Giustizia dell’altro mondo #8

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di Enrico Gagliardi

Filippo Facci, giornalista del cui garantismo genuino, intellettualmente onesto e sempre ficcante non si può certo dubitare, in questi giorni in più di un’occasione ha messo in luce un elemento colpevolmente sottaciuto da molti giornali avvezzi al giustizialismo sommario e dozzinale: l’inchiesta nei confronti dei presunti stupratori del Parco della Caffarella di Roma si sarebbe arenata poiché gli accertamenti sulle tracce di DNA rilevate sulla vittima e sul luogo del crimine non combacerebbero con le persone accusate e che in molti davano come certi colpevoli. La polizia insomma, a cui va comunque dato il merito di aver svolto le indagini con grande impegno, sarebbe arrivata ad un punto morto e proprio sulla base di tali risultanze negative la scarcerazione dei due indagati sarebbe praticamente certa.

Ecco allora che tutti i titoli di molti quotidiani che nelle scorse settimane descrivevano i romeni accusati come due mostri vengono spazzati via in un attimo ed a restare è solo l’ennesima gogna mediatica che sempre più è presente nel nostro paese. L’ennesimo processo sommario insomma, dettato da istinti quasi primordiali ormai gorgoglianti, straripanti che contraddistinguono un popolo confuso e irrazionale.

Se non fossero bastati gli esempi del passato, questa storia fornisce ancora un volta la prova di come sia necessario, sempre, attendere lo sviluppo delle indagini e l’eventuale rinvio a giudizio senza anticipare sentenze di condanna o assoluzione sulla base di simpatie o antipatie.

Ancora una volta è bene sottolineare come un discorso del genere non sia finalizzato alla difesa strenua e senza quartiere di chi commette reati orribili bensì alla sacrosanta difesa della legge e delle garanzie processuali che regolano o dovrebbero regolare uno stato di diritto.

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