GLORIA ALVAREZ: IL POPULISMO LATINOAMERICANO

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Sembra che ormai qualcuno in giro per i diversi motori del WEB, guidato da un incurabile endemico provincialismo – che è anche tipico del nostro caro Paese -, si stia sbizzarrendo in una superficiale specie di canto del cigno, sforzandosi ad osannare regimi, a dir poco, di scarsa vocazione democratica, per non definirli assolutamente dispotici e palesemente illiberali; infatti, non esitano ad applicare metodi tirannici nel vano tentativo di sperimentare altrettanto effimere nuove variazioni del socialismo, adottano metodi autoritari repressivi, incarcerando non solo i dimostranti che conclamano diritti alle libertà, ma addirittura i propri oppositori anche se si tratta di rappresentanti legittimamente eletti.

Ecco che il mondo civilizzato, perplesso, deve assistere come, in totale contro corrente con le tendenze che ormai a grandi passi, irreversibilmente si affrettano verso una consolidata e definitiva globalizzazione, mentre noti regimi nel loro singolare isolamento, come Venezuela, Argentina, Cuba, Bolivia, Ecuador eccetera, nel vano tentativo di allungare un po’ il tempo ormai scaduto dell’agonizzante ideologia collettivista, si illudono di poter ancora tornare ad un triste e delittuoso passato. Così, fra i nuovi califfi di piantone, c’è chi più e chi meno, sostiene la riedizione del vecchio che nel frattempo, dopo aver accumulato devastanti risultati, non ha potuto di evitare di alzare la bandiera bianca, sotterrato dalle macerie del Muro di Berlino che ne hanno definitivamente decretato il fallimento. Del resto, come a suo tempo il celebre e illuminato liberale austriaco, Ludwig von Mises, già nel lontano 1922, nel suo famoso, quasi profetico saggio – SOCIALISMO – aveva correttamente previsto, descrivendo come e perché il teorica collettivismo non avrebbe retto alle realiste leggi della pragmatica realtà economica.

Invece, fra questi nuovi occasionali arruffa popolo, coadiuvati dai propri disciplinati opportunisti pretoriani, c’è chi male dissimula la propria ostinata fede marxista e chi, nella maniera più rozza, confessa apertamente le proprie scelte e mette in pratica odiosi metodi autoritari, senza una minima considerazione per le ampie minoranze che, al contrario, invocano i propri legittimi diritti alla libertà. Ma tutti questi impostori sembrano unanimi nell’illudersi di poter resuscitare la naufragata e deleteria ideologia mancina che sbandierano con impudico populismo, strumentalizzando la folla più remissiva, in sfacciate esibizioni impudiche in pubblico, con screditati slogan e frasi di effetto che sensibilizzano solo i più indifesi ed ingenui creduloni sprovveduti di una minimamente ragionevole visione politica ed economica pragmatica e cosmopolita.

E ciò che è peggio, è il fatto che ai demagoghi con l’ausilio della sospetta connivente burocrazia privilegiata, si associano pure certi puntuali intellettuali idealisti benintenzionati, insieme ai soliti superstiti romantici sognatori che giustificano un po’ di tutto, anche la prepotenza e la violenta repressione che riescono a scagionare con cervellotiche elucubrazioni – perché è necessario credere per vedere giacché, secondo loro, bisogna fare reali sacrifici oggi per un ipotetico futuro migliore domani (in un avvenire che mai giungerà…) -, mescolate all’idilliaco farcito di stravaganti utopiche aspirazioni, già sperimentate negli ’60 dal bucolico movimento dei figli dei fiori, quando a Woodstock gli hippies mettevano in pratica l’esperimento della loro ingegnosa linea filosofica dell’ amore, pace, sesso e libertà che a sua volta, aveva tratto la propria aspirazione dal mitico mondo naturale del “nobile” buon selvaggio idealizzato dall’ambiguo Rousseau

