Gli Usa chiamano l’Europa: rinsaldare l’alleanza transatlantica contro il gigante cinese

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Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Susanna Ceccardi, parlamentare europeo della Lega

“Per la Cina, qualsiasi tentativo d’influire sulle sue istituzioni e pratiche interne provoca un profondo risentimento”, scriveva Henry Kissinger nel 1974. Un concetto che si può facilmente estendere ad altre zone del mondo come i Paesi arabi, e che è ancora validissimo. Nel 2021 la Cina è quella di sempre, il fondamentalismo islamico è quello di sempre, nel frattempo Stati Uniti ed Europa continuano pericolosamente a rimettere in discussione i propri valori e radici, praticando una sorta di auto-cancellamento.

Non tutto è perduto però, e devo dire che torno rinfrancata da una missione da parlamentare europea a New York come membro della Commissione Affari esteri. A volte l’Italia sembra l’epicentro culturale del tentativo di autodistruzione dell’Occidente, quindi assumere una prospettiva internazionale non può che far bene. Oggi mi sento più ottimista grazie ai meeting a cui ho preso parte alle Nazioni Unite, agli incontri con diplomatici di spicco, tra cui il nostro console a New York Fabrizio Di Michele, o, ancora, grazie al piacevolissimo tempo trascorso con i giovani Repubblicani, compreso, tra di loro, il simpatico e molto preparato Andrew Giuliani, figlio di Rudolph, il sindaco di New York, che resta un modello insuperato nella lotta al degrado e alla criminalità.

È vero, veniamo da tempi durissimi, culminati nell’abbandono della missione in Afghanistan. Il relativismo culturale che ha portato avventatamente a parlare di dialogo con dei fantomatici talebani moderati si mescola alle pressioni che sull’Occidente vengono sempre di più dalla Russia e dal gigante cinese. Ma ho percepito nettamente, in America e alle Nazioni Unite, la consapevolezza che partite enormi, come quella per il primato delle nuove tecnologie, debba essere vinta, e che lo si possa fare solo senza scendere a compromessi sul terreno che racchiude diritti umani, diritti civili e diritto alla privacy. Più in generale, si avverte il desiderio crescente di recuperare la credibilità dell’Occidente e di rinsaldare l’alleanza atlantica. Obiettivi per i quali Joe Biden non è l’uomo adatto, e le elezioni in Virginia hanno dato un chiaro segnale in questo senso. Biden continua a ripetere “America is back”, ma l’America stava tornando semmai con Donald Trump: basti pensare al gigantesco passo in avanti compiuto sotto il suo mandato con gli Accordi di Abramo tra Usa, Israele, Emirati Arabi e Bahrein.

E l’Italia in questo scenario? Grazie al mio ruolo di parlamentare europeo, e in missioni come quest’ultima a New York, mi sono resa conto di quanto il nostro meraviglioso Paese sia apprezzato Oltreoceano. La pandemia non ha scalfito la nostra credibilità e, al contrario, il modo in cui ne stiamo uscendo ci sta proiettando in una luce migliore, sicuramente anche grazie all’autorevolezza internazionale del premier Draghi. Il nostro Pil sembra destinato a risalire più velocemente rispetto agli altri Paesi europei. In questa congiuntura positiva, credo che coltivare relazioni oltreoceano sia fondamentale per la nostra economia, per la nostra politica e soprattutto per un’alleanza comune a livello occidentale che difenda i nostri valori e il nostro futuro.

Mutuato da ATLANTICO QUOTIDIANO

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