o poi, l’Apocalisse sarebbe arrivata.

Caldo, siccità, crisi economica, pandemie, mancanza di gas, guerre….

Iniziammo a pensare che, quelli che ci avevano raccontato questa storia, potessero avere ragione il giorno in cui, il 13 febbraio 2021, Mario Draghi venne nominato Presidente del Consiglio in Italia.

Uno che, nel 1992, aveva proposto e promosso la liquidazione delle aziende di Stato.

Liquidazione alla quale il Presidente (con la P maiuscola) Bettino Craxi si sarebbe sempre opposto…e sappiamo che fine gli fecero fare.

Avemmo la quasi certezza che l’Apocalisse (dal greco “rivelazione”) si sarebbe palesata con il riaffiorare di un conflitto mai sanato ad Est; con l’aumento in Europa di un’assurda russofobia; con le richieste continue di armi da parte di un comico mediocre, che nel frattempo aveva messo al bando l’opposizione del suo Paese; con le richieste di allargamento della NATO da parte di Paesi neutrali; con l’invio delle suddette armi su richiesta dello Zio Sam da parte di governi ormai sempre più preda della follia che, ciliegina sulla torta, si erano messi a sanzionare una potenza economica che forniva loro il gas. Una cosetta da poco, insomma.

Tutto questo ha comunque origine nell’anno di disgrazia 1993, se non poco prima.

Disattendendo il risultato del referendum sulla conservazione dell’URSS, del 17 marzo 1991, nel quale la maggioranza assoluta (77,8%) dei cittadini sovietici decretava il mantenimento dell’Unione Sovietica e non il suo smantellamento, ad Est fu il caos.

Nascevano tante repubbliche “indipendenti” (ma che presto diverranno più o meno amiche dello Zio Sam) guidate da ex notabili comunisti ormai diventati padri padroni, manovrati dalle oligarchie locali e avviati verso un liberal capitalismo che avrebbe affamato i rispettivi popoli.

Lo scrittore Eduard Limonov fu il primo e unico a denunciare che, in quelle repubbliche, per i russi sarebbe stata la fine e che lo scoppio di guerre civili sarebbe stato fin troppo concreto.

Tutti aspetti che, di lì a poco (e lo vediamo soprattutto in questi mesi), sarebbero stati confermati.

In Europa e, in particolare in Italia, in quegli anni si defenestrava un’intera classe politica che, nel bene o nel male, aveva mantenuto un minimo di dignità e democrazia.

Nonostante la DC che, comunque, era e rimane ancora un serio problema (ma non divaghiamo).

Si tagliava la testa a Bettino Craxi in primis, reo di averla altaza, anni prima, con gli USA e di opporsi alle privatizzazioni selvagge.

Dal 1993 in poi governerà unicamente l’alta finanza, un’economia della crescita deregolamentata, i cittadini diventeranno sempre più apatici, ignoranti (con una scuola che finirà per diventare poco più di una pro forma), menefreghisti, perché tanto le decisioni saranno prese altrove: a Washington o a Bruxelles (cavoletti!).

Arriverà il berlusconismo, il prodismo, il renzismo, il salvinismo, il grillismo, il montismo, il draghismo, il melonismo.

Arriveranno personalismi esasperati e esasperanti che faranno credere, agli elettori, di contare qualcosa.

Arriverà il Covid e arriverà chi, irresponsabilmente, toglierà quel minimo di restrizioni indispensabili a preservare soprattutto le categorie più fragili (che sono preservate più dalle restrizioni che dai vaccini che, okay, possono anche andare bene, ma le restrizioni sono più efficaci).

Arriverà l’estradizione di Assange e il Vaso di Pandora sarà definitivamente scoperchiato.

Arriverà lo Zio Sam che farà accordi con gli islamisti e inviterà i suoi amici “democratici” a fare altrettanto e a dichiarare terroristi coloro i quali, pochi anni prima, li stavano combattendo.

Tutto ciò in barba ai saggi consigli del Washington Post e della sana opposizione di Ron Paul, Rand Paul e Tulsi Gabbard (che i media italiani, ovviamente, ignorano, preferendo dare spazio al fatto che una tizia sconosciuta ha scoperto come parlare in corsivo).

Arriverà “(verrà) la morte e avrà i tuoi occhi”, scriveva Cesare Pavese per indicare la fine straziante di un amore, che chiude ogni possibile speranza sul futuro.

Perché senza amore non c’è nessun futuro.

Già Pier Paolo Pasolini ci aprì gli occhi, con il suo pessimismo, verso una classe politica senza amore, arroccata su posizioni di potere. Servile, ipocrita.

Ma la classe politica non è che espressione di un Paese, di un popolo silente e che, forse, tutto sommato, quel potere brama.

Anziché prenderlo in giro. E, semplicemente, abbatterlo.

Quando nel 2013 riportai Ilona Staller Cicciolina in politica, pianificandone la campagna amministrativa per Roma (evento di cui parlò tutto il mondo, ma molto poco se ne parlò in Italia, al punto che tentarono di ignorare la notizia), sapevo esattamente cosa stavo facendo.

Eravamo in piena era Monti e contrapponevo, alle mummie liberali, il caro vecchio sesso Anni ’70.

Poco importa se i liberali tentarono di boicottarci.

Il gioco, ormai, era fatto.

Non so se oggi cose di questo tipo sarebbero ancora possibili.

Non so se questa torrida devastante estate finirà.

Non so se questo folle 2022 terminerà e come terminerà.

Non avere certezze è già molto.

Perché qui, cari miei, in un’epoca in cui tutti sembrano esperti di tutto, è meglio fingere di non capirci un cazzo.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

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