Ebbene, un po’ per contrastare i difensori di queste frivole superficialità, forse, qualche onesto liberale, non disposto a condividere tante contraddittorie santificazioni e che magari non la pensa allo stesso modo, ma gradirebbe udire un’altra campana meno stonata, leggendo qualcosa di più coerente e meno favorevole a certe fantasticherie. Così, a questo tipo di lettore, desidero proporre una mia frettolosa e sommaria traduzione di una breve intervista rilasciata dalla straordinaria e brillante stella emergente nel firmamento del Liberalismo latinoamericano – la bella giovane guatemalteca  Gloria Alvarez – e della quale, certamente, si sentirà ancora parlare parecchio. In una specie di intervista rilasciata ad un’emittente televisiva, con assoluto ponderato criterio, espone la sua analisi di ciò che tormenta queste lontane contrade, forse non abbastanza bene capite dagli egocentrici Europei. Fra l’altro, questa insigne ed eloquente interlocutrice, in altra occasione, aveva già lasciato a bocca aperta i membri  del Parlamento Latinoamericano, dando agli spettatori presenti una magistrale lezione di politica in un discorso di strepitoso successo e che ora circola frequente visitazione – sulla piattaforma di youTube – e nei diversi motori di internet.

Ecco quanto ha da dire:

“Il manuale del populismo in America Latina segue essenzialmente determinati passi che, se facciamo attenzione, possiamo vedere in maggiore o minore misura dal Messico fino in Patagonia; ciò non significa che in tutti i Paesi si manifesti esattamente allo stesso modo; ma possiamo esaminarne la ricetta: In primo luogo, si diffonde odio nella società, dividendo e polarizzando affinché la società non abbia realmente più rispetto per se stessa e perda la disposizione a collaborare, abbandonando la solidarietà.

Una volta ottenuta questa finalità, nel caso in cui il populismo raggiunga il potere, si elimina tutto il potere del legislativo, perché, ovviamente è necessario allungare il braccio dell’esecutivo, in modo che passino tutte quelle leggi abusive in nome del “popolo”, potendo allora avanzare con il progetto seguente, all’organismo giudiziario; infatti, bisogna avere dei giudici al proprio lato, altrimenti iniziano i procedimenti contro la corruzione, perché si deve mirare ad uno stato di impunità per poi esercitarne il controllo.

Dopo di ciò, si inizia a limitare le libertà economiche come, per esempio, proibire alla gente di acquistare determinati prodotti dall’estero, proibire alla gente di esportare, negare alla gente possedere determinate proprietà; oppure, lo Stato inizia ad aggiudicarsi la prerogativa di commercializzare e vendere determinati prodotti.

A seguito di ciò, non si può più mantenere liberi i mezzi di diffusione liberi; bisogna iniziare quindi a limitare le libertà di espressione dei media che denunciano la corruzione. Le riforme costituzionali finiscono per diventare la cuspide di questo manuale.

Allora, si torna a favorire gruppi di interessi economici con privilegi di alcuni contro altri. Così, la vena dell’odio fomenta passioni in America Latina perché arriviamo da un passato segnato da conflitti. Eppure, il discorso polarizzante si verifica in tutti i paesi ed in tutte le ideologie.

Invece, la persona deve acquisire dignità, rispetto per se stessa ed una sensazione che il mondo è pieno di opportunità. In America Latina, al contrario, ci si riconosce come eterne vittime, alla ricerca dei responsabili dei propri mali.

