L’ordine di Babele. Le culture tra pluralismo e identità

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Nella 57esima serata di Lodi Liberale di lunedì 11 giugno 2018 è stato presentato il libro di Sergio Belardinelli L’ordine di Babele. Le culture tra pluralismo e identità” edito da Il Rubettino, insieme all’autore, Sergio Belardinelli, che insegna Sociologia dei processi culturali, Raimondo Cubeddu filosofo e intellettuale, Lorenzo Maggi e Alberto De Luigi dell’associazione Lodi Liberale.

Un libro molto denso anche se leggibile e di stretta attualità, in una maniera articolata e profonda, tratta le tematiche di interesse nella società di oggi, lette dal punto di vista delle persone, dove sicuramente ci sono riflessioni su temi che si intrecciano come il pluralismo, il confronto, la globalizzazione, le migrazioni, le diversità e ci sono delle argomentazioni inerenti il rapporto tra verità e democrazia.

I sei capitoli di questo libro vertono su temi di scottante attualità: l’identità e il pluralismo culturale; il dialogo tra differenti culture; il rapporto tra pluralismo, democrazia e verità; la religione e la ricerca di un’identità aperta, non aggressiva, ma nemmeno remissiva; il realismo e l’utopia in una società secolare e, infine, il tema della città. Il filo rosso che li tiene insieme, sullo sfondo della crisi dell’identità europea, è rappresentato da un ideale antropologico universale, che si esprime soprattutto come trascendenza e come linguaggio. La pluralità delle lingue, al pari della pluralità delle culture, questa la tesi che ricorre in tutti i capitoli del libro, rappresenta una grande opportunità per arricchirsi reciprocamente, non un limite o la conseguenza di un peccato. È perché gli abitanti di Babele hanno deciso di sacralizzare la loro lingua che Iddio li punisce, ristabilendo l’antico ordine, ossia la pluralità.

“Si tratta anche di una riflessione sul ruolo dell’Europa e sul rapporto tra la cittadinanza e la democrazia – secondo Maggi – nel tempo dei partiti che si pongono lo scopo di lavorare per mezzo delle fake news e della democrazia diretta decisionale, on line.”

Secondo quanto si conviene la direzione della politica attuale sarebbe quella di uno vale uno, contro il principio della validità degli argomenti e delle decisioni, a prescindere dal concetto di legittimazione della realtà stessa. La società, secondo Maggi, è incerta, ma presenta un aspetto che non viene ripensato cioè la capacità di fare delle scelte.

In passato, secondo l’autore del libro, la vita non era meno incerta che adesso, ma la percezione e il ruolo dell’individuo erano più segnati.

“Il libro consiste in 129 pagine in cui l’autore condensa temi e punti di riferimento sintetizzati dal punto di vista di uno studioso e pensatore, perché ci sono i temi che stanno particolarmente a cuore e vengono citati gli attori della scena filosofico politica moderna, che hanno il loro ruolo in questa quadratura, semplice e diretta.” Secondo il Professor Raimondo Cubeddu nel libro traspare la visione filosofica dell’autore, oltre al concetto strettamente sociologico in sé.

ESSERE INGENUI ABBASTANZA DA DIRE QUELLO CHE SI VEDE, COME NELLE FAVOLE

La dimensione della trattazione mette in luce con l’Ordine di Babele – titolo che viene spiegato nel primo capitolo – la punizione, la simmetria, la hybris di oggi, che colpisce l’uomo quando vuole andare troppo in alto oltre la coscienza dei propri limiti. Il tema constante del libro rimane quello: le persone hanno perso il senso del limite e della misura e naturalmente si sbanda, da tutti i punti di vista, ha detto Cubeddu.

“Leo Strauss inizia il suo saggio (Atene e Gerusalemme) dando importanza alla vitalità della cultura occidentale che poggia su una questione irrisolta ed irrisolvibile, tra filosofia e religione. Tale contrasto non si può sciogliere, è il problema teologico e politico intrinseco della nostra cultura. Esso va rispettato in senso reciproco. Una delle cose che ha maggiormente contribuito al periodo di crisi e di incertezza che stiamo attraversando – secondo Cubeddu – è il fatto che uno dei due antagonisti, è sparito: nel mondo occidentale il grande problema è la sparizione della religione come era stata concepita per secoli e come aveva svolto la sua funzione.”

“La lunga andata, la lunga durata verso il Giudizio Universale aveva una prospettiva eterna, su cui si poteva dissentire e da cui ci si poteva distaccare, però era qualcosa di forte, di pensato bene e di duraturo che induceva a riflettere. La secolarizzazione ed il relativismo che sono esposti nel libro e denunciati da Bernardinelli sono iniziate proprio quando l’Europa si è aperta al multiculturalismo.”

RELATIVISMO O POLICENTRISMO?

Secondo Cubeddu il fondamento della democrazia è comunque il relativismo. La versione di Kelsen è la versione canonica della democrazia. Kelsen ritiene che la democrazia sia collegata a istanze di partecipazione e persino a forme di governo pubblico del privato e fissa una concezione mediana di democrazia, alternativa sia al liberalismo che al socialismo.

“Non ci rendiamo conto del cambiamento perché abbiamo dovuto dimenticare due cose sostanziali: che la democrazia è un processo decisionale che si svolge all’interno di una comunità, originariamente quella Ateniese, che attualmente non è assembleare e lo abbiamo mutato in qualcosa che non è una comunità, ma uno Stato moderno, non fondato sulle persone, ma fondato su una società.”

