Nel mirino di Durham l’ex capo della CIA Brennan e “attori privati”. I depistaggi su Mifsud e lo schiaffo a Leonardo

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FILE - In this April 25, 2006, file photo, John Durham speaks to reporters on the steps of U.S. District Court in New Haven, Conn. On Monday, Aug. 24, 2009, Attorney General Eric Holder is assigned prosecutor John Durham to investigate CIA mistreatment of terror suspects. (AP Photo/Bob Child, File)

L’ispettore generale Horowitz in audizione al Senato non esclude il movente politico contro Trump
Per la Procura di Agrigento all’80% Mifsud è morto, ma allora i file audio erano un depistaggio. Di chi?
Congelata una licenza a Leonardo: warning sulla Cina, ma forse non solo…

Molti rilevanti sviluppi negli ultimi giorni sullo Spygate, sia dagli Stati Uniti che dall’Italia. In una intervista a Fox News l’Attorney General William Barr ha chiarito la diversa natura e il diverso scopo dell’indagine del procuratore John Durham rispetto a quella dell’ispettore generale del DOJ Michael Horowitz, che si è conclusa con il rapporto diffuso il 9 dicembre scorso e due audizioni dello stesso IG al Senato. Durham, ha spiegato Barr, “sta guardando non solo all’FBI. Sta guardando alle altre agenzie e anche ad attori privati, quindi è un’indagine molto più ampia”. Inoltre, sta indagando non solo sull’aspetto dei mandati FISA, ma su “tutta la condotta sia prima che dopo le elezioni” del 2016.

Barr ha confermato anche che quella di Durham è un’inchiesta penale e che uno degli interrogativi a cui dovrà dare risposta è se il caso Papadopoulos-Mifsud è stato il “vero predicato” dell’indagine di controintelligence Crossfire Hurricane, o se invece non sia stato “nulla più che un pretesto” per dare corso ad un “preesistente desiderio di andare a indagare nella Campagna Trump”. Tanto più che dal rapporto Horowitz emerge che le confidential human sources dell’FBI ebbero “interazioni multiple” con due dei consulenti, Carter Page, poi messo sotto sorveglianza, e George Papadopoulos, “sia prima che dopo che si unissero alla campagna”, quindi anche prima dell’apertura formale dell’indagine il 31 luglio, come minimo già nel marzo 2016.

Secondo Barr, di per sé l’affermazione del professore della Link Campus Joseph Mifsud a Papadopoulos, arrivata all’FBI dal diplomatico australiano Alexander Downer, secondo cui i russi avrebbero avuto migliaia delle email di Hillary Clinton, era troppo poco per aprire un’indagine così delicata e invasiva su una campagna presidenziale, dal momento che erano all’ordine del giorno le speculazioni su chi potesse essere entrato in possesso di quelle email. In ogni caso, conclude l’AG, quando il 20 gennaio 2017 il presidente Trump si è insediato alla Casa Bianca, doveva essere ormai diventato chiaro che non c’erano le basi per le accuse di collusione, come emerge anche dal rapporto Horowitz, mentre l’FBI e il DOJ sono andati avanti, è stato nominato un procuratore speciale e sono proseguiti i leaks alla stampa.

Barr non ha specificato chi siano gli “attori privati” su cui si sta concentrando il procuratore Durham. Certamente, tra questi l’ex agente britannico Christopher Steele, compilatore dell’omonimo dossier fake contro Trump che come ha accertato l’IG Horowitz ha svolto un ruolo “centrale ed essenziale” nelle richieste di sorveglianza. Ma privati sono anche i committenti di quel rapporto: la società Fusion GPS, pagata dalla Campagna Clinton e dal Comitato Democratico per cercare materiale compromettente sull’avversario. Questo è un aspetto gravissimo spesso sottovalutato: l’FBI di Comey ottenne il mandato FISA a spiare la Campagna Trump utilizzando un dossier che dall’inizio sapeva essere inattendibile, non verificato e politicamente motivato, perché commissionato e pagato dalla campagna avversaria, e commettendo numerose violazioni, per esempio dichiarando che Carter Page era un asset russo e nascondendo alla Corte le prove a suo discarico e la sua collaborazione come informatore con la CIA e la stessa FBI fino al marzo 2016.

Privata è la società incaricata dal Comitato Democratico di eseguire la perizia sui propri server dopo la denuncia di hackeraggio, perizia su cui si è basata l’FBI non ritenendo di dover esaminarli fisicamente.

MIFSUD – Ma il pensiero va anche agli “attori privati” che sono all’origine dell’indagine Crossfire Hurricane, come il professor Mifsud, che ha parlato a Papadopoulos delle email della Clinton in mani russe.

L’argomento Mifsud è stato l’unico sul quale l’IG Horowitz è stato evasivo – anzi, si è rifiutato di rispondere – nelle sue audizioni al Senato. Al senatore Ron Johnson, che gli chiedeva se avesse “trovato qualcosa nei documenti dell’FBI a sostegno della conclusione di Comey che Mifsud era un agente russo”, l’ispettore generale ha risposto di non poterne parlare in una seduta pubblica: “Voglio essere attento su questo. Non posso parlarne”.

