La ricchezza delle nazioni: riedizione presentata a Lodi LIberale

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Nella 354esima serata di Lodi Liberale è stato presentato il libro di Adam Smith “La ricchezza delle nazioni”, pubblicato da Istituto Liberale, insieme a Maria Pia Paganelli (Professore di Economia alla Trinity University di San Antonio), Alessandro De Nicola (Presidente di The Adam Smith Society), Carlo Scognamiglio (Economista) e Adelino Zanini (Già Professore di Filosofia politica ed etica economia all’Università Telematica delle Marche). Moderato dal Presidente di Lodi Liberale, Lorenzo Maggi.

Il 2026 è un anno importante, per almeno un paio di motivi: l’anniversario dei 250 anni della rivoluzione americana e i 250 anni della pubblicazione di questo libro. Questo libro è sempre stato poco ricordato, anche se all’epoca ebbe un grande successo di vendita. Inoltre vi sono le leggi di Adam Smith. La nuova veste di “La ricchezza delle nazioni” è appena uscita da poco tempo, edita e pubblicata dall’Istituto Liberale, che sta facendo un grande lavoro meritorio per la diffusione delle idee liberali tra i giovani.

Il presidente di Lodi Liberale, Lorenzo Maggi, ha presentato la serata con un’importante premessa: il pensiero liberale è alla base di tutte le conquiste della libertà in Occidente. La spinta propulsiva per ogni riforma e crescita economica e anche sociale.

“La nuova veste di questo libro è molto elegante, appena uscita.” Il lavoro dell’Istituto Liberale è meritorio ed è importante questa edizione in questo anno. Di Adam Smith si sono a volte date delle letture sbagliate, ma senza dubbio parliamo di un teorico dell’economia dinamica, che parla a una società di persone che si evolve, anche in tema di ricchezza. L’opera di Adam Smith è stata spesso molto citata e probabilmente non molto meditata.

Nella serata di Lodi Liberale sono intervenuti alcuni dei massimi esperti della lettura del pensiero di Adam Smith.

Il primo intervento è stato condotto da Maria Pia Paganelli che ha parlato di come questo libro possa essere letto ed interpretato in molti modi diversi: il libro è comunque di non semplice interpretazione, ogni una non può che limitarsi ad essere una delle tante. Questo libro è un attacco molto violento contro il sistema economico e non un elogio del mercato, non è un elogio ma un attacco contro un certo tipo di società commerciale.

“Le persone sono esseri morali, che tendono a prendere decisioni considerando anche la società, cioè quando una persona decide di fare qualcosa pensa anche a qualcos’altro, cioè a un gioco di relazioni che sono nel suo vissuto. Una persona si può comportare come un cagnolino o un mendicante, o come chi invece governa la situazione, ma ci sono molti modi per procurarsi il cibo, con la violenza, con le minacce, con un sopruso, ma in ogni caso il modo attualmente più semplice è l’acquisto. Questo è fondamentale per capire come possono funzionare le società, distinguendo il modo produttivo e giusto dai modi sbagliati. Il modo giusto è un contrattare con rispetto e con dignità cercando di fare reciprocamente i propri interessi, tenendo presente la presenza dell’altro.”

Il benestare della persona con cui sto trattando è il fondamento per una società delle nazioni che si basi sulla giustizia e sulla considerazione attiva che posso avere delle altre parti in causa. Al netto di questo capitolo iniziale Smith attacca i commercianti che mettono il loro interesse prima dell’interesse delle parti contrattuali, cioè facendo cartelli, gruppi di interesse, che mettono il proprio interesse oltre la società usando il potere dello stato per questi benefici, a costo altrui. Un comportamento che non è corretto. Attacca essenzialmente tutte le lobby. I gruppi di interesse, secondo Paganelli, mettono la loro vita di società davanti a tutti gli interessi del resto delle parti.

Tutt’altro che semplice, questo libro, va inserito nel contesto in cui è nato e per cui è stato scritto, molto diverso da quello attuale.

Carlo Scognamiglio è intervenuto mettendo in modo la macchina del tempo, tornando alla metà del secolo XVIII quando Adam Smith, in una delle non molto numerose lettere che scrisse, parlando con il suo aspirante successore alla Cattedra di Logica, Devid Hume scrisse dicendo che si stava annoiando, a Tolosa, parlando di economia per far passare il tempo.