DEMOCRAZIA NON E’ SENZA LA COMUNITA’

“Pericle dopo la Guerra del Peloponneso, di fronte ai morti in Salamina, dichiarava (tramandato da Tucidide) che le persone morte in battaglia, sono morte per difendere la democrazia. Facendo non confliggere le scelte individuali con la collettività.”

SIAMO CONVINTI CHE ORMAI IL CAMBIAMENTO SIA DEFINITIVO, MA NON SIAMO ALLA FINE

Secondo Cubeddu c’è una diversa dimensione religiosa più blanda e melensa che non consente di fare da collante, in società che sono senza una Confessione, in un contesto di pluralità di religioni, che ha una destinazione ancora non realizzata: una parte consistente della popolazione moderna è laica e atea. Questo va ad aggiungersi alla crisi delle religioni nel Mondo occidentale, anche se per certi versi è enfatizzata oltre il vero. In una sorta di ateismo di massa, dove “tutto è lo stesso”, senza punti di riferimento.

Se non ci sono punti di riferimento allora per questo tutto diviene incerto: liberisti in morale e statalisti in politica e in economia, dice l’autore. In una dimensione limitata al soddisfacimento istantaneo dei bisogni, che si riflette anche sull’aspetto ecologico, non solo sociale. Il grande cambiamento filosofico classico avviene quando la virtù e la politica iniziano ad essere un obiettivo comune che si accompagna alla fama e alla gloria, un paradigma che è del tutto discutibile.

L’autore presenta il suo testo come un prodotto che ha a che fare molto con la politica, comprende temi come il relativismo, la democrazia e la religione, che sono suoi tipici argomenti di trattazione; per questo l’autore si è soffermato su un punto che è la questione cruciale – a suo dire – del periodo. Si tratta dell’individuazione del limite. Un limite rispetto alla società a Dio, alla natura.

“Da che mondo è mondo la filosofia ha lavorato sui limiti, facendo riferimento a uno degli elementi come ragione, Dio o natura o tutti, o alcuni. Lì si giocava la partita della filosofia. Oggi siamo costretti a riprendere il discorso.” Secondo Belardinelli il senso complessivo, del libro, parte dal titolo.

PLURALITA’ COME ORDINE RISPETTO A BABELE

“La pluralità di adesso è come quella del Libro, non scaturisce da un peccato d’orgoglio, ma prima ancora che gli uomini decidessero di costruire la famosa Torre, i figli di Noè erano già sparsi su tutta la terra, ciascuno con la propria lingua. Ma la pluralità delle lingue non impediva che gli uomini parlassero la stessa lingua biblica, che consentiva loro di essere una specificità in una unità generale!

Il volersi dare una lingua che non facesse riferimento a Dio si configura come una vera e propria sacralizzazione indebita. Nessuna lingua ha il diritto di fare Sacra se stessa. Questo è il concetto che l’autore intendeva esprimere con il suo testo, dove la posizione di Dio acquista una luce differente.

LA DISTANZA TRA SACRO E NON SACRO

Esistono processi secolari che sono divenute religioni senza Dio, che hanno una forza impetuosa, altre religioni che sacralizzano in nome di Dio, altre che sono Religioni nel senso originario del termine.

“Le difficoltà dell’Islam è di riconoscere la pluralità, come certe ideologie europee sono nate per essere assolute. Ma la risposta si riassume nel libro della Genesi. L’Ordine di Babele in questo libro viene visto come pretesto per parlare della cultura delle persone.” Secondo l’autore dunque gli uomini hanno con la natura un rapporto mediato, indiretto, come diceva Georg Simmel, uno dei “fondatori” della sociologia con Émile Durkheim e Max Weber, che nonostante non abbia fondato una “scuola”, né molti si siano dichiarati simmeliani ha messo giù le basi per un’antropologia che descrive la differenza tra animali e esseri umani nel vivere le faccende naturali, come mangiare, bere, accoppiarsi.

LE PERSONE NON SONO MONOLITI CHIUSI

“La cultura per l’uomo è fondamentale, l’uomo nasce in una struttura sociale configurata precisa che fa enorme differenza tra le persone. Tuttavia nessun uomo è totalmente riducibile alla cultura in cui nasce.” Essere animali culturali – nel nostro caso occidentali – non ci impedisce di capire gli uomini che nascono in altre culture. La pluralità delle culture è una specie di corollario della pluralità dell’uomo!

“La possibilità di intenderci gli uni con gli altri non implica che si debba cambiare, ma implica che ciascuno di noi abbia un habitus formato a riflettere su chi si è e sulla cultura che ci è propria. Nella misura in cui siamo in grado di riflettere su noi stessi siamo in grado di capire anche gli altri.”

IL DIALOGO SECONDO LA METAFORA DELLA TRADUZIONE LINGUISTICA

“Tendiamo a pensare alle altre culture iniziando dalla lingua. Come primo elemento. Nelle lingue si sedimentano le culture. Quando si traduce un testo, il risultato però è ottimale solo se si conosce bene sia la lingua da cui si traduce, che la propria lingua, per rendere l’idea e per alzare la qualità della traduzione”.

In sintesi, per conoscere e capire gli altri non bisogna annullare se stessi, ma insistere sulla propria identità.

Quindi: per comprendere le altre religioni, ad esempio, bisogna capire che cosa sia la religione per se stessi. Altrimenti, oltre che essere difficile capire gli altri, diviene complesso anche capirsi tra persone che hanno la stessa cultura. Finendo che non ci si capisce più.

A cura di Martina Cecco

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