Nella 363esima serata di Lodi Liberale è stato presentato il libro “Vita e libertà contro il fondamentalismo” insieme a Cristina Giudici (Giornalista), Rayhane Tabrizi (Attivista iraniana), Delshad Marsous (Attivista iraniana) e Alessandra Calcagno (Presidente di Soroptimist Lodi). La serata è stata introdotta e coordinata da Lorenzo Maggi, Presidente di Lodi Liberale.
Le idee liberali non sono purtroppo al centro dell’attenzione del mondo accademico, sono altri i modelli persistenti. Per questo il lavoro svolto dall’associazione è unico nel suo genere. Per quanto riguarda questo libro, che è stato scritto a quattro mani, serve ricordare prima di tutto che parla di questioni di stretta attualità. Questo libro parla di 38 persone che hanno compiuto gesti eroici in diverse aree geografiche in Medioriente per la democrazia e la libertà e che in parte sono state uccise barbaramente.
“Vita e libertà contro il fondamentalismo” è un libro che affronta tematiche cruciali per la società contemporanea. Attraverso un’analisi profonda, l’autore mette in luce come il fondamentalismo, in tutte le sue forme, rappresenti una minaccia diretta ai diritti fondamentali dell’individuo, in particolare alla vita e alla libertà. Il testo propone una riflessione sulla necessità di difendere i valori di tolleranza, pluralismo e rispetto reciproco, elementi essenziali per costruire una convivenza pacifica. Con uno stile chiaro e coinvolgente, il libro invita il lettore a riconoscere i pericoli derivanti dall’intolleranza e a impegnarsi attivamente nella promozione di una società più giusta e libera. Un appello a non cedere mai di fronte all’oppressione ideologica e a preservare con coraggio i principi della democrazia.
Il libro affronta anche l’argomento di Islam, islamismo e cultura islamica: le persone che hanno contribuito a modernizzare il Medioriente sono andate incontro a un futuro piuttosto buio, ma hanno anche mostrato un’enorme speranza per i diritti umani.
Il primo intervento è stato quello della Coautrice Cristina Giudici, che ha cominciato la ricerca personale di testimonianze di ribellione, vedendo però sempre più che la realtà quotidiana è stata sempre più dura, tanto che anche come scrittrice e giornalista, si è trovata molte volte a condividere la forza contagiosa delle attiviste, che hanno lottato e che lottano nel portare avanti il loro movimento, partito in occidente, per curare la questione della repressione in Iran. Le 30 storie sono state studiate ed elaborate grazie a chi ha potuto parlare, raccontare e viaggiare. Non è una cosa secondaria. La storia della genesi del primo e del secondo libro è stata molto appassionante.
Scritto da Fabio Poletti e Cristina Giudici, racconta le storie di uomini e donne del Medio Oriente che lottano con coraggio per i diritti umani e la libertà, opponendosi al fondamentalismo religioso senza attaccare l’Islam o i suoi fedeli. Questa distinzione è fondamentale perché evidenzia come la vera sfida sia contro le imposizioni teocratiche, che limitano la libertà individuale in molti aspetti della vita quotidiana.
Tra i protagonisti emergono figure emblematiche come le donne iraniane, simbolo della rivolta “Donna, Vita, Libertà”, scaturita anche dalla tragica morte di Mahsa Jina Amini, vittima della polizia morale per non aver indossato correttamente il velo. Altri attivisti come Gohar Eshghi e il rapper Toomaj Salehi rappresentano la voce di chi, con determinazione, promuove ideali di pace, democrazia e giustizia. Il libro si ispira inoltre alla Fondazione Gariwo e alla sua Enciclopedia dei Giusti, raccogliendo storie di eroi civili che hanno sfidato l’oscurantismo con responsabilità e coraggio.
Questa testimonianza è importante perché ci ricorda di non dare mai per scontati i diritti fondamentali e di vigilare contro ogni forma di oppressione. “Vita e libertà contro il fondamentalismo” è un inno alla libertà e una chiamata alla resistenza, che celebra chi sceglie di opporsi all’ingiustizia e difende la dignità umana in contesti difficili come quello iraniano, segnato anche da episodi drammatici di repressione e genocidio.