“Chi conosce la biografia di Smith sa che era a Tolosa temporaneamente per un viaggio con un suo studente. Ovvero dunque da filosofo, massima espressione della società attuale, Hume fece mettere in contatto Smith con il barone Necker, Turgot, altri intellettuali che divennero importanti per Smith, come Kenye. Al termine di questo viaggio l’autore tornò in Gran Bretagna con il vitalizio di 300 sterline da parte della famiglia del duca Scott. Ovvero poté tornare a Kirkcaldy.”

“Il libro fu dato alle stampe dopo oltre 10 anni, era un’opera di circa 1000 pagine, distinte in diversi libri, dove i primi 3 parlano di Economia politica, di produzione e distribuzione della ricchezza, mentre il IV e il V si occupano principalmente di Politiche Economiche per migliorare il sistema di distribuzione della ricchezza, cioè la parte successiva del processo economico. Il libro ebbe l’effetto di una folgore su chi poté leggerlo”.

Nessuno, ha detto Scognamiglio, dai tempi di Aristotele, aveva mai pensato che la ricchezza delle nazioni fosse un flusso e non un fondo di ricchezze, le riserve. La ricchezza depositata era ritenuta il motivo della forza politica di chi le detiene, o comunque il possesso legato al potere in modo diretto. Nessuno aveva pensato che la ricchezza delle nazioni fosse invece un flusso, come è per noi il concetto di PIL, la quantità di lavoro annuale graduale e che cambia, delle nazioni.

“Smith parla di economia pensando ad esempi concreti, cita ad esempio la fabbrica di spilli che è vicino a casa sua, che conosce bene, che ha visto, spiegando come un operaio nel lavoro specializzato di una serie lineare, poteva essere più produttivo che non un lavoro completato in modo artigianale. La quantità di lavoro è quindi cambiata con le industrie e si confronta solamente con la piazza del mercato, che in questo modo viene spinta al consumo, ovvero la divisione del lavoro è limitata dall’estensione del mercato, se produco 100 mila spilli devo anche essere in grado poi di venderli. Tutte le restrizioni del commercio – ha detto Scognamiglio – sono negative perché alzano il prezzo, impoveriscono le nazioni e impediscono alla specializzazione del lavoro di essere affermata in pieno.”

“Un secondo cardine è quello della natura del valore – ha detto Scognamiglio – il valore naturale delle merci è rappresentato dalla quantità di lavoro impiegato per produrre tale merce, ma il processo di formazione del prezzo si incontra con la domanda del prodotto, legata anche all’utilità del prodotto e alla scarsità sul mercato. In questo libro come si nota si trovano tutti gli sviluppi del pensiero economico, almeno fino al 1920 quando subentra Alfred Marshall. Viene distinta dalla matrice di filosofia morale.”

Smith si era espresso in modo molto severo nei suoi corsi di filosofia, anche contro la società di Mandeville che era inaccettabile per un professore di filosofia morale. Ad ogni modo il suo passaggio più noto è quello della società invisibile, che ha un ruolo anche nella società economica. L’interpretazione di Smith è molto varia e la più vicina potrebbe essere che i soggetti che agiscono nel mercato, nel meccanismo della concorrenza, si ritrovino con conseguenze che non possono essere valutate esclusivamente alla luce della dinamica del momento.

“Non solo tutta l’economia neo classica è compresa in questo libro, ma esso contiene anche i semi della macroeconomia successiva. Questo è il grande lascito di questo ineguagliabile scozzese.”

“La parte fondamentale di questo libro è l’anticipazione dei concetti espressi da Hayek per i quali ha vinto il premio Nobel per l’economia nel 1974, quindi non certo un anarcocapitalista che intende escludere lo Stato dal processo economico, ma un economista che vede nello Stato un alleato per alcune battaglie da condurre nel proprio settore, bene.”

