Parigi vale molto di più di un referendum limitato

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di Alfonso Navarra – Accademia Kronos Milano

DAL SUMMIT NUCLEARE ARRIVA UN INVITO DA USA E CINA A RATIFICARE SUBITO GLI ACCORDI SUL CLIMA. – L’ITALIA INVECE STA PERDENDO IL TRENO DEL 22 APRILE PERCHE’ TUTTA PRESA SULLA DURATA DELLE CONCESSIONI PETROLIFERE.

Al vertice di Washington sulla sicurezza nucleare, conclusosi qualche giorno fa, il clima è stato protagonista, secondo l’International New York Times: vedi articolo, pubblicato il 1 aprile 2016, a firma di Mark Landler, “World leaders meet tu curb nuclear risks”, in italiano: “I leaders mondiali si incontrano per frenare i rischi nucleari”.

Leggiamo nel pezzo: “La notizia più simbolica del meeting (sul nucleare – ndr) viene da un altro fronte. La Casa Bianca ha annunciato che gli Stati Uniti e la Cina firmeranno l’accordo di Parigi sul clima il 22 aprile, il primo giorno nel quale le Nazioni Unite saranno aperte per ricevere le ratifiche dei governi. La dichiarazione esprime una volontà congiunta inequivocabile da parte dei due Stati che emettono più gas serra …

L’annuncio sul clima è stato il fulcro dell’incontro tra Obama e Xi Jinping. “I nostri due Paesi, con la dichiarazione congiunta, compiono un importante passo per incoraggiare l’entrata in vigore dell’accordo di Parigi”, riferisce ai giornalisti il consulente di Obama sul clima Brian Deese. L’annuncio mira a stimolare gli altri Paesi a ratificare l’accordo”…

Dovrebbe essere noto che il 22 aprile, giornata della Terra, è stato indicato dalla COP 21 Parigi, conclusasi il 12 dicembre 2015, come data di una solenne cerimonia al Palazzo di Vetro per accogliere le firme di ratifica dei Paesi – 195 su 195 – che hanno approvato per acclamazione gli impegni contro il riscaldamento globale.

Per entrare in vigore nel 2020, l’accordo deve ora essere ratificato, accettato o approvato da almeno 55 paesi che rappresentano complessivamente il 55 per cento delle emissioni mondiali di gas serra.

Cosa prevede, in sintesi, l’accordo? La premessa, importantissima, di principio, è che occorre arrivare alla “decarbonizzazione” (le emissioni zero di CO2) dell’economia e della società, anche se la data per la conclusione della “transizione” non è stata specificata. Cioè è obiettivo unanime dell’intera comunità mondiale passare dal sistema energetico “fossile” a quello “rinnovabile” attraverso i seguenti impegni:

1- l’aumento della temperatura globale rispetto ai valori dell’era preindustriale va contenuto “ben al di sotto dei 2 gradi centigradi”, sforzandosi di fermarsi a +1,5°. Per centrare l’obiettivo, le emissioni devono cominciare a calare dal 2020;

2- un processo di revisione degli obiettivi con meccanismi comuni di monitoraggio che dovrà svolgersi ogni cinque anni. Ma già nel 2018 si chiederà agli stati di aumentare i tagli delle emissioni, così da arrivare pronti al 2020. Il primo controllo quinquennale sarà quindi nel 2023 e poi a seguire;

3- un Fondo che dovrebbe investire 100 miliardi di dollari l’anno, per promuovere la conversione rinnovabile nei Paesi in via di sviluppo.

USA e CINA confermano quindi che ci saranno alla cerimonia di ratifica del 22 aprile. Non sappiamo ancora invece se parteciperà l’Italia (a pieno titolo e non da “imbucata”) che non ha calendarizzato a livello parlamentare, nonostante le professioni di ecologismo del governo e dei partiti politici, la ratifica dell’accordo di Parigi.

L’accordo approvato alla Conferenza sul clima di Parigi parte, nero su bianco, da questo presupposto fondamentale: “Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta”.

E’ in gioco, ci hanno spiegato in tutte le salse i leader politici, i grandi come i piccoli, pungolati dalla scienza ufficiale sempre più allarmata, la sopravvivenza dell’Umanità, il tempo per rimediare sta scadendo, e quindi bisogna da subito rimboccarsi le maniche tutti insieme per “tagliare” i gas-serra.

Non sono, ad esempio, mancati i moniti da Parigi del nostro premier Matteo Renzi: “Abbiamo una grande responsabilità, siamo chiamati a disegnare il futuro del mondo, ed è arrivato il momento di agire… La natura va difesa e va difesa da noi stessi. Grazie se riusciremo a trasformare una sfida nella più bella delle opportunità”…

Alle belle parole di Renzi, come sappiamo, sono seguiti i progetti “trivelliferi” in Italia e stanno per arrivare gli interventi militari in Libia per difendere il business dell’ENI con la scusa di combattere l’ISIS.

Proprio per ottenere coerenza tra le belle parole ed i fatti che vanno in direzione opposta si sta sviluppando l’azione di disarmisti ed ecologisti “esigenti” (quelli che raccolgono l’appello ESIGETE! di Stéphane Hessel ) che il 15 aprile tengono una conferenza stampa a Roma, con Alex Zanotelli, Antonia Sani della WILPF, Ennio La Malfa di Accademia Kronos, ed il sottoscritto.

