Cuba: inizio della fine?

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di ANTONIO PICASSO

“Da oggi inizia una nuova pagina di storia per tutti i cubani”. È con questa breve dichiarazione che il primo gruppo di sette dissidenti cubani, arrivati ieri a Madrid, si è presentato alla stampa. Secondo gli accordi presi fra il Governo di Cuba, quello spagnolo e la Santa Sede, dovrebbero essere 52 gli oppositori del regime prossimamente rilasciati dalle carceri dell’Avana. Ricardo Gonzalez Alfonso, Antonio Villarreal Acosta, Lester Gonzalez Penton, José Luis Garcia Paneque, Pablo Pacheco Avila, Omar Moisés Ruiz Hérnandez e Julio Cesar Galvez Rodriguez, questi i nomi dei prigionieri che, accompagnati dalle rispettive famiglie, sono arrivati nella capitale spagnola. Si tratta della prima rappresentanza del cosiddetto “Gruppo dei 75”: un movimento di opposizione i cui membri vennero condannati a 28 anni di carcere, nel 2003. La scelta di liberare subito queste sette persone è stata dettata dal loro stato di salute. Più volte Amnesty International aveva lanciato un appello affinché le Autorità carcerarie di Cuba alleggerissero le catene che cingevano le caviglie di questi dissidenti. Villarreal Acosta infatti era ricoverato da mesi in un ospedale psichiatrico, mentre a Ruiz Hérnandez è stato diagnosticato un attacco di tubercolosi.

A scorrere la lista, si nota che essa è composta unicamente da giornalisti e attivisti politici. Non è presente nessun criminale comune, come invece alcuni osservatori filo-castristi in Europa hanno malignamente ipotizzato. Gonzalez Alfonso è forse il più noto tra i rilasciati. Nel 2008, Reporters sens frontières lo ha nominato “Reporter dell’anno”, per il suo impegno come corrispondente da una terra dove non esiste democrazia. Ruiz Hérnandez e Pacheco Avila sono suoi colleghi. Villarreal Acosta, Gonzalez Pentòn e Garcia Paneque sono invece esponenti di gruppi politici. Galvez Rodriguez infine è un sindacalista. Si tratta di personalità con un’estrazione politica di stampo socialista, lontana quindi dall’atteggiamento filo-Usa che invece ispira molti altri fuoriusciti da Cuba, ora residenti in Florida.

Durante la primavera di sette anni fa, Fidel Castro diede l’ordine per l’esecuzione di una vera propria “purga” repressiva contro l’opposizione. Era la Primavera negra de Cuba. Il regime approfittò del fatto che gli Stati Uniti avessero appena cominciato la guerra in Iraq. Il Golfo del Messico quindi era escluso dai riflettori mediatici e della diplomazia mondiale. Va detto inoltre che la giurisdizione cubana non contempla lo status di “prigioniero politico”. Il “Gruppo dei 75” quindi venne incriminato per ragioni legate alla sicurezza nazionale cubana, con una sentenza che etichettava i suoi membri ambiguamente come “prigionieri di coscienza”. Il Governo di Cuba sottolinea da sempre che le libere professioni di giornalisti e le opposizioni politiche di vario titolo siano una copertura per gli agenti al soldo della Cia.

Adesso la testimonianza di questi dissidenti circolerà sulle pagine della stampa mondiale. Gli accordi con la Spagna e il Vaticano non prevedono che i rilasciati siano vincolati dal silenzio. Anzi, non essendo riconosciuti come esiliati politici, bensì come immigrati, potranno circolare liberamente, rientrare in patria in qualunque momento e raccontare la loro esperienza nelle carceri cubane. Cile e Stati Uniti, a questo proposito, hanno offerto per primi la loro ospitalità.

L’episodio segna un nuovo passo nel tramonto del sogno di Castro e Che Guevara. La fine del socialismo reale è dietro l’angolo e il rischio che l’isola ceda al neo-colonialimo made in Usa è quasi una certezza. Raul Castro, alla guida del Paese da poco più di due anni, si sta muovendo affinché l’indipendenza cubana venga parzialmente conservata, per opera della Chiesa cattolica e dell’Europa. In questo il ruolo della Spagna – primo investitore occidentale sull’isola – è quello di apripista. Mentre Fidel Castro torna in televisione bersagliando l’America di una retorica antiquata, suo fratello sta cercando di salvare il Paese rimettendosi al male minore.

Pubblicato su liberal del 14 luglio 2010

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