Il 25 Aprile e la Pastasciutta Antifascista

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Ci vado o non ci vado? La Pastasciutta Antifascista, oggi, ha un senso, oppure non ce l’ha? Mi sono posta 17 volte questo quesito, 17 volte perché la prima edizione di questa manifestazione nella mia città, a Trento, è stata fatta 17 anni fa e personalmente non ho mai pensato di partecipare, passavo di fianco e mi sembrava una festa non molto partecipata, per pochi. Non mi sono mai addentrata, perché non sono iscritta all’ANPI, non sono iscritta all’ARCI, non faccio parte da tempo della CGIL, non voto per partiti storici di sinistra, ma mi riconosco nel PPE il Partito Popolare Europeo che attualmente rappresenta il 26,3% dei seggi al Parlamento Europeo. Alla mia ultima Festa della Liberazione, l’ultima volta che ho preso parte nel 2006, sono scesa in piazza a Trento per un concerto e all’epoca la Pastasciutta Antifascista, non c’era. Ma non solo, nemmeno nel 2010, quando sono stata alla Festa della Liberazione a Roma, non c’era nessuna Pastasciutta Antifascista. Non che io sappia. Poi, col tempo, le cose cambiano. I miti crollano, le idee si modificano per prendere corpo in una dimensione diversa, più cosciente.

Così, dopo tanti anni di diserzione della manifestazione storica del 25 aprile, ho preso il coraggio tra le mani e ho scelto: siamo in mezzo a un’orda di derive autocratiche, mai come adesso la democrazia occidentale è stata in pericolo, presumibilmente mai dall’ascesa del totalitarismo di inizio Novecento. Mai come oggi mi sento di vivere in una realtà sociale piena di soldi e così povera di valori libertari e liberali, mai come oggi mi sono sentita sull’orlo di un baratro giornalistico, perché c’è propaganda, ci sono fake-news, cazzate vaganti prodotte dall’AI e difficoltà enormi di avere in mano la verità. E no, non va bene. Non va bene che ci siano queste tensioni intorno a noi, nemmeno da Atlantisti liberali, quando ci troviamo a dover mettere sulla bilancia i pro e i contro di un giorno, di un evento.

Ha ancora senso parlare di antifascismo? Che rapporto c’è, oggi, tra antifascismo e antisemitismo? Come si stanno spostando gli equilibri mondiali? Personalmente sono sempre stata molto contraria alle etichette, mi disgustano, specialmente quelle politiche, al netto dell’identità politica, che può piacere a chi la sceglie per decisione personale, l’etichettamento politico mi risulta sgradevole più o meno come mi disgusta il lungo collo delle giraffe. Proprio per questo mi sento di dire che, ad oggi, tutti dovremmo essere geneticamente antifascisti, perché i fascisti storici sono defunti e chi è nato dopo il 25 aprile 1945 non può essere fascista per definizione. A meno che non siano dei nostalgici fascisti.

Quindi, ha un senso. Io non ho mai pensato che il Dvce possa essere un modello per me, ma non conta: quello che conta è che oggi, secondo me, ci sono in giro persone al potere che hanno le carte in regola per essere nuovi dittatori. E non parlo di Trump, Trump, in questo momento, è l’alleato assente, che non ci proteggerà. Non parlo della Meloni, che probabilmente sarà il nuovo Presidente della Repubblica, non avrà mandati oltre a questo. Presumo.

Ho riflettuto invece su quanto accaduto in Trentino nel 2025, in Val di Fiemme, durante la Pastasciutta antifascista che ricordava un eccidio di trentini a carico dei nazisti, quando la Pastasciutta antifascista è stata attaccata proprio da alcuni politici, perché il mese di agosto e il 25 luglio è una data in cui ci sono i turisti e i turisti vogliono le feste da discoteca e non le feste politiche, ma chi lo ha detto? Probabilmente un cretino che pensa alla sua azienda turistica come al centro del mondo, confondendo una manifestazione storica con una sagra. Quindi ha doppiamente senso. La pastasciutta mi ha convinta proprio quando ero convinta che non fosse una cosa da farsi, nel momento peggiore ho capito che invece è un appuntamento storico da promuovere, perché rappresenta un segno di solidarietà e sussidiarietà orizzontale, che non ha niente a che fare con la guerra, ma con la pace.

In occasione della Festa della Liberazione dal Nazifascismo, il Comune di Trento ha promosso una serie di iniziative che si sono tenute prima del momento di piazza, per onorare la memoria dei caduti e dei partigiani e per riflettere sui valori della libertà. I partigiani italiani sono stati anche gli internati, sono stati anche i cattolici, sono stati in generale tutti quelli che volevano opporsi alla dittatura.

“L’antifascismo liberale, rappresentato da figure come Benedetto Croce e Piero Gobetti, si è opposto al fascismo difendendo la libertà individuale, lo Stato di diritto e il pluralismo politico contro il totalitarismo. Basato sulla difesa dei valori etico-politici, questo approccio ha cercato di conciliare la tradizione liberale con le esigenze di giustizia sociale, culminando nella Resistenza (NDR CDS).”

