Kazakistan. Attivisti de “L’Altra Russia di Eduard Limonov” chiedono la liberazione di Ermek Taychibekov

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Il 16 dicembre scorso, attivisti nazionalbolscevichi del partito “L’Altra Russia di Eduard Limonov”, in circa 20 regioni russe, hanno tenuto azioni – distribuendo volantini e esponendo cartelli dimostrativi – per la richiesta di rilascio di Ermek Taychibekov, blogger, imprenditore e attivista politico di origine kazaka.

Taychibekov è in carcere dal 23 settembre scorso, su decisione del tribunale di Almaty (Kazakistan), con l’accusa di incitamento al separatismo e alla discordia nazionale.

Taychibekov, già arrestato nel 2015 con la medesima accusa, si è espresso, nei media russi, in favore del ritorno alla Russia delle zone “kazakizzate” dopo lo smembramento dell’Unione Sovietica.

Gli attivisti de “L’Altra Russia di Eduard Limonov”, già alcuni giorni fa, avevano manifestato davanti all’Ambasciata del Kazakistan a Mosca, erigendo uno striscione per chiedere la liberazione di Taychibekov.

Il 16 dicembre, in occasione dell’indipendenza del Kazakistan, i nazionalbolscevichi hanno dunque esposto dei cartelli, con la scritta “Libertà per Ermek Taychibekov!”, in numerose città russe, da Samara a Barnaul, chiedendo peraltro allo Stato russo di considerare Taychibekov un prigioniero politico da difendere.

Lo scrittore Eduard Limonov, fondatore e già leader di “Altra Russia” prima della sua scomparsa, fra il 1998 e il 2001 si trasferì al confine con il Kazakistan, sui monti Altaj, assieme ad attivisti dell’allora Partito NazionalBolscevico.

Già all’epoca, Limonov – preoccupato per il destino dei russi in quelle regioni – denunciò come quelle terre fossero state brutalmente “kazakizzate” dal Presidente Nursultan Nazarbaïev, al potere dal 1990. Nazarbaïev, una sorta di Lukashenko kazako, guidò con il pugno di ferro il Kazakistan sino al 2019, in virtù di essere stato l’ultimo notabile del PCUS kazako.

Limonov, dunque, già allora, sostenne come il Kazakistan, dovesse tornare alla Russia e, da sempre, il suo partito, sostiene come le ex Repubbliche Socialiste Sovietiche dovrebbero ricomporsi e ricostituirsi, sia sotto il profilo geopolitico che socio-economico, liberandosi dall’oligarchia e promuovendo il socialismo popolare.

Proprio nel 2001, a seguito di un provocatorio articolo apparso sul giornale nazionalbolscevico “Limonka”, Limonov fu arrestato con l’accusa di “tentativo di colpo di Stato in Kazakistan”.

Il pubblico ministero chiese sino a 14 anni di carcere. Limonov alla fine fu condannato a 4 anni di carcere, ma ne scontò 2 e mezzo, per buona condotta.

L’esperienza della reclusione fu da lui raccontate nel romanzo “Il trionfo della metafisica: memorie di uno scrittore in prigione”, edito, in Italia, da Salani nel 2005.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

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