L’equilibrio e la razionalità della Cina di fronte al conflitto russo-ucraino

0
258

Già prima dello scoppio del recente conflitto russo-ucraino, il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, si era espresso alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza nella ricerca di: “una soluzione pacifica che garantisca sicurezza e stabilità in Europa”, sottolineando come “nessuno è al di sopra del diritto internazionale”.
In particolare, relativamente all’Ucraina, aveva affermato – ammonendo tanto gli USA che la Russia e l’UE – che “L’Ucraina deve essere un ponte che unisce Est e Ovest e non una linea di fronte per una competizione tra diverse potenze”.

E il governo socialista cinese, attraverso il suo Ministro degli Esteri, anche in quell’occasione, aveva ribadito due concetti fondamentali.

Il primo affermando: “si è tornati ad una mentalità da Guerra fredda, ma è sbagliato riportare indietro le lancette della Storia. Per trasformare il mondo in un posto migliore, i Paesi devono lavorare insieme, in un clima fondato sulla cooperazione, non sulla competizione”.

Il secondo facendo riferimento alla lotta mondiale contro una pandemia difficile, peraltro non ancora totalmente debellata: “Dopo la pandemia l’economia mondiale si sta riprendendo lentamente e, per avviarci verso un progresso sostenibile, ci appelliamo a tutti i Paesi per agire insieme”.

Pochi giorni fa, il Presidente cinese Xi Jinping, nei colloqui con Biden ha affermato, ancora una volta, cose di totale ragionevolezza: “Un conflitto non è nell’interesse di nessuno. Le relazioni tra Stati non possono arrivare alla fase dello scontro militare”, senza peraltro dimenticare le responsabilità dirette degli USA nell’alimentare il conflitto, tanto che il portavoce del Ministero degli Esteri, Zhao Lijian, aveva ricordato, poco prima dei colloqui che “la Cina fornisce all’Ucraina cibo, latte in polvere, sacchi a pelo, trapunte e materassini impermeabili, ma gli USA offrono armi letali. Non è difficile per le persone giudicare se cibo, sacchi a pelo o armi sono più essenziali per la popolazione ucraina”.

L’Ansa del 20 marzo, ha riportato le recenti dichiarazioni del Ministro degli Esteri cinese Wang, che, ancora una volta, dimostrano equilibrio, razionalità e capacità diplomatica: “La Cina continuerà a formulare giudizi indipendenti basati sul merito della questione e in un atteggiamento obiettivo ed equo. Non accetteremo mai alcuna coercizione e pressione esterna e ci opponiamo anche a qualsiasi accusa e sospetto infondati contro il nostro Paese” Ribadendo che “la soluzione a lungo termine è abbandonare la mentalità della Guerra Fredda, astenersi dall’impegnarsi in scontri di gruppo e formare veramente un’architettura di sicurezza regionale equilibrata, efficace e sostenibile. Solo in questo modo si può raggiungere una stabilità a lungo termine nel continente europeo”. “Il tempo dimostrerà che la posizione della Cina è dalla parte giusta della Storia”, ha concluso Wang.

La Cina, guidata da Xi Jinping, ha ampiamente dimostrato, anche durante la pandemia (che non è finita, ma che anche la Cina si trova ancora, in questi giorni, a contrastare), di aver saputo adottare misure serie e pragmatiche (secondo il principio scientifico “tracciare, testare, trattare”). Fuori da ogni complottismo e da ogni tesi anti-scientifica o fantascientifica. Esattamente come ha fatto l’altrettanto socialista isola di Cuba, che per la Cina è un partner serio e importante.

Esattamente un anno fa, nel febbraio 2021, la Repubblica Popolare Cinese, aveva posto fine alla povertà assoluta, riportando il dato che ben 98,99 milioni di persone erano riuscite a migliorare le proprie condizioni di vita. E che le 832 aree rurali più svantaggiate del Paese, avevano subito profonde trasformazioni che avevano garantito loro alloggi più confortevoli, servizi pubblici, migliori opportunità di lavoro, di istruzione e migliori infrastrutture.

Risultati notevoli in un Paese passato storicamente dal feudalesimo al colonialismo, sino alla rivoluzione maoista prima e “socialista con caratteristiche cinesi” dagli Anni ’70 in poi. Ovvero permettendo la proprietà privata, ma ponendola al servizio della comunità e sotto il controllo della comunità stessa e non del profitto.

La Cina è dunque rimasta un Paese socialista, ma non dogmatico e che non vuole imporre il suo sistema ad altri.

Dialoga e commercia con tutti i Paesi e non ha altro interesse a fare questo. Ha creato partnership alla pari in Africa e America Latina. Ha mantenuto il suo sistema socio-economico e politico, adattandolo alla mentalità cinese e dialoga con tutti i partiti comunisti del mondo, ma non volendo imporre la sua visione.

Nel maggio 2021, il governo cinese ha organizzato un convegno mondiale dei 58 partiti marxisti-leninisti del mondo, ciascuno con le proprie peculiarità e differenze.

Il Presidente Xi Jinping ricordò allora come il marxismo sia “pieno di vitalità nella Cina del XXI secolo” e come esso sia “teoria scientifica che rivela i modelli alla base dello sviluppo della società umana”, rappresentando “il formidabile strumento teorico che usiamo per capire il mondo ed effettuare il cambiamento”.

Ora, si può essere marxisti o meno. Si può essere socialisti oppure no. Ma qualsiasi persona dotata di logica, soprattutto se sfruttata, può rendersi conto di come i conflitti, le guerre, la mancanza di dialogo, cooperazione e lo sfruttamento (sia delle risorse naturali che della forza lavoro), non possano che essere uno svantaggio per tutti. Sempre e comunque. E la Storia lo ha ampiamente dimostrato in ogni e per ogni Paese al mondo.

La Cina del XXI secolo sembra essere fra i pochi Paesi al mondo ad aver imparato tale lezione e a trarne insegnamento.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome