Montaigne non vuole elogiare certamente la barbarie che ha a che fare con l’essere di un uomo che ha una vita primitiva, rispetto all’uomo che ha una cultura avanzata, ma vuole elogiare molte peculiarità della naturalezza del selvaggio, che segue il proprio istinto senza essere manipolato da ideologie e principalmente da religioni.
Per capire come mai Montaigne abbia deciso di parlare dei Tupinamba, va contestualizzato il testo nel sanguinario periodo delle Guerre di Religione in Europa, quando la civiltà occidentale ha cominciato a cedere il passo alla censura, alle cattive maniere della tortura, illiberale e dispotica.
Montaigne parte dal presupposto che non esiste una superiorità a priori per una civiltà, qualsiasi civiltà presuppone di essere la migliore per questo “Ognuno di noi considera «barbarie» ciò che non rientra nel suo costume” scrive l’autore nei suoi Saggi.
Gli uomini pensano di essere in grado di dare sempre qualcosa di innovativo al mondo, ma “Tutti i nostri sforzi non possono riprodurre il nido del più piccolo uccelletto, la sua struttura, la sua bellezza, l’utilità del suo uso; non possono riprodurre nemmeno la tela dello spregevole ragno.” Quindi l’uomo non è poi così tanto pregno di quella genialità che ritiene di avere.
Eppure l’uomo occidentale ritiene di essere all’altezza di Dio, tanto che si pone come giudici sulla vita e sulla morte di chi non sottostà alle regole di un’istituzione, in questo caso, la Chiesa, che in questo periodo aveva stabilito di andare oltre alla cura delle anime, cercando di sostituirsi e di prendere il posto di Dio, decidendo chi deve vivere e chi deve morire.
E’ in questo frangente che si inserisce la questione della tortura, che spiega il motivo per cui un cannibale, che mangia il nemico morto, per rendergli onore e vendetta, ha una dignità ben superiore rispetto a chi invece, in realtà, vuole solo prendere in mano il comando della società attraverso la religione.
“Quei barbari, dunque, mi sembrano barbari solo perché non hanno ancora sentito l’influenza della civiltà umana, e vivono invece vicini alla loro semplicità originaria. Si governano secondo le leggi naturali, ben poco imbastardite dalle nostre; e a proposito di questa purezza mi spiace talvolta che essa sia stata ignorata da chi ne avrebbe saputo giudicare assai meglio di noi.”
Platone e Licurgo non erano a conoscenza di quel che si può dire, in merito alla cultura degli uomini primitivi e delle società semplici: un uomo che viene torturato e che viene maltrattato in vita, viene anche umiliato, coscientemente, dando in questo un accento di mancanza di onore e di rispetto, da parte di chi pratica questo.
Montaigne quindi cerca di sottolineare che non possono esistere delle istituzioni che si sostituiscono all’ordine divino, che non possono esistere delle culture e delle società che sono superiori a priori, dunque l’uomo non deve avere pregiudizi, non deve partire da un concetto di superiorità a priori e di etnocentrismo.
Naturalmente Montaigne non era un filosofo che poteva conoscere le dinamiche del cosmopolitismo, non poteva parlare con cognizione di causa globalizzata, dunque non poteva essere a conoscenza dii tutte le dinamiche legate alla colonizzazione e alle guerre mondiali, poteva però essere in grado di avere materiali prodotti dai viaggiatori e avere conoscenze sufficienti per simulare degli scenari credibili, che hanno un significato per l’etica e la morale degli occidentali, così duramente provata dalla faide di credo.
Martina Cecco