Il secondo intervento è stato quello di Delshad Marsous, che ha portato la sua esperienza in merito a quello che sta succedendo in Iran. Partendo dal libro ha spiegato che in questo libro si possono trovare gli elementi sufficienti per valutare come la libertà sia calpestata per sistema, repressa in modo completo con il controllo di corpo e pensiero, in nome di un dio che viene usato per controllare le persone e portare la teocrazia totale che non dà il permesso a nessun tipo di cambiamento o di riforma.
47 anni di totale repressione: questo libro parla di 5 generazioni che sono state completamente mutilate nel loro diritto a vivere liberamente e nessuno in occidente si è posto il problema di intervenire per restituire la vita a questa enorme massa di persone che attualmente non solo è schiava del potere religioso, ma anche della dittatura militare religiosa. L’occidente non ha minimamente la capacità di capire. Mancano le esperienze per riuscire a prendere coscienza della questione nel profondo.
Rayhane Tabrizi ospite per la seconda volta, dopo lo scorso anno, a Lodi Liberale, ha fatto gli esempi specifici e concreti di quello che succede in Iran, alle donne, alle persone, facendoci toccare con mano le ingiustizie e le angherie di un regime che ha dilaniato gli iraniani. 90 milioni di esseri viventi incarcerati vivi in Iran. A differenza di molte altre nazioni limitrofe, che hanno tarpato i diritti offrendo soldi in cambio, per chiudere le bocche, in Iran, anche se è una nazione ricchissima, si è tolto anche il diritto economico alla popolazione. In Europa le persone hanno il problema che non parlano mai di Islam per non essere definiti islamofobi. Ha spiegato perché il concetto Repubblica islamica di Iran è un concetto che passa inosservato, mentre – come ha fatto osservare Fallaci – è la discriminante per aver diritto alla repubblica. Solo questo dovrebbe fare riflettere, perché significa che non è una forma politica per tutti gli iraniani, ma solo in quelli che credono nel leader supremo in terra, cioè il leader politico. Quindi non è nemmeno una questione di Islam religioso, ma di ideologia islamista che strumentalizza la religione, come faceva un tempo anche l’occidente cristiano.
In questo contesto le donne sono escluse totalmente e il popolo vive nel buio più totale. Compreso internet, che non è libero ma è in black out, ormai sono stati 90 giorni di blocchi totali, ma anche di tutti i mestieri che sono stati cancellati in un attimo, cioè l’intranet dove lavoravano anche delle donne. Le donne e la popolazione cercano di andare in piazza per ricevere una somma di 30/60 euro per mangiare e per ricevere la tessera di soldi, in questo modo scendono in piazza per prendere i soldi portando la bandiera del regime. Il regime paga le persone se scendono in piazza oppure gli dà il cibo se scendono in piazza. Molte persone che sono state arrestate durante le manifestazioni contro il regime, per punizione, scendono in piazza per le foto e i video senza il velo, che vengono caricate dal regime direttamente, che ha accesso ai social.
E niente… in occidente le persone pensano che siano manifestazioni spontanee e pensano al prezzo della benzina, fregandosene tranquillamente della questione propaganda, anzi, sostenendo che i falsi sono coloro che avvertono trattarsi di propaganda.
Alessandra Calcagno, presidente del club Soroptimist di Lodi. Un gruppo diffuso in 132 paesi fondato a Oakland, il Soroptimist Lodi è un club fondato nel 2018 che promuove l’avanzamento della condizione femminile e i diritti umani. L’organizzazione si impegna in vari progetti, tra cui la creazione di stanze per le donne che denunciano violenze e la promozione di eventi come “Donne di Parola”, dove donne condividono le loro esperienze e parlano di diritti e diritto. Il club è composto da donne attive nel mondo del lavoro e si dedica a migliorare la vita delle donne attraverso la cooperazione e l’azione concreta. Il club ha accredito presso l’ONU e la commissione ONU sulla condizione delle donne.
La questione delle donne e dei diritti in Medioriente è ben lontana dall’essere risolta, l’asse di guerra che vede l’Iran contro Israele, adesso, diventa una questione spinosa, perché l’odio è arrivato al punto di disconoscere lo stato di Israele contando di eliminarlo completamente.
MC