L’Argentina è uno di questi; altri cercano di nascondere il sole con un dito, come con il gioco del calcio per tutti. Ma il manuale funzione soprattutto in Venezuela, Ecuador, Nicaragua, anche se nessun altro ha saputo seguire questo manuale come Cuba. Infatti, il populismo idolatra, esalta la figura di una persona con la quale bisogna necessariamente essere d’accordo; chi diverge è un nemico pubblico. E così, ci sono regimi il cui potere pubblico può anche andare liberamente a braccetto con il narcotraffico, eccellente e potente alleato […]”

E qui vorrei anch’io aggiungere come tutti noi, di fatto, constatiamo periodicamente come l’incolume narcotraffico – ovvero libero da  minacce da parte della Legge – riesce ad infiltrarsi nelle maglie del potere, sfruttando la sua abile capacità di assoldare simpatizzanti nell’ambito  della politica ed in parte di alcune fasce della società stessa; infatti, ricorre alla pratica dell’equivoca assistenza, prestando solidarietà agli alleati conniventi ed alle comunità meno privilegiate, con parcelle dei propri lauti utili. Molti ricorderanno la commozione popolare che ha accompagnato il funerale a Medillin di uno dei più temuti e famosi trafficanti colombiani, Pablo Escobar che patrocinava diverse comunità più povere.

E proprio a proposito del narcotraffico l’oltremodo accreditato giornalista argentino Andrés Oppenheimer (New York Times, Washington Post, CNN, CBS e BBC ecc.), dopo aver potuto investigare il caso durante diversi soggiorni a Cuba, ha scritto un interessantissimo compendio storico dal titolo LA HORA FINAL DE CASTRO – che ho avuto modo di acquistare a Caracas, prima della deleteria fase “bolivariana chavista” – in cui l’autore racconta, quasi come fosse un vero romanzo giallo, la tragedia di due alti ufficiali castristi, ai quali lo stesso Castro, personalmente, aveva promesso una finta simulata esecuzione, ma li ha invece fatti fucilare alle tre di notte per cancellare l’archivio vivo, mettendoli a tacere per sempre, a proposito del coinvolgimento  cubano con i pericolosi e compromettenti rapporti segreti del regime di Castro con un altro, allora, famoso caudillo, quello del Panama, Manuel Noriega, che proprio per tale motivo, ha trascorso una ventina di anni al fresco negli Stati Uniti…

Ecco com’è a parte meno esaltante dell’America Latina che qualcuno addirittura vorrebbe che l’Italia sostituisse all’ Unione Europea… Che l’Unione non vada bene, lo pensiamo in molti, ma suggerire di saltare dalla pentola alla brace, non è certamente la soluzione ideale e se quanto esposto dalla brava Gloria Alvarez non dovesse essere sufficiente, vorrei dare alcune ulteriori ragioni.

Allora, vale la pena di completare questo quadro, aggiungendo com’è proprio nella tanto glorificata Venezuela “bolivariana”, che il populismo raggiunge il culmine della più grottesca farsa. Infatti, il dispotico “caudillo” di turno, degno successore di Hugo Chaves – che, di fatto, non era altro che il suo fedele autista (e con l’occasione anche sua leale guardia del corpo), Nicolàs Maduro, nel suo prepotente governo – ha addirittura sostituito la preghiera del “Padre Nuestro” con niente meno con quella di “Hugo Chaves Nuestro”… e senza un minimo di pudore, non esita dichiarare pubblicamente che la folkloristica figura di  Hugo Chaves, oltre che produrre autentici miracoli, gli appare in forma di uccellino con tanto basco rosso in testa… E non è una barzelletta! Effettivamente, l’inverosimile carnevalesca assurdità sembra davvero di  non aver più limiti… del ridicolo, naturalmente.

E chissà come l’abbia presa il buon papa argentino, con la sua poco dissimulata vocazione socialista che abbiamo proprio in casa nostra e che, con il suo bel parlare, dalla cadenza “portegna”, ormai predica apertamente contro l’iniziativa privata; contro i cambiamenti meteorologici – che a scapito della fede delle orde verdi, dipendere unicamente dalle attività delle macchie solari, ma che perfino l’indottrinato pontefice attribuisce al capitalismo -; ed allora predica ancora contro la globalizzazione; globalizzazione che pur tuttavia la stessa Chiesa ha sempre perseguito per affermare la propria supremazia, addirittura a sostegno dell’infallibilità clericale, grazie all’esclusivo accesso alla verità assoluta e rivelata. Ed ora, non esita a dichiararsi contro il progresso della modernità, indipendentemente dal benessere e dalla ricchezza che proprio l’iniziativa privata distribuisce nel mondo intero; mentre lui, estrapolando da un minimo di ragionevole buon senso, canonizza niente meno che cardinali di palese inclinazione collettivista…

