Un film d’epoca è sempre qualcosa di straordinario, perché ti mette di fronte alla verità tecnica e tecnologica, che è impietosa e spesso implacabile. Altre volte, invece, no, dimostra come il moderno possa essere sposato al contemporaneo con stile e finezza. Accade ad esempio in questo caso.
Parliamo della pellicola “Das Wunder des Schneeschuhs” ovvero “The Miracle of the Snowshoe”. Un documentario straordinario, sullo sci, di Arnold Fanck, regista tedesco, girato nel 1920, in Anteprima internazionale al 74. Trento Film Festival.
Das Wunder des Schneeschuhs nato per progetto
Gli attori che compaiono nella pellicola sono Sepp Allgeier, Ernst Baader, Arnold Fanck, Hannes Schneider, Bernhard Villinger. Attori che sono anche sciatori, i quali, nel contesto della pellicola, hanno effettuato una dimostrazione di tecniche sciistiche, per mostrare che cosa significa lo Sci Alpinismo. Das Wunder des Schneeschuhs doveva essere in origine un documentario sullo sci.
Fanck ha utilizzato una speciale fotocamera Ernemann prodotta in una fabbrica di Dresda che consentiva di scattare ad alta velocità fino a 500 fps.
Nella girata vi sono animazioni di un certo spessore, che vengono mirabilmente poste all’attenzione del pubblico nella versione del 2026, che a distanza di 106 anni porta questo film ad essere ufficialmente il Primo film di Alpinismo girato e conservato.
In sala presenti alla proiezione Torgil Trumpler, curatore del restauro, e Matthias Fanck, il figlio del regista di Das Wunder des Schneeschuhs. Il curatore ha spiegato come questo lavoro sia costato moltissimo tempo e molta fatica, perché le parti della pellicola che si sono salvate erano prima di tutto disuniformi, perché ottenute in parte da un acquisto del regista e in parte di diverso tipo e marca unite insieme a posteriori, da recupero, si nota nel film la differenza delle pellicole delle varie sequenze. Gli atti del film, infatti, non sono girati in modo uniforme.
Un film fortemente voluto
Non avendo mai montato un film prima, Fanck si è rivolto a Madame DuBarry, ma tuttavia le girate sono state effettuate in quota ben prima che fosse fatto il primo montaggio. Quando Fanck non riuscì ad assicurarsi una distribuzione regolare nelle sale, si arrangiò, ma da appassionato fotografo e alpinista, si avvicinò per la prima volta al mondo del cinema nel 1913.
La storia del film è strettamente legata alla biografia del regista, che partecipò alla realizzazione di un cortometraggio sull’ascensione del Monte Rosa. Dopo la prima guerra mondiale, fondò la casa di produzione indipendente Berg- und Sport-Film insieme al suo collaboratore Odo Deodatus Tauern.
Proprio con questi decise di uscire con un film autonomo, che ha un doppio significato. All’epoca si usava definire con questo lemma le ciaspole, poi divenne la parola che ora significa gli sci. Voleva mettere insieme sequenze fotofrafiche velocissime per arrivare a un film dinamico.
Un’opera importantissima
A sorpresa, ebbe un buon successo al botteghino, con dei frammenti incompleti della pellicola, che si trovano anche pubblicati da tempo, insieme alla ricostruzione e compresi frammenti del negativo originale, la Friedrich-Wilhelm-Murnau-Stiftung è riuscita a combinarli e dare loro una struttura compiuta basandosi sui duplicati di una copia in nitrato andata perduta. La ricostruzione della pellicola arriva a 60 dell’ora e un quarto circa originale, grazie al finanziamento della FFE – Förderprogramm Filmerbe.
Accompagnamento evento dal vivo

La serata del Trento Film Festival, però, non è stata solamente cinema: il TFF2026 ha portato sul palco del Cinema Vittoria di Trento, anche la musica dal vivo, un accompagnamento, tecnica che da tempo integra l’esperienza del film muto e sottotitolato, con l’esibizione in sala. La musica originale di accompagnamento è stata curata da Radio Days Movie.
In questo evento hanno preso parte i musicisti Lorenzo Sighel al sax alto e soprano, Ivan Marini al flauto, sax tenore e clarinetto basso, Michele Nascente al trombone, Michele Kettmaier al pianoforte e basso tuba e Michele Bazzanella al basso e triangolo. Gli arrangiamenti di Michele Kettmaier ricordano la Lulu di Alban Berg o il piano di Arnold Schönberg, anche se l’immaginario collettivo è predisposto probabilmente in alcuni frangenti a vedervi del film muto musicato, sul genere di Fritz Lang.
Martina Cecco