Il professor Alessandro de Nicola è entrato nel merito di alcuni punti importanti che sono stati toccati, su cui merita riflettere. Uno dei punti più importanti è quello della divisione del lavoro, che secondo Adam Smith non era una modalità economica di operare scoperta da Smith, ma egli riprende dei concetti che hanno radici ancora in Platone. Smith però introduce altro: mentre Platone prevedeva una divisione pensata e quindi frutto di uno schema razionale, la divisione del lavoro di Smith è spontanea, viene dal bisogno delle persone di cooperare e di farsi aiutare dagli altri.

“Il bisogno di cooperare con un aiuto costante da parte dei simili, rende produttivo e diventa prolifico, anche attraverso la moneta, se si scambia con qualcosa che ha un utile. La genesi della divisione del lavoro è dunque nel ‘700 molto diversa, perché non è nata per dividere la società. Smith, inoltre, divide in capitalisti, proprietari terrieri e lavoratori le tra categorie come sono in salari, profitti e rendite.”

In questa proiezione imprevedibile, dunque, oltre che non avere fiducia nei mercanti, descrive il vantaggio strutturale degli imnprenditori rispetto agli operai, per una questione di sicurezza e per una questione di affidabilità.

“Secondo Smith esiste una coalizione sindacale tacita tra i produttori.” La lettura di Smith come il portabandiera delle classi imprenditoriali non va molto bene. Egli, infatti, in una delle sue pagine fondamentali, prende di mira la Compagnia delle Indie orientali, per i danni ai consumatori e ai produttori, ovvero per tutto quello che ha sviluppato una grande letteratura, che si basa anche sul fatto che spesso pure gli azionisti ci rimettono. Adam Smith individua un problema di legacy e agency problems tra azionisti e manager. In una società che è condotta da directors, non ci possono essere le ansie degli owner. Tutto questo comporta una notevole mole di diritto societario.”

Altro argomento molto interessante per il dibattito sulla modernità e contemporaneità è il punto sulla pubblica istruzione. Egli, per primo, identifica il problema dell’alienazione marxiana, che riguarda molto il lavoro in linea. Uno dei rimedi di Smith, se non il principale, è di applicare l’istruzione.

Secondo Smith lo Stato deve occuparsene, ma non necessariamente essere l’unico ente che le somministra. Nonostante esso curi anche le borse di studio e il sostegno allo studio. Adam Smith è l’antenato di quello che adesso è chiamato voucher per l’istruzione.

Vi sono poi degli argomenti che vengono dati per secondari, come la situazione della donna e dell’ambiente. Smith non si cura del lavoro domestico e delle attività comuni della vita comune, ma la critica femminista è bizzarra perché i costumi dell’epoca non relegavano la donna in inferiorità, non se ne occupava e basta, non li valorizzava e basta.

In merito alla critica ecologica che identifica Smith come un teorico che non si occupa dei costi ambientali della produzione: ai tempi di Smith non c’era possibilità di prevedere questo, ma i suoi strumenti sono stati utilizzati anche per valutare il costo ambientale, perché Smith distingue ampiamente tra costi privati e costi sociali, per cui se ci sono costi sociali ambientali, allora c’è una base per poi impostare delle politiche in questo senso.

Il professor Adelino Zanini è intervenuto per parlare di come Smith abbia parlato del funzionamento del mercato e delle relazioni tra i soggetti attivi nel mercato, con un certo riconoscimento e legittimità tra i soggetti che operano sul mercato. Questo esclude la legittimità di ogni azione che possa essere contro la giustizia. Il problema della giustizia in Smith è di grandissimo rilievo.

“L’approccio di Adam Smith alla teoria del valore lavoro è un punto cruciale, che possiamo certamente prendere con una certa analisi, ma senza quella teoria non ci sarebbe mai potuta essere la teoria della distribuzione tra i redditi etc.. Quindi, se Smith ha avuto una sfortuna, certamente Marx una qualche colpa l’ha avuta, ma anche la cultura liberale.”

Zanini ha quindi sottolineato che Adam Smith, nonostante l’enorme importanza che ha avuto, non sia stato mai sufficientemente identificato e descritto, tanto da essere parte di molte teorie ma non essere facilmente identificabile. Ci confrontiamo sempre con studiosi che non sono sprovveduti ma che lavorano e studiano Smith in contesti specifici che non possono non essere analizzati prima di dare lettura a questo fenomeno.

Martina Cecco

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