Poi, il mondo cattolico si chiede come mai la gente va, si comunica o si sposa sempre meno in chiesa. Non che nutrissi tanta simpatia per il suo predecessore; ma, a questo punto, c’è davvero da sentirne una certa amara nostalgia. Ma come scriveva già nel 1930 Ortega y Gasset ne LA RIBELLIONE DELLE MASSE, la Chiesa secolarizzata, da sempre perde buone opportunità; infatti, la Chiesa invece di occuparsi dell’evoluzione spirituale, della fede, del bene delle anime e della salvezza degli individui o del disordine in casa propria, si intromette nelle faccende che non le competono: ed ecco che ricade nell’eterna tentazione di negare l’empirica esperienza, contestando la stessa scienza e manipola perfino la propria conturbata storia – a chi alimenta dubbi che si documenti sulla storia dei papi di Claudio Rendina -; e se non bastasse, un certo ambiguo clero, si compromette in intrighi politici e finalmente, il loro supremo dirigente, pretende dare lezioni agli economisti, mentre potrebbe badare ai propri fallimentari scandali finanziari; e così, ora in piena era dell’informatica e della globalizzazione, della libera circolazione della conoscenza, al Vaticano, cominciano a presentarsi i conti da pagare per gli errori che una parte dei suoi integranti commettono…

Ma per tornare alla nostra America Latina, ecco, in poche pennellate il quadro di come si riduce, ahimè, la parte più ammalata dell’emisfero che, invece di aspirare a progredire – come al contrario fanno Paesi come Cina e lndia ed ora perfino il Viet Nam, dove di fatto, grazie all’abbandono delle politiche terzomondiste, la libera iniziativa sta per sconfiggere l’endemica miseria  che li ha per decenni caratterizzati – mentre, buona parte dell’America Latina sembra preferire la via più semplice e breve in evidente senso contrario, trascinandosi inesorabilmente verso il declino ostinandosi a perseguire perverse politiche populiste degradanti che alla fine compromettono quello che il grande liberale austriaco Ludwig von Mises definiva il circolo virtuoso dell’Ordine Spontaneo del Mercato.

Se poi, per concludere, vogliamo allungare lo sguardo su questo panorama, aggregando qualche tessera alla cornice del mosaico, per meglio poter interpretare la condizione politica della parte più decadente di questo sofferente emisfero, si potrebbe parlare della blogghista cubana Yoani Sanchez  che, nei limiti possibili a Cuba, senza lasciarsi intimidire, lotta coraggiosamente per i diritti alla libera espressione, in pieno “ presunto paradiso di quella che fino alla rivoluzione castrista, era la zona più prospera e culturalmente più evoluta di tutta l’America Latina, mentre oggi, dopo aver commemorato l’inutile rivoluzione che doveva eliminare la corruzione politica e la prostituzione nei bordelli, oggi esibisce e conserva queste emblematiche specialità in pieno pubblico ambiente, sotto il vigile controllo poliziesco. In compensazione, Cuba ha perso ben un terzo della propria Popolazione rifugiatasi nell’odiato capitalismo, dove gode della totale libertà ed usufruisce delle tante opportunità di un mondo opulento, dove non è mai mancata la carta igienica o l’insalata verde e non c’è di sicuro bisogno di fare la fila per poter consumare ogni tanto un po’ di carne…

E se vogliamo completare questo specifico scenario, potrebbe essere un buon riferimento qualche capitolo dell’intellettuale cubano, Armando Valladares che pur avendo appoggiato inizialmente la rivoluzione castrista, ha dovuto trascorrere ben 22 anni nel gulag castrista per delitti puramente ideologici, ossia, per aver osato di cessato a concordare con le scelte di quel regime; ed oggi, libero grazie alla pressione internazionale, non fa più sconti a quella dittatura autoritaria e mette a nudo gli aspetti più detestabili di quel modello disumano e propone al mondo libero un’ampia rassegna attraverso un triste saggio dal’ emblematico titolo CONTRO OGNI SPERANZA.

