L’associazione Lodi Liberale nella serata del 9 febbraio ha presentato il libro “La reazione totalitaria” di Lorenzo Infantino con gli ospiti Emma Galli professoressa delle finanze all’Università La Sapienza di Roma, Nicola Iannello, giornalista e fellow dell’Istituto Bruno Leoni, Simona Fallocco professoressa di sociologia e metodologia della ricerca presso l’Università degli studi della Tuscia.
Il libro in questione non è stato terminato dall’autore, ma dai collaboratori convenuti questa sera. Un anno fa scompariva improvvisamente il professor Infantino. Il professore è stato uno degli autori che più ha fatto conoscere in Italia la Scuola Austriaca particolarmente Hayek e Mises.
Il presidente di Lodi Liberale ha raccontato la vita intensa e molto attiva per diffondere i principi del pensiero liberale, mostrando le radici culturali della tentazione totalitaria, cioè chi non crede all’esistenza dell’ordine spontaneo e delle conseguenze non intenzionali del processo politico ed economico, cioè non è libertario.
Lorenzo ha raccontato molti aneddoti che hanno caratterizzato l’amicizia e la conoscenza con Infantino, che ha partecipato ben 10 volte alle riunioni di Lodi Liberale lasciandosi trasportare anche dall’amicizia oltre che dallo studio e dalla scrittura.
“La libertà non è assenza di regole, è la capacità dell’uomo di essere un elemento sociale che non è governato dall’alto. La civiltà ci protegge dalla barbarie, ma la gestione dall’alto dell’umanità segna un ritorno alla barbarie.” Il professor Infantino spesso diceva che bisogna distinguere il liberalismo falso, da quello vero che affonda le sue radici nel contributo degli scozzesi, di Tocqueville, di Mandeville, per arrivare alla Scuola Austriaca.” La professoressa Fallocco ha sottolineato come molto spesso al liberalismo sia stato fatto danno proprio per colpa del falso liberalismo.
La conoscenza delle scienze sociali inizia quando finisce la visione teocratica, lo stesso diritto non ha a che fare con quello che si deve fare, ma principalmente delimita quello che non essendo giusto, non si deve fare. Si tratta di una linea astratta che noi cerchiamo di considerare.
Il problema del totalitarismo perviene nel momento in cui l’uomo inizia a sostituirsi al concetto neutro e asettico della legge, piegando a sua misura il concetto stesso della Giustizia: laddove si creano le condizioni per la deriva totalitaria, ha detto Fallocco, si instaura un regime tipico tribalistico, a prescindere dal tipo di società, dove l’individuo si nasconde nell’identità collettiva e regredisce completamente alla società chiusa, dove la responsabilità individuale non c’è, e il gruppo affascina e conforta, la metafora che Infantino usa è quella dei due fiumi, di Tocqueville, quando parla della Rivoluzione francese, con le libere istituzioni da una parte e il regime del terrore dall’altra.
L’occidente, diceva Infantino, è incapace di rimuovere l’accentramento del potere dai suoi bias cognitivi per cui periodicamente si ritorna a un tribalismo, moderno, contemporaneo, ma pur sempre privo di spazio per i dubbi, per la critica, per il pensiero libero e dove il capo governa allontanandosi mano a mano dalla Società aperta di Popper. Si tratta della cecità di chi si preclude la libertà.
Il professor Iannello ha precisato che, come scrive Cubeddu nella prefazione al libro, aveva la visione dello scienziato sociale, aveva compreso che per dire qualcosa di originale e di significativo bisognava avere la visione politologica, sociologica, aperta,
Lorenzo Infantino aveva molto a cuore Max Weber e la visione del dramma della cultura europea, con l’incapacità di trovare un punto di riferimento, fatti a cui sono seguite le pieghe della storia. Infantino aveva una visione molto strettamente legata ai due pensatori come Hayek e Mises.
Infantino aveva una grande vicinanza alla persona stessa e alla memoria storica dei pensatori che si erano trovati di fronte al totalitarismo nazionalista tedesco del primo novecento. Infantino aveva quindi consapevolezza del fatto che la stessa modernità ha una portata drammatica laddove mancando la trascendenza, dovendo il pensiero essere comunque forte, l’uomo non trova mai la sua misura. La visione drammatica della modernità consiste nel dove accettare i limiti dell’essere umano, i pensatori che il liberalismo considera in questo libro, sono quelli che non vogliono regredire e cercano di essere comunque al centro della misura delle proprie azioni, senza lasciarsi schiacciare dall’ignoranza.
La professoressa Galli ha parlato di un aspetto interessante in cui si fa presente che il totalitarismo in sé è una stortura e un errore della politica, che non appartiene alla forma politica normale.
Il volume spiega su cosa si basa la società aperta e specifica che non esiste una società che non abbia alla base una teoria della conoscenza. La teleologia ha avuto un percorso e l’uomo moderno ha il bisogno di prendere atto dell’intermediazione del pensiero dell’uomo, che man mano passa a una visione secolarizzata. In questo passaggio il razionalismo sostituisce Dio con la mente, il governo degli uomini si sostituisce alla visione teologica e di conseguenza la deriva totalitarista non considera gli individui a sufficienza se non come massa e dunque ne sacrifica l’aspetto umano, generalizzando sull’aspetto materiale, pratico, primitivo.
Durante la serata è intervenuto anche il professor Raimondo Cubeddu che ha fatto una disamina sull’origine dello studio di Infantino, che ha una enorme importanza, particolarmente in Italia, dove i termini della distinzione di teorie politiche liberali, liberaliste, liberiste, ha elementi differenti rispetto a quelli internazionalmente riconosciuti, che sono solo quelli crociani, per cui certamente lo studio di Infantino è uno studio indispensabile che riprende in mano gli effettivi elementi del liberalismo, andando molto oltre le bozze di Einaudi e di Croce, appunto.
Mc












