Nella 357esima serata di Lodi Liberale, è stato presentato il libro “Non ti scordar di me. Storia e oblio del Genocidio Armeno” insieme a Vittorio Robiati Bendaud (pubblicato da Liberilibri Editrice), Paolo Luca Bernardini (Professore di Storia moderna all’Università degli Studi dell’Insubria) e Alessandro Litta Modignani (Giornalista). La serata è stata introdotta e coordinata da Lorenzo Maggi, Presidente di Lodi Liberale.
Il presidente di Lodi Liberale, Lorenzo Maggi, ha presentato l’associazione e l’attività della squadra dei giovani che si impegnano per portare il pensiero liberale al centro dell’attenzione.
“Questa sera è stato presentato un libro, scritto da Bernaud, che parla del popolo armeno, del genocidio, che è stato scelto per parlare di un evento storico complesso che ha visto una popolazione colpita a morte, tra il 1915 e il 1921. Questo genocidio è passato inosservato all’opinione pubblica, è stato nascosto per motivi politici, è stato un fatto che va discusso, proprio adesso, in cui la parola genocidio viene usata a caso, in casi di guerra, per esempio in Palestina, dove non è in atto alcun olocausto.” Il presidente di Lodi Liberale ha quindi ceduto la parola ai relatori.
Alessandro Litta Modignani ha parlato di come questo libro, scritto da un suo amico, parli della sua storia personale, visto che la mamma è armena: questo libro lo ha recensito un anno fa. Il genocidio armeno e il genocidio ebreo hanno un collegamento ideale, che è importante considerare come taglio per capire questo libro.
“Il genocidio armeno e quello ebraico sono strettamente interconnessi, hanno molti elementi in comune, Bendaud offre una interpretazione religiosa di entrambe le tragedie di questo tempo: si tratta di un libro pionieristico, con un carattere inedito per capire molte cose del secolo scorso.”
“Il genocidio è un frutto della DIMMA, cioè lo stato di sottomissione tipico dell’impero islamico. Archetipo misogino, legato alla posizione della donna dominata, schiava di un uomo dominante. Protezione, fedeltà, ribellione, arroganza, sono solo alcune delle accuse mosse alle donne.”
“La condizione si è promulgata nel tempo, lo stesso Israele viene trattato come se fosse una presenza insoportabile da attendere di espugnare fino a che non sia cambiato il paradigma, una soverchiante presenza arabo islamica prende il posto del reale occupante, questo accadde allo stesso modo anche in Armenia.”
Il genocidio armeno fu l’eliminazione sistematica di circa 1,5-3 milioni di armeni da parte dell’Impero ottomano tra il 1915 e il 1923. Alla vigilia della Prima guerra mondiale, la popolazione armena contava circa 2 milioni di persone all’interno di un Impero ottomano in declino. Gli armeni, cristiani e con una forte identità culturale, erano percepiti come una minaccia interna, soprattutto per i legami con la Russia, nemica dell’Impero durante il conflitto.
Paolo Luca Bernardini è intervenuto in qualità di professore accademico, volto noto dell’associazione Lodi Liberale che spesso lo ha visto tra gli storici e i relatori.
“Un primo discorso da farsi come storico liberale è che alla fine dell’800 iniziano a dissolversi gli imperi per trasformarsi in macro stati. I macro stati iniziano a concentrare l’attenzione politica intorno al concetto di nazione e di etnia.”
“Gli imperi in caduta libera sono non solo illiberali, ma anche pericolosi, perché già a fine ‘800 iniziano a manifestarsi le forme di genocidio che si realizzeranno poi in Germania con la Shoah. Insomma, lo sterminio degli armeni è oltre un milione e mezzo di morti, che rispetto alla popolazione armena è sostanzialmente una strage immensa.”
“Nel momento in cui la Turchia chiese di entrare in Europa, uno dei motivi per cui non era compatibile – ha detto Bernardini – è stato proprio questo, ovvero il problema di non accettare lo sterminio armeno, in seconda battuta la sottomissione della donna. L’islamizzazione dell’Europa è comunque vista come un problema attuale. Una minaccia all’indipendenza culturale. Gli armeni sono stati la prima nazione della storia cristianizzata, molto prima dei romani, della dichiarazione di Costantino.”
“L’Armenia è stata una nazione molto importante, per la sua cultura, molti armeni, come gli ebrei, sono emigrati in diaspora negli Stati Uniti, molti armeni sono stati accettati sin dall’antichità come cristiani, ma erano comunque sempre una minoranza in mezzo a una maggioranza.”
Maggi ha parlato del negazionismo del genocidio armeno, un fatto che ha contribuito a procrastinare la presa di distanza europea nei confronti di queste culture illiberali e anticristiane.
L’autore del libro è intervenuto per ultimo, ringraziando per l’interesse per questa pubblicazione che è stata scritta per un motivo personale: un motivo di amicizie e di lavoro e di studi personali.
“Vi sono una serie di amarezze che riguardano questo genicidio, tutti noi quando parliamo di libertà moderna, perché moltissima parte della cultura europea, alle sue origini, era antisemita. L’antisemitismo è un odio culturale simbolico. Che si radica con la misoginia e l’omofobia. A cambiare questo punto di vista sono stati i soldi insieme alla rivoluzione della struttura del pensiero, che viene ereditata dal giudaismo e dal cristianesimo. Dunque la libertà inizia quando la libertà economica motiva a cambiare le catene che legano le persone e la società.”
“La storia europea ha avuto una radice fortemente antisemita, per sua stessa struttura, che è stata lentamente cambiata grazie alla creazione delle scuole e alla diffusione della cultura nelle scuole.”
“La Shoah è stata presentata come qualcosa di base razzista e ignorante, ma non è così perché è stata una colonna portante di tutte le civiltà che si sono costruite su una logica di contrapposizione, insomma perché ha una enorme capacità strutturante l’opposizione a una religione. Un odio culturale simbolico che parte anche dagli intellettuali e dagli accademici. Non siamo mai riusciti ad ammetterlo nemmeno durante la Giornata della Memoria.”
“I genocidi non sono mai a carico di chi è ignorante, ma a carico di chi governa l’intellighenzia di una nazione, ovvero non è sufficiente la cultura, non tutti i santi sono colti e non tutti gli ignoranti sono colpevoli all’inferno, forse il contrario. Ovvero, c’è un passo biblico di difficile comprensione, quando si dice che Dio indurisce il cuore al faraone, molti pensano al significato, ma molto probabilmente Mosè Maimonide pensava che queste parole fossero riferite all’etica, alla morale, al fatto che il comportamento duro e colpevole del faraone diventa un’abitudine, ha creato un ethos, dal quale non si può uscire perché la radicazione è stata volontaria e autonoma, motivo per cui dal male voluto non si esce, almeno secondo Dio, perché diventa odio strutturale.”
Martina Cecco













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