Ma le aberranti distorsioni nella politica e nell’economia dell’America Latina sono narrate da tutta una serie di autori “autoctoni”, e non com’è il caso di chi, ingenuamente ed in maniera piuttosto puerile – senza una minima concreta cognizione di causa -,  teorizza a distanza di oltre dieci mila chilometri, esaltando le disastrose gesta di deleteri regimi assolutamente fallimentari, mentre gli autori che vivono o che hanno vissuto la maggior parte dei giorni della propria vita, la concreta realtà locale; ed hanno conseguentemente tutti i titoli per commentare fatti ed aspetti autentici vissuti direttamente sul luogo e sulla pelle e non in modo soggettivo solo astrattamente idealizzati dall’OPPIO DEGLI INTELLETTUALI a cui si riferiva il grande liberale francese Raymond Aron.  Infatti, esiste tutta una vasta letteratura che tratta in modo del tutto oggettivo, tangibile, realista e pragmatico le tante deplorevoli vicissitudini latinoamericane di ieri e di oggi.

E per non limitarsi alle sole insinuazioni, allungo ancora un po’ questa presentazione perché, forse, è utile dare anche i nomi degli stessi autori; infatti, a tali numerosissime pubblicazioni hanno contribuito intellettuali di tutto il continente, come i brasiliani Roberto Campos, J.O. Meira Penna, Jorge Caldeira, Antonio Paim, Arnaldo Jabor, Diogo Mainardi, Luiz Felipe Pondé, Rodrigo Constantino, Merval Pereira, Carlos Alberto Sardenberg, nonché il portoghese Joao Pereira Coutinho, per citare solo alcuni personaggi in grado di demolire  pure l’equivoco mito che le solite indottrinate sinistre hanno montato attorno al tanto osannato sindacalista brasiliano Lula che in questi giorni non deve godere del miglior sonno…

Ed a questi autori si possono aggiungere il messicano Octavio Paz (Premio Nobel per la letteratura), il venezuelano Carlos Rangel (autore dell’ottimo DAL BUON SELVAGGIO AL BUON RIVOLUZIONARIO), i peruviani Hernando de Soto (autore de IL MISTERO DEL CAPITALISMO  e di POVERTA’ E TERRORISMO), Mario Vargas Llosa (Premio Nobel per la letteratura) e suo figlio, l’esimio libertario  Alvaro Vargas Llosa che insieme al cubano Carlos Alberto Montaner – autore di numerose opere su Cuba, fra cui VIAJE AL CORAZON DE CUBA – ed al colombiano Plinio Apuleyo Mondoza nel loro satirico libello, dal simbolico quanto sarcastico titolo: IL MANUALE DEL PERFETTO IDIOTA LATINO AMERICANO in cui gli autori fanno appunto riferimento al solito manuale descrivendo bene le contraddizioni di certi detrattori della modernità, del progresso e della Libertà. Per cui i nostri stravaganti politologi dilettanti da strapazzo, dalla visione eccessivamente corta, farebbero bene a leggerne qualche pagina tratta dal vero per meglio capire questo complesso Terzo Mondo che avrebbe tutti gli attributi per fare parte del primissimo mondo, se non fosse per la pesante eredità che porta sulle spalle ed alla quale i nuovi satrapi di piantone che vi governano, negandosi ostinatamente a porvi rimedio; eloquente esempio di tale deleterio provincialismo è costituito proprio da quel tipico modello “bolivariano” del Venezuela e non solo.