Sono importanti le figure antifasciste come Salvemini, aderente al Partito socialista, che all’ascesa al potere di Mussolini si schierò immediatamente all’opposizione fra le fila antifasciste. Dal 1925 si rifugiò a Londra e fu tra i pochi insegnanti universitari che si rifiutarono di firmare il giuramento di fedeltà imposto dal governo ai docenti; Gobetti, liberale, il cui pensiero fu influenzato dal socialismo di Salvemini e si aprì al confronto con la sinistra radicale di Gramsci, con cui ebbe frequenti contatti, svolgendo anche l’attività di critico letterario e teatrale della rivista comunista «L’Ordine nuovo». Nel 1922 fondò il settimanale «La Rivoluzione liberale», in cui cercò di accordare il liberalismo borghese con le richieste del socialismo; Amendola, giornalista, filosofo, politico di cui abbiamo parlato di recente, che si rifiutava di aderire alle camicie nere, e De Gasperi, che in Trentino assume doppia importanza per l’accordo con Gruber per l’autonomia delle minoranze di confine, protagonisti della prima Resistenza contro le leggi fascistissime.

Sono trascorsi 81 anni dalla prima giornata di fine oppressione, non certo pochi, la Festa della Liberazione oggi assume un valore importante per tutti, a prescindere dalla X che si mette nelle urne. Che tu sia di sinistra o di destra, la questione è incentrata sulla politica parlamentare. La politica parlamentare è incompatibile con i valori di chi ha posizioni extraparlamentari. E non importa se queste posizioni siano di destra o di sinistra, non si tratta di parlare di liberi battitori libertari che possono avere posizioni estreme, trattasi di sentirsi parte di una Repubblica, oltre che di uno Stato e riconoscere il pieno potere del Parlamento, bicamerale, che basa le proprie leggi sulla Costituzione.

Evidentemente la faida che per anni ha massacrato la politica italiana, insieme alle altre problematiche del caso, tra comunisti e democristiani e tra comunisti e fascisti, ha fatto molto male alla democrazia. Ci troviamo infatti, 81 anni dopo, di fronte a due guerre che lambiscono la nostra parte orientale a nord est, in Ucraina e a sud est in Libano. Siamo fermi immobili e serve prendere almeno UNA posizione che sia chiara, siamo dalla parte della libertà!

Se questo non è, allora politica non è. Chiaro, per testate come Liberalcafé, che punta principalmente alla visione liberale della democrazia, è difficile pensare al socialismo come a un valore da promuovere, ma quella odierna è una Costituzione che si sta evolvendo e non possiamo prescindere dalla volontà di frenare le derive autocratiche, difendere i diritti delle persone, difendere le autonomie e le legislazioni, attaccare chiunque abbia velleità dittatoriali, aristocratiche o di regime autocratico. Questo è fondamentale anche laddove la monocrazia sia basata sulla ricchezza, cioè sul governo del denaro, anche il denaro può generare dittature, se non vi è libero mercato e non vi è libertà di classe.

Ecco allora perché, anche se potrebbe sembrare strano, nel 2026 prendere parte alla Festa della Liberazione è un dovere oltre che un diritto ed eventualmente un piacere. La Festa della Liberazione, in Italia, è spesso associata alla tradizionale Pastasciutta antifascista, anche se la data per quest’ultima sarebbe il 25 luglio, che celebra un ricordo popolare e proletario molto noto, quando la famiglia Cervi il 25 luglio del 1943, appresa la notizia dell’arresto di Benito Mussolini, offrì chili di pastasciutta a tutti gli abitanti di Campegine, piccolo comune in provincia di Reggio Emilia. La pasta di Trento è stata cucinata come da tradizione da ARCI del Trentino, sono stati cotti circa 200 chili di pasta. Tanti volontari ARCI e ANPI e tantissima musica tradizionale del 25 aprile.

La direttrice Martina Cecco

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Giornalista pubblicista e facebook blogger. Scrivo per Donnissima il blog in rosa dal 2005. Dirigo Secolo Trentino e Liberalcafé. Laureata in Filosofia Politica presso l'Università degli Studi di Trento. Lavoro dal 2024 come PR e Merchandiser presso Eventi, GDO, Retail e Ristorazione. Collaboro con YouGov per il monitoraggio degli andamenti di mercato come Data Insert. Ho concluso un mastering post laurea, la Scuola di Formazione Politica presso la Fondazione Luigi Einaudi. Sto frequentando il Master in Giornalismo presso la RCS Business Academy, presso il Corriere della Sera. Nel tempo libero scrivo poesie, brevi saggi, innesti filosofici, pratico molto sport. Socio sostenitore di Secolo Trentino e Lodi Liberale, sostengo UNHCR per i rifugiati politici e alcune associazioni che pagano cure mediche per malattie rare e supporti tecnici per i disabili. :-)

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