Ho partecipato all’incontro con Andrea De Bertolini (ex Presidente Consiglio Ordine Avvocati, per il Sì) e Maria Teresa Rubini (vice procuratore generale Corte di Appello) a Pergine. Incontro utile, con confronto tecnico e appassionato sui temi della riforma costituzionale: separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, creazione di 2 Consigli Superiori e modalità di elezione.
Devo dire che che le argomentazioni di De Bertolini sono convincenti: NON è in discussione l’indipendenza della magistratura; NON è in discussione il principio costituzionale della separazione dei poteri; la proposta di riforma NON è uno scontro fra giudici e politici.
E’ la ultima conseguenza di essere passato dal processo investigatorio, in cui accusato e difensore erano contrapposti a giudice e pubblico ministero, a quello accusatorio, in cui si prefigura un rapporto a triangolo isoscele fra accusa e difesa (sullo stesso piano ed equidistanti), con il giudice terza parte.
Certo la riforma Cartabia ha già limitato il passaggio fra le 2 categorie (un solo passaggio e con cambio di sede) e quindi una quasi separazione di fatto esiste già.
Il secondo tema importante è la modalità di individuazione dei componenti togati, che la riforma prevede per sorteggio invece che per votazione. L’intenzione è di reagire al potere che le correnti nell’Associazione Nazionale Magistrati hanno costruito e alle vicende legate al caso Palamara, presidente ANM in contatto con alcuni politici aveva pilotato alcune elezioni in procure importanti. La logica vorrebbe che, in analogia a quanto previsto per i rappresentanti non togati, venisse individuate le modalità (posizioni occupate, pubblicazioni, valutazioni) con cui creare un pool fra cui poi sorteggiare chi farà effettivamente parte dei due CSM. Il fatto che si rimandi ad una legge ordinaria (da definire) non aiuta.
Se innestato su una selezione rigorosa e trasparente dei requisiti per la creazione del bacino di scelte, il principio del sorteggio non è scandaloso e potrebbe essere un modo per contenere lo straripamento delle correnti. Se invece applicato ai agli 8000 giudici o e ai 200 PM non ha senso.
Sulle limitazioni alle elezioni ricordo che da 20 anni conviviamo con una legge elettorale che ha eliminato il voto di preferenza e dà alle segreterie dei partiti un potere enorme che determina l’elezione dei parlamentari in quota proporzionale.
Questo per quanto riguarda i temi della riforma. Poi c’è un elefante nella stanza: il modo in cui è stata approvata la riforma, su iniziativa del governo e senza alcuna modifica parlamentare, senza confronto e senza cercare convergenze più ampie ma con l’idea di farla passare con il referendum. E così la discussione si sposta su centro destra, Meloni, il rischio dell’autoritarismo, il premierato, la sicurezza. Tutte questioni che non riguardano la riforma oggetto del referendum e che, giustamente, i 2 relatori non hanno affrontato.
Sono convinto che le riforme costituzionali dovrebbero richiedere una maggioranza rafforzata: forse la scorciatoia del referendum per l’approvazione di modifiche approvate con maggioranza semplice dovrebbe essere tolta: si tratta di modifiche importanti e di regole: ammettere che si possano approvare con maggioranze semplici da ratificare con un successivo referendum è sbagliato. Per cambiare si cerchi un accordo. Se non si trova non si cambia. Certo viviamo un momento di forte polarizzazione, con scarso interesse a cercare compromessi e convergenze, che si dipingono come elementi di debolezza. Mi pare che sarebbe necessario ricostruire, rifiutando la logica di degli schieramenti.
Sulla riforma della giustizia era necessario cercare una soluzione condivisa: il risultato è che si voterà sostanzialmente pro o contro il governo. Non dovrebbe essere così, ma siamo in un paese in cui ogni elezione assume un significato politico. Auspico una politica che guardi più ai contenuti e meno agli schieramenti (con i quali il bene comune sparisce e la partecipazione diventa consenso).
Non so ancora come deciderò di votare: andrò al seggio, come ho fatto sempre (anche se non ho ritirato qualche scheda). Mi sento di esprimere il mio disagio in questa situazione: la mia posizione sulle singole questioni, il rifiuto del voto per schieramento, la necessità di convergenze per le modifiche costituzionali, referendum con quorum legati alla partecipazione elettorale, introduzione di procedure di partecipazione e democrazia deliberativa, più apertura verso le leggi di iniziativa popolare.
Intanto però dovrò decidere se in questa occasione prevale la scelta tecnica sulla proposta di riforma della giustizia o il rifiuto della procedura per l’approvazione della Costituzione.
Francesco Dellagiacoma – via Facebook












