Africa: ci vuole la spinta popolare

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Il Nobel a Trento per parlare di istruzione e di scolarizzazione

di Martina Cecco

A parlare dell’Africa e del suo fondamentalismo è Mario Raffaelli, inviato straordinario del Governo italiano per la Somalia. “La Somalia è l’unico paese africano a non avere un vero e proprio governo centrale, ha una unica etnia, una unica lingua, una sola religione.” Sul secolo scorso: “Il colonialismo ha portato in Africa imprenditori e proletariato, al punto che la percentuale di europei o americani lì per lavoro raggiungeva quella della popolazione locale in quasi tutti i paesi del Sud-Africa interessati.”

Ma non si ferma a questa constatazione Raffaelli, interessato a spiegare il perché di una tragedia umanitaria che non ha un filo conduttore uniforme nella storia del continente: “L’Italia, grazie proprio a questa sua conoscenza del continente, per la posizione che ha, dovrà trainare il resto d’Europa, vista la situazione creatasi dalla guerra civile in poi. In terrorismo e il fondamentalismo, in Africa, sono combattuti con il regime militare e non con le politiche democratiche. Nelle “coorti islamiche” * si consuma la peggiore catastrofe umanitaria del mondo, per colpa del radicalismo islamico, ci vuole la spinta popolare.”

Sono più di sei mila le borse di studio che la Fondazione “Rita Levi-Montalcini” Onlus ha fino ad ora destinato alle donne africane che hanno potuto usufruire della opportunità di studiare. L’obiettivo è di arrivare alle dieci mila per l’anniversario della fondazione, che sarà il 23 settembre prossimo.

A dare una spiegazione al titolo dell’incontro “Istruzione: chiave dello sviluppo” è Sareda Calì, dell’Associazione – Una scuola per la vita. L’Associazione si occupa di scolarizzazione, con un progetto in atto per la realizzazione di un centro scolastico ad Afgooye. 70 ettari da destinare a donne adulte per la loro istruzione e formazione. “L’istruzione è fondamentale specie per le donne” – si pensi che il 90% dei progetti di Microcredito approvati sono in favore delle donne, per quanto riguarda l’Africa – “In Somalia le donne non contano, se le donne non contano non possono salvare il paese”.

Istruzione è una parola che tanto vuol dire anche e specialmente per il testimone di eccellenza della serata, Rita Levi Montalcini, 99 anni “A pochi mesi dai 100 anni” ci tiene a specificare in apertura, 100 anni spesi tra studio, scienza e cultura, ma con un piccolo grande desiderio: quello di curare il popolo africano dalla lebbra “Ma non ho mai avuto l’opportunità di farlo” specifica lei. Un piccolo sogno che nell’arco di una intensa vita di cultura ha bussato al presente, realizzandosi proprio nella Fondazione omonima, “Rita Levi Montalcini” Onlus, fondata “con la compianta sorella” venuta a mancare poco più di un anno fa.

E sull’Africa non ha dubbi, lei che non ci sente tanto bene ma sa pensare: “Quello che manca è la parte delle donne” Spiega il Nobel Rita Levi Montalcini “Le piaghe dell’Africa sono l’analfabetismo, la mancanza di istruzione e il fondamentalismo”. Insiste sul fondamentalismo e sull’ignoranza. E le donne perché. Una spiegazione ce la offre per fare capire il senso di una istruzione rivolta principalmente alle donne. “Le donne hanno una capacità superiore dell’uomo in fatto di cultura: se si educa un uomo se ne fa un uomo di cultura, se si accultura una donna, si educa una famiglia, uno stato, la società”. Specie in una società matriarcale come quella che caratterizza la maggior parte dell’Africa Sub-Sahariana.

“Con l’istruzione si sconfigge l’ignoranza che è alle radici della povertà e della fame” RLM

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