The Naked Cowboy and the President

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Che l’America sia, oltre a tutto il resto, la patria delle moderne libertà, è cosa assodata e certa, tanto che nessuno mette in dubbio che, se c’è una nazione al mondo in cui la stravaganza, in tutte le sue articolazioni, è non solo accettata di buon grado, ma anche rispettata e ammirata, per dire, quasi quanto la ricchezza o il talento, questa è proprio the land of the free and the home of the brave (“la terra dell’uomo libero e la casa del coraggioso”, come recita il suo inno nazionale), gli Stati Uniti d’America. Ne abbiamo avuto una prova, l’ennesima, in quanto è accaduto un po’ di giorni fa a Times Square, nel cuore di New York City. Ma procediamo con ordine.

Innanzitutto, bisogna sapere chi è Robert John Burck, uno dei due personaggi coinvolti nell’episodio in oggetto: il 48enne Robert è un popolarissimo artista di strada molto sui generis, conosciuto come “The Naked Cowboy” (il cowboy nudo), in quanto da un po’ di anni si esibisce tutti i giorni a Times Square suonando la chitarra e cantando stornelli spesso estemporanei in stile country, il tutto indossando soltanto stivali western, cappello da cowboy e slip a stelle e strisce (anche con la neve: date un’occhiata su YouTube se non ci credete). Ma l’elenco delle stravaganze non finisce qui: pensate che ha il coraggio di professarsi apertamente un fan del GOP e di Trump nella città e nello stato di Bill de Blasio e Andrew Cuomo, questo dopo aver sfidato Michael Bloomberg nelle elezioni a sindaco del 2009 e, udite udite, dopo aver annunciato ufficialmente, l’anno dopo, la propria candidatura alle elezioni presidenziali del 2012 contro Barack Obama e in rappresentanza del Tea Party movement.

Come è stato possibile tutto questo? Semplicemente grazie alla sua popolarità, che già a partire dal 2007 aveva fatto lievitare il suo giro d’affari a diversi milioni di dollari l’anno. Del resto, non c’è turista o passante che non si fermi ad ascoltarlo o non ambisca a farsi un selfie con lui in cambio di qualche dollaro, giovani e meno giovani, soprattutto donne, grazie a un fisico tuttora aitante e scultoreo… E poi ci sono le entrate extra, tipo la linea dei “naked slip”, ovvero mutande e boxer da uomo disegnate da lui utilizzando esclusivamente i colori della bandiera americana, le sponsorizzazioni, ecc. È l’America, bellezza.

L’altro personaggio dell’evento in oggetto non ha bisogno di presentazioni: è lui, nientemeno che the Orange Colossus, come lo chiama J.R. Dunn nel pezzo su The American Thinker che riprende l’epico avvenimento raccontato in prima battuta dal talk show “The Mack Talks”The Donald, aka il presidente degli Stati Uniti. Che cosa è successo? Niente, il presidente si è materializzato all’improvviso a Times Square, si è avvicinato al cowboy nudo e lo ha apostrofato con queste parole: “Stai facendo un ottimo lavoro, Burck, New York ti ama, gli americani ti amano. Continua così.” C’è anche un podcast dell’evento, messo a disposizione da “The Mack Talks” se avete voglia di andare a controllare. Uno street performer e il suo presidente. La democrazia senza se e senza ma. È l’America, bellezza. O meglio, come conclude il suo pezzo J.R. Dunn: “What a city. What a country. Ain’t life grand?” (Che città. Che Paese. Non è grande la vita?)

Di Rob Piccoli in ATLANTICO QUOTIDIANO QUI

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