11 COMMENTI

  1. Tullio, lei non sa nulla di me e di che cosa ho visto o non visto.
    Ciò che so di lei, a parte il fatto che le cose che scrivo la infastidiscono, è che lei è un ricco imprenditore.
    Non vedo che cosa possiamo avere in comune.

  2. Ecco la solita insalata mista del confusionario di inclinazione hippy rimasto fermo nel tempo e che osa condannare la modernità, la globalizzazione e che scrive le solite sciocchezze su Paesi MAI VISITATI, sulla base di notizie prese in prestito da fonti varie, ma senza una più pallida e minima nozione diretta della realtà di quei luoghi e Popoli e si nota…

    Luca Bagatin · Works at L’Opinione
    Gentile Pascoli, io pubblico tanto quanto lei.
    Internet è l’invenzione della libertà ed io infatti sono in favore della libertà.
    Ma in quell’Occidente che lei tanto ama (ma non via abita più) c’è una sola libertà: quella di dire ciò che si vuole, ma tanto non interessa a nessuno.
    Si parla, si dice, spesso a vanvera.
    Lo diceva anche Pacciardi, che fu zittito da La Malfa…purtroppo.
    Lei non mi conosce e non sa se io conosco o meno. Di me non sa nulla e lo ha dimostrato più volte.
    Il comunista è lei, la sua mentalità parla da sola. Io invece sono repubblicano e per fortuna non ho più alcuna tessera.
    Vuole parlare di Cuba e del Venezuela ?
    Beh, si guardi questo video: https://www.youtube.com/watch?v=p79yJ-G_1gI
    Lì curano gratuitamente chi sta male….See More
    Like · Reply · Aug 6, 2015 8:32am

  3. Luca Bagatin · Works at L’Opinione
    Gentile Pascoli, io pubblico tanto quanto lei.
    Internet è l’invenzione della libertà ed io infatti sono in favore della libertà.
    Ma in quell’Occidente che lei tanto ama (ma non via abita più) c’è una sola libertà: quella di dire ciò che si vuole, ma tanto non interessa a nessuno.
    Si parla, si dice, spesso a vanvera.
    Lo diceva anche Pacciardi, che fu zittito da La Malfa…purtroppo.
    Lei non mi conosce e non sa se io conosco o meno. Di me non sa nulla e lo ha dimostrato più volte.
    Il comunista è lei, la sua mentalità parla da sola. Io invece sono repubblicano e per fortuna non ho più alcuna tessera.
    Vuole parlare di Cuba e del Venezuela ?
    Beh, si guardi questo video: https://www.youtube.com/watch?v=p79yJ-G_1gI
    Lì curano gratuitamente chi sta male.
    Ma lei disconosce persino l’esistenza delle favelas e dirà che è tutta propaganda.
    Penso da sempre che parlare con un ricco sia tempo perso comunque.

  4. Il Signor Bagatin, come al solito, fa buone le sue interpretazioni e pubblica su Internet che è l’ultima grande invenzione della libertà, della globalizzazione della conoscenza.

    Se non bastasse, si ostina a scrivere su argomenti e Paesi che – da quanto è lecito – dedurre – lui non conosce o se li conosce, non certamente abbastanza bene.

