56 conflitti in atto, Ucraina, Palestina e Iran in fiamme, ma in Trentino, i politici, rompono i coglioni al Vescovo per l’omelia sui migranti

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Il recente botta e risposta tra l’arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, e i consiglieri di centrodestra Claudio Cia, Walter Kaswalder e Luca Guglielmi ha acceso gli animi politici locali! L’arcivescovo, durante una veglia per missionari martiri, ha definito i migranti “la nostra salvezza” e ha denunciato la dura realtà dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), suscitando immediatamente reazioni contrarie dal centrodestra. Claudio Cia e colleghi hanno ribadito che “una cosa è predicare, altra è governare”, sottolineando l’importanza della legalità e della gestione responsabile delle migrazioni.

A prendere parte alla discussione anche Emilio Giuliana, ex UDC attualmente nel movimento per Vannacci: “Che il vescovo torni ad abbracciare il cristianesimo”.

Non sono mancate però le parole di solidarietà verso il vescovo: il sindaco Franco Ianeselli ha difeso la libertà della Chiesa e il diritto di esprimere opinioni anche su temi delicati, proprio in nome del dialogo e del rispetto reciproco. Anche le Acli Trentine hanno espresso il loro sostegno, ricordando il valore dell’inclusione e della dignità umana.

Disappunto generico, però sulla situazione fattuale riguardante le migrazioni. Le cronache mettono in evidenza i problemi dei Maranza e dei cittadini radicalizzati all’Islam, ma questa non è la maggioranza dei migranti.

Ci sono più posti in carcere che nei dormitori? Le città sono piene di africani che mangiano seduti per terra sui marciapiedi, possiamo ritenerci una civiltà accettabile? Secondo me, no. Ma entriamo nel merito dei numeri, perché le cose stanno diversamente.

Nel panorama dell’immigrazione in Italia, i dati aggiornati all’inizio del 2023 ci offrono un quadro chiaro e interessante, lontano dagli stereotipi che spesso circolano nei media e nell’opinione pubblica. Su un totale di 5.141.000 stranieri regolarmente residenti nel nostro Paese, la maggioranza si dichiara cristiana, con ben il 48,1% della popolazione immigrata (circa 2,47 milioni di persone) affiliata a confessioni cristiane. Questo dato, già di per sé significativo, apre molte riflessioni sul vero volto dell’immigrazione e sulla pluralità culturale e religiosa che caratterizza la società italiana.

La predominanza dei cristiani tra gli stranieri residenti in Italia non è casuale: la maggior parte proviene infatti da Paesi ortodossi, con circa 1,37 milioni di fedeli che rappresentano il 55,3% della comunità cristiana immigrata. Seguono poi i cattolici, con 722.000 persone (29,2%), e i protestanti, che ammontano a 193.000 individui (7,8%). Questa ripartizione testimonia una grande varietà interna alla stessa fede cristiana, rispecchiando la ricchezza delle origini nazionali e culturali degli stranieri che vivono nel nostro Paese. È bello pensare che nelle nostre città e nei nostri quartieri convivano tradizioni ortodosse provenienti dall’Est Europa, praticanti cattolici di diversi Paesi e comunità protestanti, tutte insieme a tessere il mosaico sociale italiano.

Al secondo posto per numero di fedeli troviamo i musulmani, con circa 1,76 milioni di persone, pari al 34,3% della popolazione straniera residente. Anche in questo caso, il dato ci invita a superare i luoghi comuni: sono tante le famiglie, i lavoratori e i giovani musulmani che contribuiscono attivamente alla vita economica e sociale dell’Italia, portando cultura, lavoro e voglia di costruire. L’immigrazione non è mai un fenomeno monolitico, ma una dinamica fatta di persone con storie, identità e aspirazioni diverse, che danno colore e movimento al tessuto sociale.

Oltre ai gruppi maggiori, troviamo altre minoranze religiose significative: gli hindu sono circa 172.000, ossia il 3,3% della popolazione straniera, mentre i buddhisti contano 143.000 aderenti (2,8%). A queste comunità si aggiungono le religioni tradizionali africane, con circa 91.000 praticanti (1,8%), e le altre religioni “orientali”, tra cui il sikhismo, che comprendono circa 5.000 persone. Infine, la presenza di circa 1.000 ebrei stranieri completa il quadro di questa ricca diversità spirituale.

Un elemento particolarmente interessante è rappresentato dalla presenza di cittadini stranieri che si dichiarano “non religiosi”: si tratta di 329.000 persone, il 6,4% della popolazione immigrata. Questo dato rivela un certo distacco dalla religiosità organizzata, senza però indicare necessariamente un rifiuto completo o una contrapposizione. Molti potrebbero identificarsi in forme di spiritualità più personali o semplicemente preferire vivere la propria vita senza un legame stretto con le istituzioni religiose. Questa varietà di approcci alla fede arricchisce ulteriormente la dimensione culturale della nostra nazione.

L’immigrazione è quindi una risorsa: le donne straniere spesso svolgono ruoli fondamentali nel settore dei servizi alla persona, nelle famiglie, nell’assistenza agli anziani, contribuendo a sostenere intere reti sociali; i cittadini europei, con le loro competenze e tradizioni, arricchiscono il mercato del lavoro e la vita culturale; le diverse confessioni religiose favoriscono il dialogo interreligioso, promuovendo rispetto e convivenza pacifica.

La conoscenza e l’informazione corretta, sono gli strumenti migliori per abbattere pregiudizi e paure infondate, creando un clima di inclusione e apertura.

 

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