Stiamo facendo pressione sui parlamentari sulla base di un testo, ispirato da noi e proposto al Senato da Loredana De Petris, di SI-SEL, presidente del Gruppo Misto. Questo testo riprende i contenuti di una nostra petizione – cliccare su: http://www.petizioni24.com/ratificareparigi .

La nostra sollecitazione è rivolta innanzitutto ai deputati della Commissione Ambiente di Camera e Senato affinché lavorino insieme con uno spirito di collaborazione. Ma il tema di contribuire ad uno sforzo unitario dell’Umanità che, al bivio in cui si trova, sappia indirizzarsi verso la civiltà pacifica del diritto universale, ci coinvolge tutti (vedi “Dichiarazione dei diritti dell’Umanità” proposta dallo Stato francese che proponiamo di sostenere ed emendare con il “diritto al disarmo nucleare”)…

Ricordiamo che in occasione della discussione che ha avuto luogo nelle aule parlamentari in preparazione della Conferenza di Parigi, il governo è stato impegnato dalla Camera dei deputati nel senso che indichiamo con la risoluzione, anche essa da noi ispirata, n. 6/00178 a prima firma dell’On. Zaratti, approvata il 26 novembre 2015.

Quello che intendiamo rimarcare e ribadire è che la ratifica urgente, da parte del Parlamento, dell’accordo sul clima, è un fatto che pesa sulle politiche ambientali molto più di referendum che sarebbe improprio chiamare No-TRIV e che forse sarebbe più appropriato designare, per la scelta concreta sul tappeto, come Boh-TRIV: l’effetto pratico di una pur auspicata vittoria del SI’ riguarderebbe lo zero virgola dei consumi, sarebbe solo sulla durata delle concessioni petrolifere entro le 12 miglia marine e sui maggiori poteri delle Regioni nei confronti dello Stato centrale.

Vogliamo salvare il Mediterraneo? Sicuramente non basta smettere di estrarre petrolio in Italia. Il collasso climatico, se non contrastato, e l’impegno deve essere globale, non si scappa, prima ci farà sommergere le coste e poi potremmo trovarci di fronte ad un lago prosciugato con attorno ampie zone desertiche! Non stiamo parlando di tempi geologici ma di poche decine di anni, di processi che stiamo già in parte sperimentando! Gli aggiornamenti meteoclimatici di Accademia Kronos documentano la probabilità dei vari scenari in modo scientifico e rigorosamente chiaro.

Votiamo SI’ il 17 aprile per dare un segno di volontà politica in direzione del modello energetico “rinnovabile al 100%”, ma ricordiamo allo stesso tempo queste due massime. La prima è di Alex Zanotelli: “Il petrolio deve rimanere sotto terra”. La seconda è, modestamente, mia: “Le auto devono rimanere in garage”.

Dobbiamo porre mente a questo dato di fatto: ogni giorno quando mettiamo benzina nei serbatoi per spostamenti privati il più delle volte non necessari (es. casa-posto fisso di lavoro e ritorno, che dovremmo fare con mezzi pubblici), quando in ogni modo indotto consumiamo energia con sprechi del tutto evitabili, noi, di fatto, STIAMO VOTANDO NO!

Stiamo in realtà più o meno inconsapevolmente sostenendo tutto ciò che, da ecologisti parolai, condanniamo, lo votiamo, e diciamo SI a tutt’altro! SI alle trivellazioni ovunque.. SI alle guerre tra fazioni armate con relative stragi delle popolazioni locali per controllare i pozzi e prendere il pizzo sul petrolio venduto alle multinazionali in Libia COME OVUNQUE . Diciamo SI alle centrali nucleari ai nostri confini e quindi SI alle armi nucleari che sono il vero obiettivo del nucleare sedicente “civile”…

Ecco, in conclusione, vediamo di ritrovare il senso delle proporzioni e delle misure.

Come sempre, il ceto politico nelle sue varie componenti ci spinge ad inseguire polemiche e scadenze, come questo referendum Boh-TRIV, in cui hanno messo in ballo innanzitutto questioni di potere, l’attacco al governo Renzi, gli equilibri nel PD, il ruolo delle burocrazie regionali, l’indipendenza (tutta da dimostrare anche da parte dei governatori per il SI) dalle lobby petrolifere …

Vediamo invece – è la nostra proposta – di prendere un nostro cammino autonomo con il nostro passo, per andare oltre gli scontri limitati ed effimeri: occorre dare vita ad un movimento per la giustizia climatica globale – con riferimento gli accordi di Parigi – che è anche movimento per il disarmo globale – con riferimento campagna internazionale per la proibizione degli ordigni nucleari…

Non farà, per ora, notizia, ma sicuramente ci porterà a confrontarci con i problemi veri e a costruire qualcosa di positivo, nel momento stesso in cui, soli nell’inconsulta agitazione generale, ci occupiamo di non fare andare a fondo il Pianeta che tutti ci sostenta.

fonte: Accademia Kronos

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