Il Risorgimento italiano nella storiografia liberale

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Tenuto conto delle difficoltà con cui si dovette misurare, sono di straordinaria importanza le realizzazioni della Destra nel quindicennio in cui governò il Paese, dal 17 marzo del 1861, data della proclamazione del Regno d’Italia, fino al 18 marzo del 1876, quando si determinò la cosiddetta “rivoluzione parlamentare” e il governo presieduto da Minghetti venne messo in minoranza. Quei politici della Destra storica erano tutti rispettosi del sentimento religioso ed alcuni di loro erano convintamente cattolici; eppure, riprendendo le posizioni del Cattolicesimo liberale tanto autorevolmente sostenute da uomini come Alessandro Manzoni, o Raffaello Lambruschini, si batterono contro il potere temporale, affinché la Chiesa fosse liberata da minute questioni di governo di territori, e si dedicasse interamente alla missione spirituale che le è propria. Questo e non altro era il significato originario della nota formula di Cavour: “libera Chiesa, in libero Stato”. In seguito, nella stessa Chiesa Cattolica avrebbe cominciato ad affermarsi l’idea che l’unificazione italiana, proprio per le sue conseguenze sul modo di essere e di operare della Chiesa, avesse realizzato un disegno della divina Provvidenza. Ricordo dichiarazioni di Papa Paolo VI in tal senso.

Le realizzazioni non sono mai all’altezza dei desideri; ma è innegabile che si siano determinate effettive e profonde modificazioni della realtà preesistente e che queste modificazioni tendessero verso una prospettiva di progresso per tutti: vivere in un ordinamento libero, in una condizione di maggiore indipendenza da potenze straniere, con enormi potenzialità di sviluppo economico e di crescita civile, insite nel fatto stesso della fuoriuscita dalla dimensione più angusta degli Stati italiani pre-unitari.
Do l’ultima parola sempre ad Omodeo: “Di che ci si duole? Che il Risorgimento non abbia concluso tutto? Che ci abbia lasciato ciò che è condizione essenziale di vita, un compito intorno a cui travagliarci?”.
Palermo, 08 marzo 2011

Livio Ghersi

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