Quale liberalismo e per far cosa

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Oggi opera un Partito liberale italiano (PLI), che porta lo stesso nome del Partito che fu rifondato da Croce nel 1943 e che ebbe come Segretario nazionale Giovanni Malagodi dal 1954 al 1972. Conosco persone apprezzabili e perbene che aderiscono a questo partito; ma i limiti e le contraddizioni sono nel complesso talmente evidenti che parlarne per esteso sarebbe come sparare sui mezzi della Croce Rossa. Tra i limiti del PLI, c’è appunto quello di volere l’unione di tutti i liberali che si definiscono tali.

Il liberalismo che io ho coltivato e che mi sforzo di testimoniare considera la libertà il principio motore dello spirito umano, quindi di tutto l’umano operare. Difendere la causa della libertà non significa però riconoscere ai forti il diritto di prevaricare sui deboli e di arricchirsi alle loro spalle. Né si traduce nella libertà di devastazione dell’ambiente naturale.
Per un approfondimento, rinvio ai libri che ho scritto sull’argomento. In particolare, “Croce e Salvemini. Uno storico conflitto ideale ripensato nell’Italia odierna” (2007), e “Liberalismo unitario. (Scritti 2007-2010)” (marzo 2011). Entrambi, non a caso, pubblicati da un piccolo Editore, la Casa Editrice “Bibliosofica” di Roma. Non a caso, perché un liberalismo coerentemente definito sconta in Italia la condizione iniziale di essere fortemente controcorrente. Tanto rispetto alla precedente egemonia culturale di sinistra (in tutte le sue versioni: marxista, gramsciana, comunista, catto-comunista, socialista, democratico-radicale, progressista). Quanto rispetto alla recente, ruspante, egemonia elettorale della destra berlusconiana.

Uso il poco spazio ancora disponibile per richiamare, in estrema sintesi, l’essenziale. Il liberalismo, secondo me più genuino, si riconosce nella tradizione europea di Locke, Montesquieu, Adam Smith, Kant, la signora de Staël, Constant, Tocqueville (mi limito ai classici), e, nel contempo, nella non meno importante tradizione italiana, Cavour, la Destra storica, Einaudi, Croce. Il liberalismo è stato e resta: teoria della separazione dei poteri pubblici, per il loro reciproco controllo e reciproco bilanciamento. Riconoscimento e garanzia della dignità degli esseri umani (tutti, senza distinzioni), e dei diritti di libertà di ogni cittadino, solennemente affermati dalla Costituzione. Governo delle leggi e non governo degli uomini (ossia, Stato di diritto). Ideale di società aperta, che consenta la mobilità sociale e l’affermazione dei talenti e dei meriti. Libera ricerca della verità, che richiede il libero confronto fra le opinioni e l’impegno a sostenere le proprie convinzioni finché non si debba onestamente prendere atto che occorre modificarle o integrarle, alla luce dell’esperienza e di più mature riflessioni. In altre parole, il liberalismo è il metodo che consente agli individui di crescere ed incessantemente di trasformasi, attraverso la libertà, cercando ciascuno la via per la propria realizzazione come essere complesso, dotato insieme di esigenze affettive, di interessi materiali, di fini spirituali.

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