Zimbabwe: Tsvangirai giura come Primo Ministro, Mugabe resta Presidente

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di Luca Martinelli

Morgan Tsvangirai, leader del Movimento per il Cambio Democratico (MDC), ha giurato come Primo Ministro dello Zimbabwe. Per la prima volta dall’indipendenza (1980), la seconda carica dello Stato non va allo ZANU-PF, partito del Presidente-dittatore Robert Mugabe. La nomina di Tsvangirai è la prima applicazione dell’accordo fra lo ZANU-PF e il MDC firmato il 15 settembre scorso, sotto la mediazione del Presidente sudafricano Thabo Mbeki.

L’accordo, firmato anche dalla “fazione ribelle” di Arthur Mugambara e composto da 25 articoli, tocca numerosi argomenti: viene dichiarato il ripristino della libertà di stampa, di associazione e di manifestazione del dissenso (conculcate in maniera particolarmente violenta dal 2000); si fa accenno ad una più equa redistribuzione delle terre appartenute ai colonizzatori, di fatto passate nelle mani degli “amici degli amici” di Mugabe; si parla di fine delle violenze politiche e di ripristino dello Stato di diritto.

Viene inoltre definito in maniera estremamente particolareggiata il nuovo Governo, composto da 31 ministri, di cui 15 dello ZANU-PF e 16 del MDC (13 della fazione di Tsvangirai e 3 di quella di Mugambara). Mugabe resta comunque Presidente e continuerà a comandare il Consiglio di Sicurezza Nazionale, di cui farà parte anche il nuovo Primo Ministro.

A Tsvangirai spetta invece il compito di rimettere in piedi un Paese completamente devastato da una crisi economica pluriennale quasi senza precedenti: il tasso di disoccupazione è al 94%, l’inflazione ha raggiunto cifre impronunciabili (89,7 sestilioni di punti percentuali, secondo le ultime stime), la “nuova” valuta introdotta ad agosto 2008 verrà probabilmente sostituita già ai primi di marzo 2009, tutti i settori produttivi sono annichiliti. Il Paese che negli anni ’70 era soprannominato “il granaio d’Africa”, vede oggi il 70% della popolazione dipendere dagli aiuti internazionali. Infine, l’epidemia di colera che dura da alcuni mesi (costata la vita a migliaia di persone) ha assestato un colpo mortale al già traballante sistema ospedaliero.

Parlando ai suoi sostenitori allo stadio di Harare, dove solo nove mesi fa gli fu impedito con la forza di tenere un comizio elettorale, il nuovo Primo Ministro ha dichiarato le sue priorità: riportare i bambini a scuola, far ripartire gli ospedali e portare cibo in tavola. Inoltre, ha promesso di pagare in valuta straniera i funzionari pubblici (poliziotti in primis) a partire da questo mese. Molti osservatori nutrono però forti dubbi sulla praticabilità di queste promesse, dal momento che le casse dello Stato sono praticamente vuote e che, soprattutto, Mugabe dispone ancora di numerosissimi uomini di fiducia ai vertici dello Stato.

Il Presidente-dittatore festeggerà il prossimo 21 febbraio il suo 85° compleanno con una cena pantagruelica: secondo una lista fornita da un giornalista locale al Times, sono previste 2.000 bottiglie di champagne, 8.000 aragoste, 100 chili di gamberi, 4.000 porzioni di caviale ed 8.000 scatole di cioccolatini. Quasi tutti i prodotti, data la penuria di cibo, saranno importati per l’occasione. Anche la cena è a pagamento: si va da 45.000 a 55.000 dollari (statunitensi, non zimbabwesi), a seconda del posto a tavola più o meno vicino al dittatore. Il ricavato andrà direttamente nelle casse dello ZANU-PF. Tsvangirai avrà il coraggio di impedire questo affronto alla fame dei suoi concittadini?

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