    Ora, confonde la “scultura che il buon papa socialista ha preso in mano con l’immagine che poi si è appeso al collo: sono due cose e due fatti concreti del tutto distinti che il Signor Bagatin non ha ancora percepito. E non entro nel merito di ciò c he scrive su Cristo perché, evidentemente, anche il Sig. Bagatin non conosce bene abbastanza ciò che distingue lo storico Gesù dal mito di Cristo di cui esiste una vastissima letteratura che include tradizioni indiane e musulmane, mentre la nostra religione, segue la tradizione paolina, vero fondatore del Cristianesimo…. Ma la confusione non basta; prima di attribuire carattere materialista e per giunta di fede atea, a chissà chi… annuncia una geniale interpretazione anche sul simbolo della falce e del martello che ormai anche i miei nipotini sanno che erano i simboli che dell’Unione Sovietica che è riuscita a decimare non solo gli Ebrei in casa propria, ma ha fatto morire di fame milioni di individui, riducendo il resto dei sopravviventi in vera schiavitù; senza osservare che proprio i regimi collettivisti avevano imposto la loro religione atea; la religione del potere centrale del Grande Fratello e Capo dei Porci della Fattoria degli Animali di orwelliana memoria. Ma l’esagerazione del Sig. Bagatin non si ferma ed osa raccontarci che in Italia non ci sarebbe uno stato di diritto e che si soffre la repressione… come se si parlasse di Cuba o del Venezuela… Evidentemente il Signor Bagatin non ha le idee molto chiare. Certo che ogni individuo ha la libertà di dogarsi come crede e di scegliersi le compagne ed i compagni che preferisce, ma a casa sua; purtroppo, il narcotraffico non a la stessa cosa che da decenni alimenta il terrorismo in Paesi come la Colombia e perfino il Messico; ma per il Signor Bagatin, sono solo bagatelle; il male assoluto altrove… E’ la globalizzazione il grande male – secondo lui – quella della libera circolazione delle idee, dei beni e delle persone e soprattutto della conoscenza (grazie anche alla rete Internet, che nei paradisi del collettivismo non sarebbe mais sorta). E’ chiaro che un Signore che ha la pretesa di innovare, tornando agli ingenui e puerili ideali degli Hippies degli anni Sessanta, non è in grado di recepire gli straordinari vantaggi e risultati della globalizzazione che egli si ostina a qualificare come un male, mentre ha la pretesa di sostenere che la globalizzazione del collettivismo – o della Santa Inquisizione – che con tanto spargimento di sangue di innocenti, sarebbe il bene… Se lui avesse conosciuto le tribù dei Fulani, dei Foulbé, o le comunità che meno di un secolo fa si cibavano di carne umana o conservavano i teschi delle loro vittime nelle loro capanne o degli Indiani delle foreste tropicali Sudamericane, forse perderebbe un po’ di nostalgie di un romantico passato che solo esiste nell’immaginazione di chi non conosce certe realtà. Ma con quale titolo vorrebbe impartire lezioni sulla Bolivia? Cosa sa delle comunità che sacrificavano vite umane per ottenere la preferenza del dio Sole??? E la Bolivia di oggi di cui vorrebbe esaltare il presidente… che ci spieghi per quale motivo i Boliviani vengono in Brasile a lavorare in nero in condizioni di semi schiavitù se il paradiso di Evo Morales è così buono??? Poi vorrebbe raccontarci della storia precolombiana, ma questo dilettante avrà mai visitato questi luoghi o letto qualcosa sulle civiltà precolombiane??? Di fatto, spero di poter arrivare agli 80 anni con la lucidità che mi rimane e che al Signor Bagatin, evidentemente sembra mancare… In conclusione, non sono sicuro se la redazione pubblicherà mie risposte; me lo auguro, ma le farò pervenire all’interessato anche all’indirizzo personale, perché merita di leggerle…

  5. Rimane il fatto che lei nega l’evidenza (le favelas ad esempio) e dice cose non vere.
    Quel crocifisso era così grande che Bergoglio non poteva metterselo al collo !
    Ad ogni modo i simboli vanno analizzati. Falce e Martello sono simboli di emancipazione dei lavoratori. Il Cristo in croce rappresenta tanto la morte dell’ego quanto l’uomo che soffre e che muore per l’umanità intera.
    Ma che cosa ne può capire un materialista di queste cose ?
    Per me è impossibile parlare con atei e materialisti. Avete concezioni ideologiche e prive di ogni umanità.
    Comunismo…sapete parlare di comunismo perché intimamente siete dei comunisti.

