LUNEDÌ 18 MAGGIO 2026 nel webinar online di Lodi Liberale è stato presentato il libro: “Il Federalista” di Alexander Hamilton, John Jay e James Madison con i seguenti ospiti.
Gigliola Sacerdoti Mariani – Già Professore di Lingua e cultura inglese all’Università di Firenze; Stefano Bruno Galli – Professore di Storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Milano; Alessandro Vitale – Professore di Geografia economico-politica all’Università degli Studi di Milano; Alessandro Sterpa – Professore di Diritto costituzionale all’Università degli Studi della Tuscia, coordinati da Lorenzo Maggi – Presidente di Lodi Liberale.
Il presidente di Lodi Liberale ha spiegato che, in questo periodo, il modello statunitense, per via delle politiche di Trump, non è più il modello del federalismo di un tempo, ma che ad ogni modo Lodi Liberale cercherà di dare una chiave di lettura storica, nella prossima sessione di lavoro, che cade nell’Anniversario. Oggi, invece, si parlerà di argomenti di tipo geopolitico e storicistico.
La professoressa Gigliola Sacerdoti Mariani è partita dalle radici della storia statunitense, ovvero la Dichiarazione d’Indipendenza e la Costituzione. Il Federalista (The Federalist o The Federalist Papers) è una raccolta di 85 saggi pubblicati tra il 1787 e il 1788 per convincere lo Stato di New York a ratificare la Costituzione degli Stati Uniti. I saggi erano firmati con lo pseudonimo Publius, usato da Alexander Hamilton, James Madison e John Jay. Il Federalista è ancora oggi una fonte primaria per interpretare la Costituzione USA ed è spesso citato dalla Corte Suprema.
In queste pagine troviamo un accenno all’insufficienza dell’organizzazione originaria delle colonie, che possiamo trasporre all’Europa di oggi: Alessandro Sterpa parla di come anche oggi, in Europa, non c’è la coscienza di una costituzione normativa federale, rispetto a un insieme di diversi regimi giuridici classici. In sede europea stiamo cercando di realizzare, ha detto Alessandro Sterpa, qualcosa del genere, che però non si sta realizzando, perché abbiamo saltato l’elaborazione che questo passaggio meritava. La riscoperta di questo testo non è solo una riscoperta per studiosi: conduce a spunti interessanti che andrebbero senza dubbio approfonditi.
Alessandro Vitale ha commentato la nuova edizione mettendo in rilievo che la nuova forma consente agli studiosi di utilizzarla in modo più semplice, cioè funzionale. L’opera è molto importante, riporta un quadro piuttosto completo del percorso di concretizzazione della prima bozza della costituzione americana riformata, cioè per rispondere alle critiche di una larga fetta di intellettuali, che criticavano specialmente le tariffe dei tributi, le tasse, nonché le regole tra diversi stati che cozzavano tra loro.
Il lavoro dietro quest’opera è stato fatto anche attraverso un’enorme opera di sensibilizzazione a mezzo dei mass media, un procedimento che consente al movimento dei federalisti di prendere corpo, di dare elementi molto determinanti, anche a livello di contaminazione e di influenza.
Tasse, energia trovano una diversa collocazione in ambito del nuovo federalismo, cioè a differenza degli anti federalisti vanno ad avvicinarsi alla concezione dell’Europa e si allontanano dalla concezione primaria. In ogni ambito la maggioranza non accettava che il Governo potesse relazionarsi singolarmente in modo diretto con la cittadinanza, si crea un tassello di divisione tra federalisti e antifederalisti. La centralizzazione del potere è ancora oggi il pericolo più grande che ha di fronte l’umanità.
Stefano Bruno Galli ha ripreso la questione della linguistica e del linguaggio della politica: come aveva prima spiegato la prof.Ssa Mariani è una questione complessa che parte dalla consapevolezza, che crea il modo di dire le cose, le definisce, le riempie. In America, all’epoca, era tutto da costruire da zero, proprio prima di tutto la consapevolezza, che arriva molto più tardi, probabilmente dal 1848 in poi.
Dobbiamo sicuramente a questi studiosi aver posto le basi per lo studio delle dinamiche del federalismo, perché senza qualcuno che avesse iniziato a teorizzare politiche economiche, finanziarie e fiscali in regime federale, difficilmente si sarebbe potuto arrivare a un ordine politico equilibrato, ben diverso dallo statalismo o dalla centralizzazione.
Nel momento in cui ci troviamo di fronte a diversi poteri, divisi, serve comprendere anche il peso effettivo di questi poteri, altrimenti se sono squilibrati non è possibile arrivare a una questione davvero democratica. Il federalista, quindi, non è un manuale di tutorial per capire il federalismo, ma è una pubblicazione che serve per indurci a riflettere, ma non deve essere utilizzato come manuale odierno, perché attualmente il potere ha un equilibrio diverso e quindi ci troveremmo a definire le cose in modo sbagliato.
Non volendo uscire dal federalismo inteso come nel 1788, ho forse trascurato, ha detto Mariani, la tendenza odierna dei gruppi terroristici di farsi fazione, di combattere contro un sistema, in una forma tirannica. L’Europa non è una federazione, eppure abbiamo sempre delle tendenze ad autocrazie di fazione, che sono pesanti. In diversi punti, ha detto, ho voluto mettere in evidenza questo aspetto del mio coinvolgimento personale.
Stefano Magni è intervenuto per mettere in allarme sulla questione europea, dove il federalismo parte invece da un centralismo di potere, mentre negli USA, con Obama che centralizzava il potere redistributivo, ora Trump interviene con azioni che non sono federaliste, ma individualistiche, per il potere centrale di destra, cioè non liberale.
MC