Intanto, in Italia, la Procura di Agrigento ha iscritto nel registro degli indagati il professore maltese per le “spese pazze” sostenute quando era a capo, dal 2009 al 2012, del Consorzio universitario della città siciliana. L’indagine, riporta l’Adnkronos, è stata avviata a seguito di un esposto presentato alla Guardia di Finanza da Giovanni Di Maida, presidente del cda del Consorzio universitario di Agrigento. “Forse 200 mila euro” il buco che avrebbe lasciato Mifsud. Viaggi in Russia, Stati Uniti, Regno Unito, ma anche in Medio Oriente. Telefoni comprati e poi spariti nel nulla e bollette telefoniche stratosferiche. Mica bruscolini…

La domanda però è inevitabile: possibile che solo adesso, dopo quasi dieci anni, venga presentato un esposto ed aperta un’indagine, nonostante tra l’altro su Mifsud penda già una condanna della Corte dei Conti di Palermo a risarcire un danno erariale proprio alla Provincia di Agrigento?

“L’ufficio inquirente agrigentino ha attivato le procedure per la notifica, molto complesse anche perché i sospetti sono quelli che possa non essere più in vita”, riportava l’agenzia Agi pochi giorni fa. Addirittura, giovedì scorso Mauro Indelicato e Roberto Vivaldelli di InsideOver hanno raccolto dagli uffici della procura “sospetti ancora più netti”. I magistrati agrigentini pare siano “oramai quasi certi di avere a che fare con un indagato che, in futuro, non avrà modo di difendersi né in un’aula di tribunale, né a livello politico”. “Le probabilità che Mifsud sia morto sono molto alte”, conferma ai due giornalisti una fonte del palazzo di giustizia agrigentino. “Parliamo dell’80 per cento di possibilità”.

Ma guarda un po’, dopo dieci anni si svegliano, aprono un’indagine, ma dopo pochi giorni di ricerche – immaginiamo intensissime – concludono che l’indagato all’80 per cento è morto. Inutile cercarlo, se anche la magistratura italiana non l’ha rintracciato e ritiene molto probabile che sia morto, è il messaggio che, a pensar male, sembra arrivare da Agrigento. E le procure di Roma e Perugia, alle quali mesi fa Giulio Occhionero ha denunciato la misteriosa scomparsa di Mifsud, avvertendole che la sua vita poteva essere in pericolo?

Della possibilità che il professore non sia più in vita avevamo già parlato riguardo i file audio recapitati alle redazioni di Adnkronos e Corriere. Ora, se Mifsud è davvero morto, allora qualcuno in Italia ha provato a depistare l’indagine di Durham camuffando la sua voce in quelle registrazioni. Ma se non lo è, le voci arrivate da Agrigento, oltre che fortemente esagerate rischiano di apparire alquanto sbrigative e interessate a chiudere il più rapidamente possibile la vicenda. Insomma, qualcuno sembra voler continuare a giocare con Barr e Durham…

LEONARDO – Nel frattempo, un duro colpo arriva all’Italia da Washington, subito dopo la visita del segretario di Stato Pompeo a Roma dei primi di ottobre. La decisione del Dipartimento di Stato, riportata ieri da La Verità, di congelare la licenza di Leonardo (ex Finmeccanica) per la commercializzazione degli elicotteri Chinook 47 ER, usati dalle forze speciali, che avrebbe previsto un’attività congiunta LeonardoBoeing, si deve certamente ai timori di passaggi di tecnologia verso la Cina, visti i rapporti sempre più stretti fra Roma e Pechino. Le rassicurazioni italiane non devono essere state molto convincenti. Tra l’altro, in prima linea, e fiore all’occhiello, tra le imprese italiane accompagnate di recente dal ministro Di Maio in Cina, per il China International Import Expo (CIIE), c’era proprio Leonardo, che negli ultimi anni ha contribuito allo sviluppo dell’aviazione civile e dell’aeronautica cinese con oltre 70 radar per il controllo del traffico aereo e oltre 130 elicotteri.

Un messaggio politico, dunque, ma forse legato non solo alla Cina: non va dimenticato infatti che il presidente di Leonardo, Gianni De Gennaro, è stato per anni il dominus della nostra intelligence, nella quale è tuttora figura molto influente, e come capo della Polizia interlocutore di fiducia dell’FBI di Mueller.

BRENNAN – Ma tornando all’indagine di Durham, il procuratore si sta concentrando sull’ex direttore della CIA John Brennan. Come riporta il New York Times, “ha richiesto le email di Brennan, i registri delle chiamate e altri documenti dalla CIA”. “Vuole sapere – ha spiegato la fonte al NYT – cosa Brennan ha detto agli altri funzionari, compreso l’ex direttore dell’FBI James B. Comey, riguardo le sue valutazioni, e quelle della CIA, su un famigerato dossier riguardante la Russia e i collaboratori di Trump”.

