Il dialogo si allontana: «Senza azioni concrete per disarmare Hezbollah, discutere non ha senso» ha commentato una fonte statunitense al giornalista israeliano Barak Ravid. Secondo i funzionari di Washington e Tel Aviv, la proposta di Beirut per organizzare colloqui diretti e concludere le ostilità in Libano sarebbe arrivata «troppo tardi».
Ostaggio dei combattimenti tra Hezbollah e Israele, il “Paese dei Cedri” sta vivendo il conflitto con un forte sentimento di costernazione, al quale si accompagna la rabbia della popolazione. Una collera provata nei confronti dei miliziani sciiti, che hanno trascinato Beirut in guerra lanciando razzi verso Haifa, ma che non risparmia le forze israeliane: secondo un bilancio diffuso dal Ministero della Saluteguerra lanciando razzi verso Haifa, ma che non risparmia le forze israeliane: secondo un bilancio diffuso dal Ministero della Salute libanese, sarebbero almeno 486 le vittime degli attacchi dell’Idf, alle quali si aggiungono 1.313 persone ferite e un numero enorme di sfollati, stimati in centinaia di migliaia.

Il Libano deve tuttavia confrontarsi anche con l’inazione del suo esercito, fragile e dalle risorse limitate: dopo la decisione di mettere al bando l’ala militare di Hezbollah, espellendo anche i pasdaran iraniani dal Paese, i vertici militari si sarebbero rifiutati di intervenire contro il gruppo armato a combattimenti in corso. Una scelta che, stando al portale “Axios”, avrebbe suscitato tensioni con le autorità politiche e pressioni da Washington per rimuovere il comandante delle Forze armate Rodolphe Haykal.
Di fronte alle conseguenze dell’escalation, Beirut ha dunque chiesto aiuto a Parigi. La Francia, storico partner del Paese levantino, ha risposto positivamente: «Rafforzeremo la nostra cooperazione, fornendo supporto logistico e operativo» ha affermato il presidente francese Emmanuel Macron. Pur non avendo rinunciato agli sforzi diplomatici, l’Eliseo sta elaborando piani per garantire un solido sostegno militare e umanitario. Dopo la visita a Beirut del capo di Stato Maggiore delle Forze armate francesi Fabien Mandon, il Ministero degli Esteri transalpino ha confermato la decisione di fornire veicoli da trasporto blindati alla fanteria libanese. Si tratterebbe di autoblindo leggeri Vab, precedentemente usati dall’Armée de terre e realizzati da Renault Truck Defense (oggi Arquus).
Dietro le quinte, Parigi starebbe pensando anche a sistemi offensivi e di difesa: secondo il portale “Intelligence Online”, la Francia valuterebbe l’invio di velivoli senza pilota e tecnologie antidrone, che potrebbero rafforzare non poco le capacità locali. Tra le piattaforme impiegate proprio in Libano da personale francese figurano i disturbatori “MC2 Nerod F5”, progettati per bloccare i protocolli di navigazione e comunicazione dei droni. Di recente il consorzio europeo Mbda ha esportato in Medio Oriente il sistema “Sky Warden”,
una soluzione pratica per difendere siti sensibili dalle minacce aeree. Degni di menzione anche i vettori intercettori “Mistral 3”, progettati per abbattere missili e velivoli a bassa quota. Lo stesso dispiegamento navale francese nel Mediterraneo orientale, caratterizzato dall’arrivo della portaerei “FS Charles de Gaulle”, non trascura la situazione a Beirut:
«Le nostre fregate e navi anfibie ci consentiranno di organizzare operazioni di evacuazione e rimpatrio, qualora gli sviluppi lo richiedessero» ha aggiunto Macron riferendosi al ruolo della portaelicotteri “Tonnerre”.
L’emergenza interessa anche l’Italia: nel Libano meridionale restano infatti circa 1.100 militari impegnati nella missione Unifil. Al momento Roma non sembra intenzionata a ridurre il proprio contingente. La forza di interposizione ha autorizzato soltanto il trasferimento del personale civile non essenziale, allontanato per chiare motivazioni di sicurezza.
Federico Mari https://www.fleinaudilaragione.it/edizione/laragione_20260311.pdf












