Elezioni Usa: costretti al male minore

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di Giovanni Radini

Non è stato un belvedere. Sarà un giudizio del tutto personale – e soprattutto da straniero che parla pure male l’inglese – ma il dibattito tra i due candidati alla Casa Bianca, McCain e Obama, ha lasciato il gusto dell’inconsistenza. E – siamo schietti! – della scarsa preparazione. Ci avviciniamo a quell’appuntamento che molti osservatori giudicano il clou della politica estera, per tutto il mondo, ogni quattro anni. Da novembre – in realtà da gennaio 2009 – avremo un nuovo Presidente Usa. Basta Bush. Basta neo-cons. Basta con l’amministrazione statunitense più ideologizzata della storia degli ultimi cento anni. Cambieranno molte cose. Tuttavia, chiunque vincerà non potrà fare a meno di riferirsi al predecessore.

Per gli errori compiuti da questo. Per i suoi risultati ottenuti. Che sia uno o che sia l’altro, i problemi sul tappeto avranno bisogno di quelle soluzioni che solo la logica, il buon senso e una lungimiranza politica – di cui Bush è stato completamente privo – potranno ispirare. I conflitti ancora aperti – l’Afghanistan è letteralmente un mattatoio, mentre la pacificazione dell’Iraq è solo all’inizio – la crisi finanziaria e il nodo energetico. Solo per fare qualche esempio.

Il guaio è che entrambi i candidati, in termini di politica estera – ma non solo – stanno dimostrando lacune impensabili. Evanescenti in termini di contenuti, i media si sprecano a giudicarli per la loro immagine. Per McCain non passa giorno in cui non si ricordi che, sostanzialmente è un vecchio senatore reduce del Vietnam, nelle paludi ha lasciato che un ricordo. “Sarà lui a guidare l’America?!”, pensa stordito l’uomo della strada. Obama non nasconde che le sue idee in ambito internazionale nascono esclusivamente dal lavoro dei suoi spin doctor. Obama parla e promette un po’ tutto a tutti. Sarà interessante capire come farà a quadrare un cerchio tanto contraddittorio. Tra pochi mesi, la prima superpotenza mondiale, in affanno e bistrattata da molti, avrà un nuovo leader. È triste pensare che gli elettori Usa saranno costretti a scegliere il meno peggio.

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