Si tratta ancora del dossier Steele. La domanda alla quale Durham vuole trovare una risposta è: furono usate le accuse e le informazioni in esso contenute nell’Intelligence Community Assessment del gennaio 2017, il rapporto della Comunità di Intelligence Usa sulle interferenze della Russia nelle elezioni che concludeva, come ricorderete, che sì, il presidente russo Putin aveva ordinato una campagna di influenza che “mirava ad aiutare” Trump danneggiando la sua avversaria, Hillary Clinton? La questione, capite, è di estrema rilevanza: fu usato un dossier fake commissionato e pagato dalla Clinton e dai Democratici per sostenere che Trump fu aiutato da Putin? E chi decise di includerlo nell’ICA?

L’ex capo della CIA Brennan ha negato sotto giuramento al Congresso che il dossier fosse incluso, ha negato di sapere chi lo avesse commissionato e se l’FBI si fosse basata su di esso nelle sue richieste di mandati FISA. La CIA fece affidamento su di esso? “No”, rispose Brennan, perché “non faceva parte del corpus di informazioni di intelligence che avevamo. Non è stato in alcun modo utilizzato come base per la Valutazione della Comunità di Intelligence che è stata effettuata”.

Tuttavia, in una email di cui ha parlato nel maggio scorso il deputato Trey Gowdy, il direttore dell’FBI Comey riferirebbe le istruzioni di Brennan proprio perché il dossier venisse incluso: “Brennan is insisting the Crown Material (così era chiamato dagli agenti FBI il dossier Steele, ndr) be included in the intel assessment”.

Dunque, il procuratore Durham sarebbe alla ricerca di una email o altra comunicazione molto specifica di Brennan a Comey. La questione è di fondamentale importanza: l’ICA, che produceva il movente della presunta collusione tra la Russia e la Campagna Trump, potrebbe rivelarsi un documento politicamente confezionato da una comunità di intelligence corrotta e non imparziale, almeno ai suoi vertici.

Proprio ieri il sito The Intercept ha reso noto che l’ammiraglio in pensione Michael Rogers, ex direttore della National Security Agency, una delle agenzie coinvolte nell’ICA, “ha collaborato volontariamente all’indagine” e incontrato il procuratore “in più occasioni”. “È stato molto collaborativo”, ha riferito una fonte a conoscenza degli incontri tra Rogers e il team di Durham.

HOROWITZ – Anche la linea difensiva a cui si sono aggrappati dopo la pubblicazione del rapporto Horowitz sia il direttore dell’FBI Comey, sia i Democratici, sia i media liberal – si è trattato di errori in buona fede e non c’è stato pregiudizio politico nell’indagine sulla Campagna Trump – ha mostrato segni di cedimento nelle audizioni dell’ispettore generale al Senato.

Il rapporto ha concluso che, sebbene esistessero pregiudizi anti-Trump tra alcuni dei principali funzionari dell’FBI coinvolti nell’indagine (“abbiamo trovato attraverso i messaggi di testo prove del pregiudizio politico delle persone”), non sono state trovate prove che dimostrassero che il pregiudizio influiva sulle decisioni investigative chiave.

Tuttavia, testimoniando al Senato l’IG Horowitz non lo ha nemmeno escluso e ha lasciato anzi un portone aperto alla possibilità che il pregiudizio politico abbia giocato un ruolo anche nella decisione di avviare l’indagine.

“La vostra conclusione è stata che il pregiudizio politico non ha influenzato alcuna parte dell’indagine su Page, nessuna parte di Crossfire Hurricane?”, gli ha chiesto il senatore Hawley. “Non abbiamo raggiunto questa conclusione”, ha risposto Horowitz, che ha spiegato: “Siamo stati molto attenti in relazione ai mandati FISA per i motivi che ha menzionato a non giungere a quella conclusione in parte – come abbiamo già detto in precedenza – l’alterazione dell’email, i messaggi di testo associati alla persona che lo ha fatto, e la nostra incapacità di spiegare o comprendere, di ottenere spiegazioni soddisfacenti, in modo da poter capire perché tutto ciò è accaduto”.

E ancora Horowitz al Senato mercoledì scorso: “Ci sono così tanti errori che non siamo riusciti a giungere a una conclusione né a determinare ciò che ha motivato quei fallimenti… ciò che abbiamo esposto qui, sono le spiegazioni che abbiamo ottenuto”. “In questa fase, non abbiamo ottenuto buone spiegazioni su questo ed è qualcosa su cui ci sarebbe piaciuto avere delle buone spiegazioni”.

Parole che somigliano molto a quelle dell’AG Barr alla Nbc subito dopo la pubblicazione del rapporto: “Queste irregolarità, queste false dichiarazioni, queste omissioni non sono state spiegate in modo soddisfacente, e penso che lascino aperta la possibilità di dedurre la malafede”.

Di Federico Punzi in Atlantico Quotidiano QUI

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