    Regimi repressivi….Non è repressivo il governo italiano che legifera senza alcun consenso popolare e contro il suo stesso popolo (vedi riforma della scuola e non solo) ? Che impone tasse e balzelli assurdi ?
    Non è repressivo il governo tedesco con il Paesi più poveri ?
    Non è repressivo il governo USA quando bombarda gente inerme ed impone l’embargo, che danneggiano solo i popoli ?
    Forse no. Sono governi criminali.
    Il Venezuela forse è repressivo con gli imprenditori che vengono dall’estero. Anche se io credo che sia sempre troppo poco repressivo in questo senso.
    Certo, lei difende i ricchi capitalisti, è normale. Quelli che io chiamo gli arricchiti.
    Si dirà che sono prevenuto, ma preferisco tenermi i miei pregiudizi in merito.

    Qual è il problema sulla coca ?
    Sono antiproibizionista da sempre (ciascuno deve essere libero di usare qualsiasi sostanza egli meglio creda e se danneggia il prossimo sia punito) e non comprendo quale sia il problema in Bolivia, visto che gli antichi popoli di quelle terre ne hanno sempre fatto uso, anche sotto il profilo medico. Quei popoli sfruttati e colonizzati da gentaglia che si credeva civile e che in realtà ha violentato culture intere.
    Altro che il nazismo ! L’olocausto è precedente e ha riguardato quei popoli sin dall’avvento di Colombo.
    Ma qui c’è chi da al prossimo dei “confuso”….
    Da uno di 80 anni, del resto, posso anche accettarlo e non me ne curo nemmeno troppo.
    Però vorrei che i più giovani, oggi già abbastanza imbecilli (non tutti, ma moltissimi lo sono), approfondissero queste cose.
    Aspetti che non dovrebbero mai più accadere, ma che l’imbecillità e l’egoismo umano temo che continuerà a produrre….

  6. Bagatin, lei è totalmente fuori strada e dimostra palesemente di NON conoscere assolutamente la realtà di questo mondo. Se non bastasse osa esaltare regimi repressivi come quelli di Venezuela, che potrebbe essere un Paese ricco ed è dominato dalla scarsità e dal miseria; Chaves è stato uno dei peggiori governatore di questi decenni…

    Evo Morales ha il suo elettorato presso i coltivatori della foglia di coca – che se ei non lo sa ancora serve per produrre la cocaina che poi crea i problemi di ogni genere tanto nei paesi poveri come in quelli ricchi dell’Occidente.

    Lei ha bisogno di riciclare le sue troppo scarse conoscenze e non se ne rende nemmeno conto…

  7. Ma guardate un po’ a cosa si deve assistere: Non solo il dono al pontefice da pare di Evo Morales: del frutto dell’importante prodotto nazionale, una piccola scorta di foglie di coca da masticare in altitudine… ma addirittura un simbolico crocifisso a forma di falce e martello che il buon papa non esita ad appendersi al colo… Non ci sono dubbi, una bella evoluzione dai tempi in cui Pio XII scomunicava i comunisti…

  8. Ma guardate un po’ a cosa si deve assistere: Non solo il dono al pontefice da pare di Evo Morales, del frutto dell’importante prodotto nazionale: una piccola scorta di foglie di coca da masticare in altitudine… ma addirittura un simbolico crocifisso a forma di falce e martello che il buon papa non esita ad appendersi al collo… Non ci sono dubbi, una bella evoluzione dai tempi in cui Pio XII scomunicava i comunisti…

  9. Ma guardate un po’ a cosa si deve assistere:
    Non solo il dono al pontefice da pare di Evo Morales il frutto dell’importante prodotto nazionale, una piccola scorta di foglie di coca da masticare in altitudine… ma addirittura un simbolico crocifisso a forma di falce e martello che il buon papa non esita ad appendersi al colo… Non ci sono dubbi, una bella evoluzione dai tempi in cui Pio XII comunicava i comunisti…

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